«Vede, io credevo di stare impazzendo», cominciò Barbee, «fino a quando non ho parlato con Sam Quain. Ora so di essere stato stregato...»

Cercò disperatamente di essere convincente, e intanto cercava di capire che cosa passasse per la testa dell’uomo. Vide, mentre raccontava tutto quello che Sam gli aveva detto, il grosso sigaro spegnersi e il bicchiere col liquore attendere dimenticato sulla scrivania. Ma gli occhi socchiusi di Troy erano impenetrabili.

«E così Mondrick e gli altri scienziati della sua Fondazione sarebbero stati assassinati da queste streghe o stregoni che siano?», disse Troy, succhiando il sigaro con aria riflessiva. «E ora lei vorrebbe che io l’aiutassi a combattere questo Figlio della Notte?»

Barbee, inghiottendo, annuì disperatamente.

Troy lo osservò per un lungo istante con quei suoi occhi neutri e duri.

«No, non credo che lei sia pazzo!» Una specie d’interesse velato si diffuse sul duro tessuto della sua faccia, e Barbee cominciò a sperare. «Forse queste streghe stanno veramente tramando per mettere nei guai lei e Quain... per­ché questa teoria di Mondrick spiega molte cose. Anche il motivo per cui uno sente improvvisamente simpatia per qualcuno e non si fida per niente di un altro... perché ci senti il sangue nero in quelle vene!»

«Mi crede, dunque?», ansimò Barbee. «Ci aiuterà?...»

Il testone di Troy assentì con decisione.

«Voglio assicurarmi di molte cose coi miei propri occhi», disse. «Torneremo insieme in quella grotta stasera, sentirò Quain e forse riuscirò a dare un’oc­chiata alla sua cassa misteriosa. Se Quain saprà essere convincente come lo è stato lei, potrete contare su di me, Barbee... fino al mio ultimo centesimo e al mio ultimo respiro.»

«Grazie, Presidente!», sussurrò Barbee più roco che mai. «Col suo aiuto, possiamo avre molte probabilità dalla nostra!»