«Si capisce!», tuonò aggressivamente la voce di Troy. «Lei è venuto dall’uomo giusto, Barbee. Solo mezz’ora per prepararmi. Dirò a Rhodora che devo uscire per motivi politici e che può anche andare da sola alla festa di Walraven. Il bagno è laggiù, se vuole lavarsi e rinfrescarsi.»

Barbee rimase realmente impressionato dalla faccia che lo specchio del ba­gno gli rimandò: una faccia non solo stanca, barbuta e stravolta come quella di Sam Quain, ma con qualcosa che non aveva ancora visto, qualcosa che gli ricordava gli scheletri sogghignanti dell’ Homo lycanthropus che il serpente aveva veduto.

Uno sgradevole sospetto gli attraversò a un tratto la mente: tornò in gran fretta nello studio e con molta cautela staccò il ricevitore. Fece in tempo a sentire la voce di Troy.

«Parker? Ho un uomo per te. È quel Barbee che è scappato dal manicomio e ha investito la Mondrick. Era un mio dipendente, sai, e ora me lo son visto capitare in casa. Non c’è dubbio che questo disgraziato deve tornare subito in manicomio... Non hai idea delle assurdità che mi ha raccontato. Puoi veni­re qui subito?»

«Certo, signor Troy», disse lo sceriffo. «Venti minuti.»

«Stai attento, a ogni modo. Ho l’impressione che sia pericoloso. Cercherò di tenerlo a bada al primo piano, nel mio studio.»

«Bene, signor Troy.»

«Un’altra cosa, Parker. Barbee dice di aver visto Sam Quain... l’uomo che cercate per gli omicidi della Fondazione. Dice che Quain è nascosto in una grotta del Laurei Canyon, sopra Bear Creek. Sapete, Barbee e Quain erano vecchi amici, e potrebbero anche essere d’accordo. Con un po’ di persuasio­ne, Barbee potrebbe anche condurvi alla grotta.»

«Grazie, signor Troy!»

«Parker, figurati, sai bene che lo Star è per la legge e l’ordine. Tutto quello che voglio in cambio è poter dare un’occhiata all’interno di quella cassa. Ma sbrigati: non mi piace la faccia di Barbee.»