«Cerca di non farla diventare importante», disse Nora, con un tono di im­plorazione insistente nella voce. «Quella ragazza è una...»

S’interruppe, come esitando a pronunziare la parola adatta per definire April Bell. Non sorrideva più, ora, e istintivamente la sua mano si tese a trarre la piccola Pat al suo fianco. Ma non pronunziò la parola.

«Davvero, Will», bisbigliò. «Ti prego!»

Il rombo dei motori le coprì la voce.

2.

Due inservienti dell’aeroporto attendevano con una passerella a ruote per la discesa dei passeggeri. Ma il grosso apparecchio, nero e incombente nella luce dei riflettori, s’era fermato a un centinaio di metri almeno. I possenti motori tacquero, e nel silenzio, tutti parvero tenere il fiato sospeso.

«Marck!» In quell’improvviso silenzio, la voce della signora Mondrick echeggiò come un grido di terrore. «Nessuno riesce a vedere Marck?»

Il gruppetto dei suoi amici corse avanti, verso la massa lontana dell’appa­recchio immobile. Barbee si fece vicino alla cieca.

«L’aereo si è fermato a una certa distanza», le spiegò, «non so perché; ma tuo marito e gli altri saranno qui da un minuto all’altro.»

«Grazie, Will.» Lei gli sorrise riconoscente, ma la sua ansia non pareva averla abbandonata. «Ho tanta paura per Marck! Conosco le sue teorie e so quello che Sam Quain ha trovato, scavando sotto la sua direzione in quell’an­tichissimo sepolcreto dell’Ala-shan, durante l’altra spedizione. Ecco perché ho cercato in ogni modo di non lasciarlo ritornare in Mongolia.»