Si volse bruscamente, tendendo l’orecchio.

«Ma dove sono, Will?», sussurrò. «Perché non vengono?»

«Non riesco a capire», rispose Barbee, anche lui preoccupato. «L’aereo è fermo laggiù, in attesa. Hanno messo la passerella, e si è aperta la porta, ma non scende nessuno. Ora c’è il dottor Bennett, dell’Istituto, che sale a bor­do.»

Tenendosi il cane vicino il più possibile, la cieca si volse ancora verso l’edifi­cio della stazione, tendendo l’orecchio.

«Dov’è quella tua amica?», domandò, sempre con voce tesa dall’ansia. «Quella che Turk ha allontanato?»

«Dentro l’edificio. Mi spiace che possa essere accaduto qualche cosa di spiacevole, Rowena. April è una ragazza deliziosa, ed ero sicuro che ti sareb­be piaciuta. Davvero, non riesco a vedere una ragione...»

«Ma una ragione c’è di sicuro. Altrimenti, Turk non l’avrebbe attaccata a quel modo. Turk sa...»

«Andiamo, Rowena, non ti sembra di esagerare nella tua fiducia in Turk?»

Le lenti nere della cieca parvero fissarlo con ostilità.

«Marck ha addestrato Turk a proteggermi», insistette in tono solenne. «E se Turk ha attaccato quella donna, è perché l’ha sentita ostile.» Le dita della cieca accarezzarono ancora una volta le borchie d’argento del collare del cane. «Ricordatene, Will. Non dubito che quella ragazza possa essere af­fascinante... certo! Ma Turk non si lascia mai ingannare!»