«Sta venendo!», gridò Barbee. «Sente i cani?»

S’udivano i cani atterriti ululare in tutte le case coloniche dei dintorni. Bar­bee si mise a tremare violentemente. Glenn attese sulla soglia, il volto più placido che mai.

«La lupa bianca è April Bell», sussurrò Barbee. «È stata lei che ha assas­sinato Mondrick e che mi ha spinto a uccidere Rex e Nick. E l’ho vista, sul corpo di Rowena, leccarsi le zanne.» Si mise a battere i denti. «Verrà appena mi sarò addormentato, per farmi tramutare ancora e poi uccidere Sam!»

Glenn alzò le spalle.

«Lei è stanco», disse in tono professionale. «E quindi molto eccitato. Lasci che le dia qualcosa per farla dormire...»

«Non voglio niente.» Barbee cercò di impedire alla sua voce squarciata di levarsi in un urlo. «Si tratta di qualcosa di molto peggiore della follia... Devo riuscire a farle capire! Senta quello che stasera mi ha detto Sam Quain...»

E precipitosamente, confusamente, riprese a parlare di Homo lycanthropus e di streghe e di età glaciali e di ibridi.

«Dunque, dottore», domandò quand’ebbe finito, «che ne dice ora?»

Deliberatamente, col suo vecchio gesto meditativo, Glenn congiunse le pun­te delle dita.

«Lei è malato, signor Barbee», disse con voce dolce e profonda. «Lo ram­menti. Troppo malato per vedere la realtà se non nello specchio deformante delle sue stesse paure. La sua storia dell’ Homo lycanthropus,direi, non è che un parallelo isterico e deforme della verità. È vero che alcuni studiosi di metapsichica hanno interpretato certi loro risultati, alla Duke University, come una prova scientifica dell’esistenza di uno spirito distinto dal corpo, che può influire in qualche modo sulla probabilità degli eventi nel mondo materiale e può anche sopravvivere alla morte fisica.»