Barbee s’accorse che Sam Quain lo stava fissando, e allora lo salutò con la mano. Senza sorridere, col duro volto abbronzato più ansioso che mai, Sam rispose con un lieve cenno del capo.

Mondrick si pose davanti ai fotografi, sotto l’ala dell’apparecchio. Partirono i lampi delle macchine fotografiche nel crepuscolo pieno di vento, mentre Mondrick attendeva che i suoi collaboratori lo raggiungessero. Se Nick, Sam e Rex avevano l’aria indurita e tesa fino alla ferocia, chiaramente Mondrick era un uomo distrutto. I suoi gesti stanchi e incerti, interrotti da scatti im­provvisi, rivelavano un sistema nervoso sulle soglie del collasso, e la sua fac­cia era come ossessionata.

«Signori», disse ai giornalisti, guardandosi intorno per accertarsi che i suoi tre collaboratori lo avessero raggiunto presso la cassa, «grazie per aver volu­to attendere. Vedrete che la vostra pazienza sarà ricompensata, perché», e qui parve a Barbee che la sua voce roca rivelasse una fretta esasperata, come se temesse di essere interrotto, «perché abbiamo qualcosa da rivelare al ge­nere umano.» S’udì il suo respiro ansimante. «Una terribile minaccia, signo­ri, che è stata nascosta, sepolta, soppressa per un fine perfidamente atroce.»

Fece un gesto col braccio, sussultante, che rivelava la disperata tensione che lo possedeva. «Il mondo deve essere avvertito», seguitò, «sempre che non sia troppo tardi. Per cui, fate bene attenzione a quanto sto per dirvi. Diffondete via radio le mie dichiarazioni, se vi è possibile. Fotografate i reperti e le prove che abbiamo portato dall’Asia.» Con lo stivale consunto, toccò la cas­sa. «Parlatene alla radio e sui giornali, stasera stessa, se potete.»

«Siamo qua per questo, professore», disse un cronista della radio, avvici­nandosi col microfono. «Facciamo una registrazione, e la manderemo in onda subito, se le sue dichiarazioni sono politicamente interessanti. Immagi­no che vorrà dirci il suo punto di vista sulla situazione cinese.»

«Abbiamo visto molte cose della guerra in Cina», rispose Mondrick solen­nemente, «ma non è di questo che voglio parlare. Quanto sto per dirvi è più importante di qualunque notizia di guerre; anzi, ci aiuterà a capire perché si combattono le guerre. Spiegherà molte cose che gli uomini non sono mai riusciti a capire, o di cui addirittura si è insegnato loro a negare l’esistenza.»

«Bene, professore.» Il radiocronista maneggiò ancora per qualche istante i suoi strumenti. «Parli pure.»

«Sto per dirvi...»

Lo studioso fu interrotto da un colpo di tosse, che lo lasciò col fiato mozzo per qualche istante. Si udì di nuovo il suo respiro faticoso, sibilante, e Barbee vide Sam Quain fissare il professore con espressione improvvisamente allar­mata. Gli offrì un fazzoletto, e Mondrick si asciugò la fronte, sudata malgra­do il soffio gelido del vento.

«Sto per dirvi cose che stenterete a credere, signori», riprese Mondrick, più rauco che mai. «Sto per dirvi d’un nemico occulto, segreto, di una tenebrosa congrega che trama e spia insospettata tra i veri uomini... un nemico na­scosto, infinitamente più insidioso delle cosiddette quinte colonne che si pro­pongono la rovina delle nazioni. Intendo parlarvi dell’avvento non inatteso del Messia Nero — il Figlio della Notte — la cui comparsa tra i veri uomini sarà il segnale di una spaventevole, mostruosa, incredibile rivolta!»