Gli occhi di Quain s’erano fatti ostili e sospettosi. Aprì la bocca come per fare un’altra domanda, ma si frenò con una specie di singulto quando si vide April Bell accanto. A Barbee sembrò che si rannicchiasse su se stesso, come un lottatore davanti a un avversario temibile.
«Dunque, lei è il signor Quain!», cinguettò la ragazza dolcemente. «Vorrei chiederle solo una cosa, se non le dispiace... per il Clarendon Call. Che cosa contiene quella cassa verde?» E indicò con lo sguardo il cassone cerchiato di ferro, presso il quale i due uomini stanchi erano sempre di guardia. «Una palata di diamanti? I progetti completi di un nuovo tipo di bomba atomica?»
Saldamente in equilibrio come un pugile sulla punta dei piedi, Sam Quain rispose con voce calma: «Nulla di così interessante, purtroppo, o per lo meno nulla che possa interessare i lettori di un quotidiano. Roba che, se la trovaste per terra andando a spasso, non vi chinereste a raccogliere. Vecchie ossa. Frammenti di anticaglie buttate via come inservibili ancor prima che la storia dell’umanità avesse inizio».
Lei scoppiò a ridere, discreta:
«Abbia pazienza, signor Quain. Ma se la vostra cassa non contiene nulla di valore, allora perché...».
«Voglia scusarmi», la interruppe Quain bruscamente. April lo prese per il braccio, ma l’uomo si svincolò abilmente e si allontanò a passo rapido verso la cassa, dove i due uomini lo stavano aspettando.
«Forse in quella cassa non c’è nient’altro che quello che ha detto», sussurrò April Bell all’orecchio di Barbee, «ma sembrano tutti disposti a dare la vita, come ha fatto Mondrick, per difenderla. Non sarebbe buffo», aggiunse poi quasi in un sospiro, «se lo facessero?»
«Buffo, forse, ma non molto divertente», mormorò Barbee.
Ancora una volta fu attraversato da un brivido. Si allontanò di un passo o due dalla ragazza, perché a un tratto si accorse che non voleva essere toccato da quella pelliccia bianca. Continuava a pensare al gattino. C’era una possibilità, tutt’altro che piacevole, che quella ragazza dai capelli rossi fosse un’assassina estremamente abile. Quasi automaticamente i suoi occhi cercarono la borsetta di pelle che aveva contenuto il gattino, e videro che non c’era più. La ragazza parve seguire il suo sguardo, e bruscamente si fece pallidissima:
«La mia borsetta!», gridò, allargando le belle mani vuote. «Devo averla lasciata in qualche posto, nella fretta di telefonare il servizio. Me l’ha regalata la zia Agatha, e devo assolutamente ritrovarla... c’è un ricordo di famiglia, una spilla di giada bianca. Vuoi aiutarmi a cercarla, Barbee?»