«Al Trojan Arms, appartamento 2-C.»

«Oh!» non poté fare a meno d’esclamare Will Barbee. Il lussuoso residence era un’altra delle grosse imprese finanziarie di Preston Troy, e Barbee aveva dovuto parlarne più volte, elogiativamente, sul giornale. L’appartamento più economico, sapeva, non costava meno di 200 dollari al mese. April Bell gua­dagnava benino, a quanto pareva, per essere una cronista ai primi passi; a meno che, naturalmente, la zia Agatha fosse non solo reale, ma anche milionaria.

«Dove mi porterai?», domandò la rossa April.

«Al “Knob Hill”, ti va?», propose lui, sebbene quel ritrovo notturno subur­bano fosse davvero troppo costoso per cronisti sul ruolino stipendi dello Star.

«Delizioso!», cinguettò la ragazza.

L’accompagnò, nel vento notturno, verso la sua macchina, una lunga con­vertibile marrone, che non poteva costar meno, calcolò lui, a disagio, di 4000 dollari. Erano pochi i cronisti che potevano permettersi simili lussi. Ma forse anche quella macchina era della zia Agatha.

Le aprì lo sportello e lei salì rapida ed elegante, nella sua pelliccia immaco­lata, come la minuscola scultura di giada che Will aveva in tasca. April gli prese per un istante la mano e il tocco delle sue dita fredde e forti fu per lui sconvolgente come la sua voce. Will dovette lottare contro la tentazione di baciarla, timoroso di sciupare ogni cosa. Ansava un poco. Assassina o no, April Bell era una ragazza che faceva girare la testa.

«Ciao, Barbee», gli disse in un sussurro. «Alle nove!»

Il giornalista se ne tornò in città nel suo vecchio catorcio e, sedutosi al suo tavolo nella lunga sala di cronaca dello Star,batté il pezzo. Scrivendo, s’ac­corse di pensare con simpatia alla tersa, impersonale obiettività del giornali­smo moderno.

Poi, risalito in macchina, andò a casa.