Aveva un appartamento di due stanze, oltre alla cucina e alla stanza da bagno, in una vecchia casa a due piani di Bread Street. Il quartiere era un po’ troppo vicino alla zona industriale, ma l’affitto era tutt’altro che caro e la padrona di casa non sembrava badare a quanto lui bevesse.

Fece il bagno, si rase e s’accorse di fischiettare allegramente, mentre cerca­va una camicia pulita e un abito che non fosse troppo sciupato per il Knob Hill.

Improvvisamente, udì squillare il telefono e corse a rispondere, con la pau­ra che fosse April Bell che lo avvertiva all’ultimo momento di non poter venire.

«Will?» Era una voce di donna, pacata ma intensa. «Ho bisogno urgente di parlarti.»

Non era April Bell, e quella sua paura improvvisa si dissipò. Era la voce limpida e serena della cieca moglie di Mondrick, una voce che non rivelava lo strazio che la donna doveva provare.

«Non potresti saltare in macchina e correre da me, Will? Subito?»

Il giornalista lanciò un’occhiata all’orologio. Il Knob Hill si trovava a circa quaranta isolati in fondo a Central Street, oltre il fiume, praticamente fuori della città. La vecchia casa dei Mondrick era a quaranta isolati, esattamente nella direzione opposta. E l’orologio segnava quasi le nove.

«Ora non posso, Rowena», balbettò goffamente. «Sono a tua completa di­sposizione, naturalmente, per qualunque cosa possa occorrerti. Verrò do­mattina o anche stasera stessa, ma più tardi, forse. Ora ho un impegno che non posso rimandare.»

«Oh!» Era un’esclamazione di doloroso stupore. Poi Rowena Mondrick do­mandò con dolcezza: «Esci con quella... ragazza?».

«Con April Bell.»