Le labbra rosse si piegarono in un sorriso ironico.

«Mi stupisci, Barbee... il mistero di una donna è quasi tutto il suo fascino.»

Non poté fare a meno di notare ancora una volta la bianca forza ferina dei suoi denti perfetti. Gli facevano venire in mente uno dei racconti sopranna­turali di Poe, la storia di un uomo ossessionato dai denti della donna amata. Cercò di scacciare dalla mente quell’inquietante associazione d’idee e alzò di nuovo il bicchiere. Un brivido inspiegabile glielo fece traballare fra le dita, e il pallido liquido gli spruzzò la mano.

«D’accordo, ma troppo mistero è preoccupante.» Depose il bicchiere con attenzione. «Perché ho veramente paura di te.»

«Davvero?» Stava osservando attentamente il modo con cui si puliva col fazzoletto le dita appiccicose di liquore. «Strano, perché sei tu, Barbee, quel­lo veramente pericoloso.»

Barbee abbassò gli occhi e bevve ancora, a disagio. La sua certezza di essere refrattario ai pericoli rappresentati dalle donne lo stava ormai definitivamen­te abbandonando.

«Vedi, Barbee, ho cercato di ammantarmi in una specie di velo illusorio. E tu mi hai fatto veramente felice mostrando di accettarlo. Ora, perché lo vuoi lacerare?»

«Voglio lacerarlo», disse lui con semplicità. «Ti prego, April, accontenta­mi.»

Un lampo parve scorrere sui suoi capelli di fiamma, mentre lei annuiva.

«E sia, Barbee», rise. «Per accontentarti lascerò cadere il mio velo dipinto.»