Depose il bicchiere e si chinò verso di lui, le braccia incrociate sul tavolo. La sottile fragranza del suo corpo gli salì alle nari, una fragranza sana di bosco, di felci, di foglie umide.
«Sono figlia di agricoltori», disse. «Sono nata in queste campagne, nella contea di Clarendon. I miei genitori avevano una piccola fattoria presso il fiume, subito dopo il ponte della ferrovia. Dovevo fare tutte le mattine un bel tratto di strada a piedi, per andare a prendere l’autobus che mi portava a scuola.»
Le sue labbra si piegarono in un lieve sorriso beffardo.
«Soddisfatto?», domandò poi. «Il velo è caduto abbastanza?»
Barbee scosse il capo.
«Per nulla», disse. «Ti prego di continuare, perché siamo ancora al punto di prima.»
April parve turbata.
«Ti prego, Will», disse dolcemente. «Preferirei non dirti altro di me... almeno per questa sera. Quel velo è la mia corazza. Sarei completamente inerme senza, e forse nemmeno troppo simpatica. Non farmelo lacerare. Forse, dopo non ti piacerei più.»
«Ti assicuro che non corri pericoli di questo genere», e nella voce di Barbee c’era una nota aspra. «Ho bisogno che tu continui, perché ho ancora paura di te.»
La ragazza sorseggiò il suo dacquari, e intanto scrutava il volto magro del giovane dagli occhi tristi che le sedeva davanti. Sembrava anche lei, ora, in preda a una segreta tristezza.