«Va bene, ti dirò tutto quello che so, anche se rischierò il licenziamento in tronco quando Preston Troy leggerà il mio servizio anche sul Call. O preferisci che te lo scriva io?».
«Grazie, ma la mia stenografia è abbastanza buona.»
«Bene, Mondrick era già un antropologo di fama alla Clarendon University, prima di dimettersi una decina di anni fa per creare la sua Fondazione Antropologica. Oggi è considerato, malgrado la sua straordinaria modestia, il più grande studioso, forse, in tutto il mondo, della specie umana. Biologo, psicologo, archeologo, sociologo, etnologo... Insomma, sembra che sappia tutto quello che val la pena di sapere sul suo argomento favorito: il genere umano. Ha diretto tre spedizioni nel deserto di Gobi, prima che la guerra lo costringesse a sospendere le ricerche; poi, appena ha potuto, vi si è precipitato di nuovo. Gli scavi si trovano nella regione di Ala-shan, nel Gobi sud-occidentale, dove il deserto è più arido, ostile, torrido...»
«Avanti», lo spronò la ragazza, la punta della penna ferma sul taccuino. «Hai un’idea di che cosa cercasse la spedizione?»
«È il loro grande mistero. Ma è certo che, di qualunque cosa si tratti, Mondrick se ne occupa da almeno vent’anni. Ha organizzato la Fondazione esclusivamente per trovare quello che cerca, lasciando la cattedra universitaria. È il lavoro di tutta la sua vita: e, dato l’uomo, non può che essere una cosa importante.»
La piccola folla di persone in attesa presso la barriera d’acciaio si agitò e un bimbo indicò eccitatissimo il cielo grigio. Il vento saturo di umidità vibrava al rombo di motori possenti. Barbee guardò l’orologio.
«Cinque e quaranta», disse alla ragazza. «L’aereo è atteso per le sei, di modo che se questo è l’apparecchio di Mondrick, evidentemente è in anticipo.»
«Di già?» Con gli occhi verdi pieni di luce, April pareva emozionata almeno quanto il bimbo che aveva indicato il cielo. «E gli altri? I collaboratori di Mondrick, intendo, li conosci?»
Un’onda di ricordi fece indugiare Barbee, che annuì, con un po’ di tristezza. Nella sua mente balenarono tre volti un tempo familiari, e il brusio della piccola folla in attesa si trasformò nell’eco remota di voci venute dal passato.
«Oh, certo che li conosco», disse.