«E tu sei convinto che avesse ragione lui, Barbee.»

«Santo Cielo», esclamò il giornalista, «non ci sarebbe troppo da stupirsi se tu rivelassi qualche tendenza alla follia, dopo tutto quello che hai passato!»

E si sentì sommergere da un’onda di compassione per tutte le sue sofferen­ze, per l’ignoranza e il fanatismo d’un padre crudele, che l’avevano spinta a credere a tali assurde fantasie. L’aria soffocante lo fece tossire. Cercò di nascondere sotto quella tosse i suoi sentimenti: temeva che una pietà troppo palese potesse offenderla.

Con molta calma April disse:

«So benissimo di non essere pazza».

Tutti i pazzi dicono così, pensò Barbee. E s’accorse di non avere più niente da dire. Aveva bisogno di tempo per riflettere, per analizzare quelle straordi­narie confessioni e verificarle alla luce della morte di Mondrick. Guardò l’o­rologio e accennò col capo alla sala da pranzo:

«Vogliamo mangiare?», propose.

Lei assentì con entusiasmo.

«Ho una fame da lupo», disse.

La frase frenò Barbee, ricordandogli la spilla di giada. La ragazza stava già allungando il braccio verso la pelliccia, ma Barbee ricadde pesantemente sul­la sua scomoda poltroncina.