«Beviamo un ultimo cocktail.» Chiamò il cameriere con un cenno e ordinò altri due dacquari, prima che April si volgesse a guardarlo con un’espressione d’imbronciato stupore. «Lo so che è tardi», le disse in tono di scusa, «ma vorrei chiederti ancora una cosa.» Esitò, vide di nuovo quella pericolosa tensione immobilizzare il corpo della ragazza in un’attesa elettrica, e con riluttanza le chiese: «Sei stata tu, vero, ad ammazzare quel gattino?».
«Sì.»
«Per causare la morte del professor Mondrick?»
Nel fumo rossastro, April annuì, quasi distrattamente.
«E infatti è morto.»
C’era veramente da impazzire.
«Ma perché, April, desideravi la sua morte?»
La voce di lei, nel rispondere, era impersonale e lontana, come se venisse da una torre lontanissima:
«Perché avevo paura».
Barbee inarcò le sopracciglia.