«Io alla fine sono stato escluso», confessò a disagio. «Non ho mai saputo bene perché... dato che avevo anch’io la loro passione, e i miei voti erano superiori a quelli dello stesso Sam, e i miei risultati migliori. Avrei dato il braccio destro per poter essere con loro, quando Mondrick avviò la Fonda­zione e li condusse con sé nella prima spedizione nel Gobi.»

«Che cosa accadde?»

«Non l’ho mai saputo, ma qualcosa mi voltò Mondrick contro, qualcosa che mi sfugge ancor oggi. Eravamo ormai tutti laureandi, e Mondrick ci stava vaccinando e prelevava campioni dei nostri gruppi sanguigni per un altro campeggio scientifico, quando mi chiamò nel suo laboratorio, un giorno, per dirmi che avrei fatto bene a non pensare più a viaggi del genere.»

«Ma perché?», mormorò la ragazza.

«Non volle dirmelo. Per quanto vedesse come soffrivo, non volle spiegarsi. Divenne ruvido, come se la cosa facesse male anche a lui, e mi promise d’aiu­tarmi a trovare qualunque altro posto mi fosse piaciuto. Fu allora che mi assunsero allo Star. »

«E i tuoi amici invece andarono in Mongolia?» Gli occhi verdi lo scrutavano penetranti.

«Quella stessa estate. Con la prima spedizione della Fondazione di ricerche antropologiche.»

«Ma almeno», disse, «voi quattro siete rimasti amici?»

Barbee annuì, perplesso.

«Sì, siamo amici. Serbavo un po’ di rancore a Mondrick che non aveva volu­to dirmi perché mi avesse tagliato fuori, ma non ho mai avuto il minimo screzio con Sam, o Nick, o Rex. Quando ci vediamo, ci trattiamo sempre con l’antica cordialità. I Quattro Mulattieri, ci chiamava Sam, quando partivamo per quelle spedizioni a dorso di mulo nel cuore del Messico, del Guatemala o del Perù. Se Mondrick ha detto loro perché non mi ha più voluto, loro non me ne hanno mai parlato.»