Il suo cervello sembrava immerso in una foschia viscosa. Strinse la spilla, e cercò di obbedire. C’era come un lento, penoso fluire del suo corpo, come se si fosse attorto in posizioni mai assunte, tendesse muscoli mai usati. Un im­provviso dolore lancinante lo soffocò, sprofondandolo in un abisso di tene­bre.

«Resisti, Will.» La voce insistente di April sembrava trafiggere le tenebre opprimenti. «Abbandonare ora, che sei già in parte mutato, potrebbe ucciderti. Ma riuscirai. Io ti aiuto, fino a quando non sarai libero. Ecco, lasciati andare, lascia che il tuo corpo si trasformi, così... tu stai fluendo come una corrente...»

E a un tratto fu libero.

I ceppi che lo avevano oppresso per tutta la vita s’erano bruscamente spez­zati. Balzò leggero dal letto, e rimase per un istante a fiutare gli odori che appesantivano l’aria del suo appartamentino: il sentore forte di whisky che saliva dal bicchiere vuoto sul comò, l’umidità saponosa della camera da ba­gno e il putrido odore della sua bianchiera nella cesta dei panni sporchi. Era un’atmosfera irreparabile, aveva bisogno d’aria pura.

Trotterellò rapido verso la finestra aperta e grattò con impazienza il chiavistello della persiana. Cedette, alla fine, e lui si lasciò cadere sulla terra umida dell’aiuola della sua padrona di casa. Si scrollò, fiutando con voluttà l’odore pulito di quel pezzettino di terra smossa e si diresse sul marciapiedi, nel sen­tore nauseante di benzina bruciata e gomma surriscaldata che si levava dal­l’asfalto della strada. Tese ancora l’orecchio al richiamo della lupa bianca e infine con un balzo si lanciò come una freccia lungo la strada.

Libero...

Non era più imprigionato in quel lento, goffo e insensibile corpo bipede. La vecchia spoglia umana gli era completamente estranea ora, gli sembrava qua­si mostruosa. Quattro agili piedi erano senza dubbio meglio di due, e inoltre sembrava che una pesantissima cappa fosse stata tolta ai suoi sensi, che ne erano stati come ottenebrati.

Libero, forte, veloce!

«Sono qui, Barbee, vicino all’università», chiamava la lupa bianca, oltre la città addormentata. «Corri, ti prego!»

Si diresse per Commercial Street, verso lo scalo merci e l’aperta campagna, che si stendeva oltre il fascio di binari. A un tratto, si trovò davanti un poli­ziotto che faceva il suo turno di notte, ma con suo grande stupore l’uomo non lo vide, come se fosse stato trasparente.