Attraversò i binari, proprio davanti a una sbuffante locomotiva in manovra, e corse verso ovest, a lunghi salti, sulla strada maestra, per sfuggire al lezzo di caldo vapore, cenere e metallo ardente. Scese nel fossato accanto all’acre asfalto della strada, e la terra era fresca e umida sotto i cuscinetti delle sue zampe elastiche come molle.

In distanza, dietro un filare di alberi, un cane s’era messo ad abbaiare spaventato, ansimante. Annusò l’aria fredda e colse l’odore disgustoso del nemico atavico, vago per la distanza ma non per questo meno nauseante. Il vello che gli ricopriva il collo come una criniera si levò irto. Avrebbe insegna­to ai cani a non ululare contro di lui.

Ma il richiamo della lupa bianca lo raggiunse ancora, più pressante che mai.

«Non perdere tempo dietro un cane randagio, Barbee. Abbiamo nemici di gran lunga più feroci da affrontare questa notte. Vieni!»

Riluttante, si mosse verso la voce lontana, e il furioso abbaiare del cane si perse in lontananza. Qualche minuto più tardi, passava davanti a Trojan Hills, come Preston Troy aveva battezzato la sua lussuosa villa, a sud-ovest di Clarendon, sulla ondulazione collinosa dominante la valle che racchiudeva la città e gli stabilimenti industriali di Troy. Le luci erano spente nella villa maestosa, ma si vedeva una lanterna in movimento nelle scuderie, dove forse gli stallieri si affaccendavano intorno a un cavallo ammalato. Si soffermò per fiutare l’odore forte e gradevole dei corpi equini.

«Fa’ presto, Barbee!», pregò April Bell.

A malincuore riprese la sua corsa a lunghi balzi, finché non gli giunse alle nari l’odore della lupa, acuto e fragrante come quello dei pini. La sua rilut­tanza scomparve e lui balzò innanzi, cercandola ardentemente.

La lupa gli venne incontro sull’erba del prato, trotterellando, dopo essere sbucata fuori dalle siepi che circondavano l’università. I lunghi occhi verda­stri della creatura rilucevano a mo’ di benvenuto, quando gli toccò la punta del muso con un freddo bacio solleticante.

«Quanto tempo ci hai messo!», e balzò via da lui. «Gran parte della notte è già trascorsa e noi abbiamo i nostri nemici da incontrare. Andiamo!»

«Nemici?» Lontanissimo, dalla parte da cui era venuto, giunse loro il latrare disperato d’un cane. Emise un ringhio di odio. «Quello, intendi? I cani?»