Gli occhi verdi rifulsero d’una luce maligna.
«Chi può aver paura di quei botoli?» Le sue candide zanne lampeggiarono di scherno. «I nostri nemici sono esseri umani.»
7.
La lupa bianca si mise a correre e Barbee la seguì. Non si era reso conto di quanto fosse tardi, ma gran parte della notte era già trascorsa. Le strade erano deserte, meno qualche auto ritardataria, e quasi tutti i semafori agli incroci erano spenti. Ma Barbee volle sapere dove fossero diretti. La lupa volse la bella testa a guardare il suo compagno, che era indietro di qualche passo. La rossa lingua le penzolava da un lato delle fauci, mostrando la candida minaccia delle zanne affilate.
«Andiamo a trovare due tuoi amici.» E parve che sogghignasse maliziosamente. «Sam e Nora Quain.»
«Perché dovremmo fare loro del male?», protestò Barbee. «Non sono nemici.»
«Sono nemici perché sono esseri umani. Mortali nemici a causa di ciò che si trova nella cassa che Quain e Mondrick hanno portato dall’Asia.»
«Ma sono miei amici», insistette Barbee, e sussurrò a disagio: «Che cosa c’è, in quella cassa?».
«Qualcosa di mortale per la nostra specie», fu la risposta; «per il momento è tutto quello che siamo riusciti a scoprire. Ma la cassa è sempre a casa di Quain, sebbene lui si prepari a trasportarla domani all’Istituto. Ha sgombrato le stanze dell’ultimo piano, assunto guardiani, disposto ogni genere di difese contro di noi. Ecco perché dobbiamo agire ora. Daremo uno sguardo all’interno della cassa, questa notte, e cercheremo di distruggere qualsiasi arma abbiano portato da quei tumuli preumani per usarla contro di noi.»
Un brivido scosse Barbee in corsa.