Balzò verso la porta sul retro della casa.
«Dobbiamo affrettarci ora, la notte sta finendo.»
Barbee cercò di non pensare che la piccola Pat si sarebbe disperata il giorno dopo.
«Perché, la luce del giorno è dannosa?»
«Me n’ero dimenticata: non dovrai mai cercare di trasformarti, alla luce del giorno, o lasciare che il giorno ti colga mutato. I raggi del sole sono mortali, nelle condizioni in cui siamo adesso. Ne parlai una volta a uno di noi, un fisico famoso. Ha una teoria in proposito che mi sembra molto convincente... ma non abbiamo tempo di parlarne ora. Dobbiamo cercare quella cassa.»
Con la zampa duttile e sottile dischiuse la porta, dalla quale aveva fatto irruzione poco prima il cagnolino, ed entrarono nell’atmosfera soffocante della casa. V’erano sentori di cibo, l’insopportabile odore di cane e l’acre pizzicore di un antisettico che Nora doveva avere sparso nella camera da bagno. E l’odore inconfondibile dei corpi umani.
S’udiva il ticchettio d’un orologio, dietro la porta semiaperta della cucina. Poi il motore del frigorifero si avviò all’improvviso, con uno scatto sonoro che li fece sobbalzare. Infine al loro udito finissimo si rese percettibile la respirazione pesante e regolare di Sam, quella più leggera di Nora, nella loro stanza. Pat si voltò nel suo lettino della nursery e mormorò nel sonno:
«Grillo, vieni qui subito!».
La lupa fece un balzo in avanti, e poi si volse verso il suo compagno, digrignando silenziosamente i denti in un sogghigno di soddisfazione.
«Quain dorme, dunque! Sfinito, immagino! Meno male che quel botolo ringhioso è stato ridotto al silenzio. Evidentemente, Quain contava su di lui, in caso di pericolo. Ora, la cassa! Deve essere nel suo studio.»