«Si tratta anche in questo caso di vibrazioni. Nessuna materia è per noi una vera barriera, quando siamo in queste condizioni libere. Ecco perché possia­mo fare a meno delle chiavi di Quain. Porte e pareti sembrano impenetrabili, lo so, ma il legno è composto principalmente di ossigeno e carbonio, e il campo magnetico della nostra mente può dominare gli atomi vibranti e pas­sarvi attraverso, come nell’aria. Possiamo utilizzare anche molte altre sostan­ze con un po’ più di sforzo. L’argento è l’eccezione mortale, come sanno bene i nostri nemici.»

«E come mai?»

«Ogni elemento ha frequenze differenti di vibrazioni elettroniche. E l’ar­gento ha il tipo di vibrazione che ci è deleterio, perché non ha circuito di probabilità. Le armi d’argento possono ucciderci, Will, non dimenticarlo!»

La lupa bianca stava ora completamente immobile, tendendo l’orecchio ai lievi rumori della casa, una zampa anteriore graziosamente alzata. Lui le si fece vicino.

«Non lo dimenticherò. Ma come si chiama lo scienziato tuo amico?»

«Geloso, Barbee?»

«No, ma voglio saperlo. E voglio anche sapere chi è questo Figlio della Notte.»

«Lo scoprirai da te, quando avrai superato le prove che ti attendono. E ora affrettiamoci, prima che Quain si svegli.»

Trotterellarono entrambi verso la porta chiusa dello studio. La lupa si volse a guardarlo: «Ora che sai molte cose, posso aiutarti a passare, attenuando le vibrazioni casuali degli elementi più pesanti che costituiscono il legno».

Gli occhi verdastri della lupa si fissarono sui pannelli inferiori della porta, e Barbee ricordò ancora una volta la lezione di Mondrick sulla probabilità. La materia non è che spazio vuoto: soltanto le collisioni casuali degli atomi vi­branti impedivano alla piccola lampada nera di cadere attraverso il piano apparentemente solido del tavolo. Nulla nell’universo è assoluto, solo le pro­babilità sono reali. E la mente è in grado di governare la probabilità.