Sotto il fuoco verde degli occhi della lupa, la metà inferiore della porta si dissolse in una nebbiosa irrealtà. Per un istante Barbee poté vedere i neri perni dei cardini e tutto il meccanismo della serratura come attraverso una radioscopia. Quindi anche il metallo si dissolse, e la sagoma snella della lupa scivolò silenziosamente attraverso la porta.
Barbee la seguì a disagio. Gli parve di sentire una lieve resistenza, là dove si trovavano — o si erano trovati — i pannelli di legno, come se qualcosa gli accarezzasse il vello grigio. Balzò da una parte, soffocando un ringhio. La lupa indietreggiò improvvisamente, urtando contro la spalla del compagno.
Perché qualcosa, nella stanza, era un pericolo... mortale!
Rimase immobile, fiutando il pericolo. L’aria chiusa della stanza era densa degli odori della carta, dell’inchiostro secco e dell’antica colla che venivano dai libri sugli scaffali, odori su cui dominava l’acuta fragranza della naftalina trapelante da un armadio e l’aroma del tabacco chiuso nella scrivania di Quain. Ma il tremendo sentore che lo aveva atterrito veniva dalla cassa pesantemente cerchiata che si trovava sul pavimento accanto alla scrivania.
Era un sentore penetrante, stantio, come di qualcosa che fosse stato a muffire per lunghissimo tempo sotto terra. Lo riempiva di angoscia in modo inesplicabile, e gli ricordava il vago sentore indefinibile che aleggiava ai piedi della torre di Mondrick. La bianca lupa s’era immobilizzata al suo fianco, vigile e tesa con le fauci ancora aperte in una specie di ringhio congelato e gli occhi pieni di odio e di terrore.
«È là, nella cassa», ammonì. «È la cosa che Mondrick ha scavato nelle tombe della nostra razza nell’Ala-shan, l’arma che già una volta ha distrutto il nostro popolo e che Quain intende usare ancora. Dobbiamo impadronircene... in qualsiasi modo... questa notte stessa.»
Ma Barbee si andava ritirando, strisciando le zampe.
«Non posso», le disse. «Sto male, soffoco, quell’odore dev’essere velenoso. Torniamo all’aperto.»
La lupa parve fissarlo con estremo disprezzo, digrignando i denti come in un sogghigno. Poi, coi bianchi peli irti, raccolta su se stessa come una molla, s’avvicinò alla cassa, lentamente, quasi strisciando. Barbee, con un immenso sforzo di volontà, sconvolto dall’odore, si costrinse a seguirla. La puzza era tale che traballò sulle zampe, scosso inoltre da brividi penosi.
«Chiusa con un lucchetto! Sam deve avere previsto...»