Ma poi vide gli occhi della lupa fissarsi sul fianco lavorato della cassa verde e si ricordò che era in grado di controllare le probabilità delle collisioni atomiche. Le tavole di legno si dissolsero in una nebbia opaca, rivelando tutte le viti di ferro che le connettevano. Le viti si dissolsero a loro volta, e poi i larghi cerchi metallici che fasciavano la cassa, e alla fine il lucchetto. A un tratto la lupa ringhiò, fremente d’una gelida ferocia.
«Argento!», latrò, rinculando di nuovo.
Perché all’interno delle pareti di legno dissolte si vedeva un rivestimento di bianco metallo battuto, che non si scioglieva in nebbia opaca. Gli atomi dell’argento non rispondevano ai loro poteri mentali. E il contenuto fetido della cassa continuava a restare invisibile.
«I tuoi antichi amici sono scaltri, Barbee! Non avevo pensato alla possibilità d’una fodera d’argento. Ora dovremo proprio cercare le chiavi e tentare la serratura. E se anche così non riuscissimo, dovremo incendiare la casa.»
«Non con loro dentro!», scattò Barbee.
«La tua povera Nora!», lo beffò la lupa. «Perché hai lasciato che Sam te la portasse via? A ogni modo ricorreremo al fuoco solo in caso estremo perché le vibrazioni della materia in combustione sono molto nocive. Ora dobbiamo cercare le chiavi.»
Stavano scivolando verso la porta e la camera da letto di Quain e di sua moglie, quando il telefono si mise a squillare, frantumando il silenzio con fulminea violenza.
«Chi può essere l’idiota che telefona a quest’ora?», pensò Barbee.
S’udì nella camera da letto sospirare lamentosamente, poi la voce addormentata di Quain. Il prossimo squillo di telefono avrebbe definitivamente svegliato Quain, trasformando lo studio in una trappola mortale per le due creature sotto spoglie di lupo. Ma con un balzo impressionante, la lupa bianca era saltata sulla scrivania e, prima che il telefono squillasse di nuovo, con entrambe le zampe anteriori aveva alzato il microfono e ora lo teneva sospeso a mezz’aria. Barbee udì la sottile voce precisa nel microfono chiamare disperatamente:
«Sam? Sono Rowena Mondrick. Sam! Sam Quain, mi senti?».