Nella camera da letto si udì un altro sospiro gemente, e infine la pesante respirazione di Sam Quain riprendere il ritmo regolare, risprofondandolo in un sonno massiccio di sfinimento.

«Nora, sei tu?», insistette la voce sottile, che il terrore rendeva acuta. «Dov’è Sam? Pregalo di chiamarmi, ti prego, Nora. Devo avvertirlo di una cosa... digli che si tratta di Barbee.»

La lupa depose il ricevitore sul tavolo e vi si accucciò accanto, mettendo a nudo le zanne candide, come se volesse stritolarlo, e nei suoi occhi verdi splendeva il fuoco di un odio inestinguibile.

«Ma chi...» La voce nel microfono parve naufragare in un’onda di terrore. «Sam! Nora!... Ma perché non mi rispondete...»

Poi un urlo risuonò nel microfono, così penetrante che Barbee non dubitò che avrebbe svegliato Sam Quain. E infine s’udì nel ricevitore uno scatto, perché Rowena all’altro capo del filo, come in preda al terrore d’una improvvisa rivelazione, aveva riattaccato il microfono. Lasciando il ricevitore sul tavolo, la lupa balzò di nuovo accanto a Barbee con un altro ghigno:

«La vedova di Mondrick! Quella donna sa troppe cose di noi, ha visto trop­po, prima di perdere gli occhi. Ciò che sa potrebbe rendere il contenuto della cassa ancor più pericoloso per noi di quanto già non sia».

Le sue lunghe orecchie si appuntirono ancor di più, ed emise un altro rin­ghio.

«Dovremo occuparci di lei, prima che riesca a comunicare con Quain.»

«Ma non possiamo far del male a una povera cieca!», protestò Barbee. «E poi Rowena è mia amica, e mi vuol bene...»

«Ti vuol bene! Sei ancora troppo ingenuo, Will!...» Ansimava un poco, la lingua le pendeva stanca da un lato delle fauci. «Sei proprio tu, invece, quel­lo che lei vuol tradire.»