Barbee aspirò ancora l’aria corrotta, profondamente. Un sonno immenso, meraviglioso, calava su di lui con le nere ali d’un vampiro grande come la notte. Chiuse gli occhi...

Mentre la lupa, in un estremo sforzo di consapevolezza, riapriva i suoi:

«Barbee, svegliati! Lasciami, Barbee, esci di qua... prima di morire!».

La potenza magnetica della sua volontà aveva ormai un tale dominio sulla psiche di Barbee, che il lupo grigio obbedì all’ingiunzione disperata. Si solle­vò sulle zampe malferme e, incapace di lasciarla, la prese per la morbida pelle del collo e lentamente, con uno sforzo gigantesco, la trascinò verso la porta, il più lontano possibile dalle emanazioni della cassa. Ma la porta si era di nuovo ricomposta in una solida barriera di materia compatta.

Debole, la volontà della lupa bianca gli trasmise un nuovo comando:

«Fissa la porta... Cerca di aprire la porta, dissolvendola... Io ti aiuterò con tutta la mia volontà...».

Barbee fissava ora i pannelli della porta, cercava a tentoni, ogni tanto, un passaggio attraverso la loro compatta sostanza. Soltanto le probabilità sono reali, si ripeteva. Ma la porta restava impenetrabile. Sentì a un tratto il tre­mito dello sforzo immane che tendeva tutte le energie della bianca lupa al suo fianco. Tentò di unire la sua volontà a quello sforzo titanico, e lentamen­te, in modo vago, ebbe coscienza d’una nuova forza, d’un senso bizzarro di dilatazione e di potenza. Un grumo nebbioso apparve nel pannello. Provò ad allargarlo. Il grumo si dilatò, a poco a poco divenne una cortina di vapori che alla fine si sciolse, lasciando un’apertura sufficiente al passaggio. Ripresa la lupa per la pelliccia, Barbee la trasse al di là della porta, dove l’effluvio letale non poteva più raggiungerli.

Giacquero entrambi sul pavimento, ansanti, ebbri di stanchezza. Appena percettibile, nello studio sbarrato dietro di loro, s’udì la voce impaziente d’un telefonista risuonare nel microfono abbandonato sulla scrivania. Poi nella casa echeggiò un singhiozzo di Nora, dominata dal terrore pur nel fati­coso dormiveglia in cui era immersa:

«Sam!... Sam!».

Il letto gemette, mentre Sam Quain si voltava agitato, ma senza svegliarsi del tutto. Barbee, soffocando, perché il terribile fetore aveva cominciato a trapelare dalla porta, riuscì a spingere a colpi di muso e di spalla la lupa bianca, attraverso la cucina di Nora, fino in giardino e poi sul prato.