CAPITOLO II.

Della Religione professata, secondo le apparenze, da' tre primi Patriarchi fondatori dell'Ebreismo.

Nel modo che l'originario nascimento del Popolo Ebreo, osservammo essere identico, e comune in ogni senso con quello di tutte le selvaggie caterve che popolarono le prime inospite regioni del globo terracqueo, così dovettero essere appunto egualmente uniformi i principj di Religione conosciuti dall'uno, colle massime di credere praticate dalle altre; cioè una stupida grossolana idolatria degli astri, della terra, degli elementi, Culto, che secondo l'opinione univocamente sostenuta da' più classici Scrittori dell'antichità, si introdusse nel mondo appena cominciò questo a popolarsi di un discreto numero d'individui, il declivio de' quali dee verosimilmente avere cominciato a trascinarli all'adorazione della creatura, pratica che non dovette in origine conoscere altro disegno fondamentale fuori di quello di perpetuare, con tal mezzo, sopra la terra la reminiscenza di quegli uomini che più si erano distinti durante la loro vita nella società, per costumi edificanti, e per azioni; ma che resero ciecamente latrìa nel progresso de' tempi colla rappresentazione visibile de' simulacri che gl'indicavano; invenzione che il sentimento generale de' dotti fa trarre la primitiva sorgente da Serug avo di Thare [(4)].

In tale guisa, dunque i popoli stupidi, e grossolani di que' primi secoli degenerando insensibilmente dalla semplicità delle materiali rappresentazioni primitive instituite da Serug, essi portarono le cose a degli eccessi oltremodo stravaganti, e criminosi; essi opinarono di ravvisare il prototipo genuino della Divinità nell'opera umana, e così pervennero a confondere ciecamente il creatore colla creatura e quindi l'adorazione profonda che a quello si compete, coll'omaggio meramente rispettoso che esigevasi da questa. Ecco, in una parola, la vera, e l'unica sorgente dell'idolatria, ed ecco l'immediata origine fatale donde provenne quelli affluenza incalcolabile di Dei che ogni popolo, ogni orda, ogni nazione si è poscia bizzarramente formati a capriccio de' suoi propri direttori, anche ne' tempi assai più recenti, e da' popoli presso i quali lo sviluppo della ragione, e la coltura dello spirito umano erano ascese all'apice massimo della perfezione [(5)].

Egli è appunto dal fatal centro stesso di questo vortice immenso di mostruose superstizioni ognora rinascenti fra gl'insensati iconolatri di que' remoti Secoli che sorgere si vide Abramo figlio di Thare, adoratore, e fabbricatore d'idoli; mestiere, come si vide, che gli apparteneva in retaggio di famiglia; ma le massime ovunque dominanti delle quali dee essere stato esso ancora imbevuto ne' primi anni della sua fanciullezza, lo renderono infetto, così pure, dello stesso malore che attaccava tutta la Specie umana de' suoi tempi, nè abbandonato si vide da questo deplorabile smarrimento fino a tanto che rischiarata la mente coll'efficace influenza della Divina vocazione, egli si dedicò a combattere apertamente il culto idolatra, di cui già cominciava a conoscere l'assurdo e il nocumento, e fattosi l'inconoclasta de' propri idoli di suo padre, ne fece tosto sensibilmente conoscere al mondo la ridicolezza, il pericolo, e l'inganno [(6)].

In quanto poi alle interminabili discordanti questioni che si agitano fra i Rabbini ad oggetto di definire l'età che Abramo avea nel tempo dell'avvenimento sorprendente della sua nuova conversione, poco, o nulla quì ci cale investigare; lo scopo nostro, sovra di ogni altro interessante, è soltanto quello di conoscerla meramente, e di esserne con positiva certezza assicurati, onde potere da quest'epoca fondare, con esatta cognizione di causa, l'infallibile nascimento primordiale del Popolo d'Israel, non meno che la fausta origine della consolante credenza del medesimo [(7)].

Rischiarato che fu così l'intendimento di Abramo dal fulgido lume di grazia, e fattosi degno della Divina predilezione, in preferenza di ogni altro umano individuo esistente allora sopra la terra, il primo comando impostogli dall'Essere Supremo, che intuitivamente gli apparve, fu quello di recidersi il prepuzio nella provetta età di 99. anni in cui trovavasi nell'epoca di tale prescrizione, ingiungendoli, nel tempo medesimo, di ripetere la stessa uniforme operazione con tutti i maschi aderenti alla propria sue famiglia, stabilendo per precetto inviolabile, in perpetuità di tutti i secoli, che all'avvenire ogni fanciullo nato dalla sua discendenza. dovea essere circonciso nell'età di otto giorni, sotto comminatoria fulminante di eterna dannazione a' trasgressori [(8)]. Tale marca indelebile dovea formare la base inconcussa, eterna, e radicale del nuovo patto di alleanza che Dio ha vincolato con Abramo dopo di averlo colmato di benedizioni, di favori, e di speranze, assicurandolo di moltiplicare prodigiosamente la sua stirpe, di proteggerla in preferenza di ogni altra, di renderla potente sulla terra, e di farne un lignaggio distinto, e prediletto, a cui tutti gli altri sarebbero sommessi, e tributarj in perpetuità di tutti i secoli: Et ponam te in gentibus, Regesque ex te egredientur etc. Daboque tibi, et semini tuo terram peregrinationis tuae, et omnem terram chanaam in possessionem Aeternam, eroque Deus eorum [(A)]. Promesse che furono da Dio medesimo reiterate progressivamente a' due altri Patriarchi dell'Ebreismo, al di lui figlio Isaak, ed al suo nipote Jacob che ne successero [(9)].

Or prescindendo dalle ristrette ingiunzioni che Dio fece a Noè posteriormente al Diluvio, le quali si riducevano in massima a quelle medesime prescrizioni che impone la natura ad ogni essere umano [(10)]; non ritrovandosi altro comando fino a quest'epoca espresso nella Scrittura fuorchè l'osservanza della Circoncisione ordinata da Dio ad Abramo, e da questi passato, in forze della stessa prescrizione, a' suoi posteri, può, senza mistero, inferirsi ad evidenza, quale essere dovesse fino allora l'intima Religione professata da' tre primi Patriarchi; religione, ad ogni esperimento la più tersa, la più omogenea alle circostanze de' tempi, all'indole integerrima di que' pacifici viventi, circoscritti ne' loro bisogni, dediti alla vita laboriosa, e frugale, nulla curiosi, od interessati di conoscere, od analizzare le occulte cagioni del loro credere, ed alieni dagli affanni laceranti che cagionano per l'ordinario le questioni, e le brighe religiose, tranquilli adoravano l'autore della natura, della cui Provvidenza gustavano i benefici effetti senza odiarsi nè perseguitarsi, e senza timore di essere sorpresi dall'errore, o combattuti dalla religione, o maniera di credere opposta del più forte. Ma le generazioni che ne successero poco soddisfatte dell'incorrotta semplicità di sì fatta edificante credenza, ben lontano dal seguitare le medesime vestigia de' primi loro Institutori, in vece di coltivare lo stesso metodo infallibile di essi, e il sano loro culto, vollero sottilizzare l'uno, approfondire le altre, nella, fiducia illusoria di giugnere a scoprirne fin la sorgente, ed a scapito enorme della ragione finirono tutte quante brancolando fra le tenebre dell'ignoranza col credere ciecamente anche sugli articoli che agli antichi era permesso di conoscere con evidenza. Ma i Capitoli susseguenti vieppiù rischiareranno il nostro assunto, e ad un tempo medesimo dimostreranno sensibilmente quale notabile passo retrogrado ha fatto la consolante Religione di Abramo, a misura che i suoi travviati successori avvanzavano cammino, vanamente lusingati di perfezionarla.

[(4)] Presso che tutti gli Scrittori critici antichi si uniformano a rapportare l'origine di questo pernicioso errore a' tempi di Serug Avo di Thare; Eusebio, Suida, Epifanio, Abulfarage, ed alcuni altri sostengono essere stato esso l'inventore del culto delle immagini consecrate alla memoria degli uomini morti in concetto di saggi, virtuosi, e benefici. Per altro, se lo scopo che si prefissero in origine Serug, e i suoi contemporanei si fosse intatto conservato da' Posteri, quello, sarebbe stato per qualche parte commendevole, giacchè non è da supporsi che gli omaqgj, che questi prestavano a tali muti, e insensibili simulacri, eccedessero i limiti circoscritti de' semplici rispetti umani, e in questo solo senso la pratica non potea essere certamente nè più efficace, nè più ovvia al felice progresso dell'emulazione, onde accrescere col mezzo di essa il numero degli individui benemeriti della loro specie: ma il miscuglio complicato, e informe delle superstizioni esecrabili che il delirio umano v'intruse successivamente, alterò da colmo a fondo l'antica purità di questa edificatoria instituzione.

[(5)] Era sì abbondante il numero delle Divinità conosciute, ed adorate dal Paganesimo, e dall'antica Roma, che Petronio parlando di questa in cui esso abitava, dice che l'affluenza degli Altari che ovunque vi si erigevano per servizio delle medesime, sorpassava di gran lunga la quantità delle case di abitazione de' cittadini, e quindi era molto più facile d'incontrare per le vie di Roma un Dio di un uomo: Utique nostra Regio, tam præsentibus plena est numinibus, ut facilius possit Deum, quam hominem invenire (Petr. lib. IV.). — (Ved. l'ann. 40. del T. I. delle Note Campestri pag. 112.).

[(6)] I Dottori ebrei e fra questi Rab Ada (nel suo Berescith Rabah cap. 38.) narra che Abramo, nell'intervallo intermediario della sua conversione, incaricato dal di lui padre di accudire allo smercio delle proprie statue, durante una sua breve assenza, presentatosegli un giorno certo individuo col disegno di farne acquisto Abramo l'interrogò quanti anni avesse: cinquanta, rispose l'Acquirente averne; sventurato che tu sei! Esclamò Abramo allora, nell'età di 50. anni tu adori ciecamente un essere che non ha che un solo giorno? Questo rimprovero coprì talmente di confusione, e di pentimento il compratore, ch'egli se ne partì mesto, e sbigottito, senza potere più articolare parola; indi Abramo presa un accetta fra le sue mani ha in un istante spezzate tutte le immagini affidategli dal genitore per procurarne la vendita, illudendo ad un tempo medesimo argutamente la stupida credulità di suo padre con un artifizio idoneo a giustificare la di lui propria condotta rapporto a' simulacri, e a disingannare insieme Thare dell'inventato errore in cui vivea da lungo tempo miseramente sepolto.

[(7)] Quale nuova interessante utilità sarà mai per risultarci, in alcuna maniera, dopo che noi saremo pervenuti ad assicurarci che la conversione di Abramo avvenne l'anno 48. di sua età come opinano R. Johanan, R. Haninah, ed il Maimonide (Yad Hazakah lib. 1. p. 1.) ovvero se esso non avea solo che 3. anni quando cominciò ad acquisire la precisa cognizione del suo Eterno Creatore, siccome il Talmudista Bar Abah lo sostiene con gran forza (Massehet Nedarim cap. 32. § 1.) e R. Elighezer fermamente lo pretende? (Pirké Avoth c. 26.) R. Lakis fonda questo medesimo sentimento sulla combinazione che offre la parola עקב (nghekeb) riportata nella Genesi (cap. 26 v. 5.) Eo quod obedierit Abraham voci meæ &c., quale avverbio numera 172. la vita di Abramo fu di anni 175. quindi esso pretende con simile induzione d'inferire che 3 soli anni visse il Patriarca nelle tenebre della Pagana idolatria. Il R. Simeon Bar Zemah nella prefazione della di lui Opera Maghen Avoth si sforza di conciliare queste due opinioni, malgrado ch'esse fossero sì disparate. Ma comunque siasi, niente di più oscuro, e inconseguente al caso nostro di sì fatte inutili controversie, tutto che da ogni parte fervidamente sostenute; e siccome di tali sottigliezze se ne trovano ad ogni tratto in profusione considerabile presso i Rabbini, noi riguardiamo come un tempo affatto perduto il fermarcisi un solo istante a discuterne il valore, quindi è che noi passiamo sopra a tutte quante.

[(8)] Moltiplici sono le opinioni che dividono gli autori e antichi e recenti per rapporto al conoscere i veri motivi di questa Rituale Instituzione, con tanta urgenza comandata dallo steso Dio ad Abramo (Gen. cap. 17. v. 11. 12. 13. 14.) benchè, d'altronde, nella mente de' critici, già ovunque conosciuta, e praticata, come osservammo, non è che un istante, dalla massima parte delle antiche popolazioni. V'ha chi pretende che quella avesse per iscopo unicamente la sanità; molti le supposero utile, e in certo modo conferente alla propagazione; ed altri la credettero ancora una semplice marca distintiva per eccettuare l'ebreo da' falsi credenti, e dalle numerose idolatre Nazioni delle quali era, ingombro tutto il mondo conosciuto a que' tempi; ma la materia è così per se medesima confusa, e impercettibile, che tutte le ricerche fatte da' dotti di qualunque regione, e di ogni secolo affine d'investigare l'origine, e le cause di questo segno, non servirono, molto sovente, che a convincercene dell'inutilità delle loro fatiche, ed a fornirci de' motivi efficaci onde sospendere interamente i nostri giudizj per rapporto a questo assunto, come pur troppo ci troviamo ridotti a simil caso tutte le volte che siamo costretti a brancolare nella folta caligine del mondo antico ad oggetto di rinvenire quelle verità ch'esso racchiude.

I Mussulmani recidono il prepuzio a' loro maschi appena giunti a' 13. anni, tale essendo l'età che nel momento di simile comando avea Ismael figlio di Abramo, da cui i Maomettani si dicono discendere.

[(A)] Gen. Cap. 17. v. 6. 7. 8.

[(9)] Alcuni pensatori miscredenti abituati a sottilizzare, senza ritegno, tutto ciò che loro offre nuove idee onde alimentare i loro strani principj, si lanciano furiosamente contro questo passo di Scrittura, e vi oppongono delle acerrime obbiezioni: essi rimarcano primieramente che a fronte di tutte le promesse garantite da Dio a' tre primi Patriarchi in favore della loro posterità, non vi fu mai popolo al mondo che fosse più maltrattato dell'Ebreo, anche ne' suoi felici tempi ne' quali miravasi guidato, ed assistito dal suo Divino Protettore; osservano, in secondo luogo, che lo stato d'inopia, e di objezione, in cui ha sempre questo popolo gemuto, quì schiavo, tributario colà, errante ovunque, non sembra certamente presagire l'impero dell'universo, ed il dominio delle Nazioni che Dio avea per tante volte assicurato agli Avi suoi; mentre Abramo il padre di esso, e il fondatore di sua credenza, malgrado la potenze, e le dovizie che la Genesi gli attribuisce; non solo non era frattanto possessore di un palmo di terreno suo proprio, essendo stato costretto di comprare una caverna da Efron per 400. sicli (1280 lire di francia, calcolata il siclo lire 3. 4 l'uno) onde seppellire l'estinta Sara sua Consorte; che non solo il di lui figlio Isaak fu sempre costretto ad abitare le terre altrui per esserne mancante delle sue proprie, e che Jacob l'ultimo de' Patriarchi fece il cameriere 14. anni per conseguire in maritaggio la figlia di Labano; ma che in terzo luogo finalmente tutta l'estensione della rinomata terra promessa non eccedeva 53. leghe di lunghezza, che non giunse mai questo popolo a possedere tranquillamente un lungo periodo di anni; e che a' tempi della sua massima grandezza, e de' tanto decantati fasti di David, e di Salomone il dominio di questi (si osa temerariamente sostenere) non oltrepassava 70. leghe di lunghezza, sopra 50. di larghezza, checchè il libro de' Re asserisca, in contrario, che il dominio di Salomone specialmente estendevasi dall'Eufrate fino alla estremità del mediterraneo.

Egli è dunque così che opinano inconsideratamente certi filosofi stravaganti contro l'oracolo ineffabile delle scritture, ma senza arrestarci quì a combattere simili invettive destituite affatto di verità, e di buon senso, noi ci contenteremo soltanto di commiserare i loro deplorabili travviamenti che ad essi tolgono l'adito di conoscere che gli imperscrutabili disegni dell'Eterno fatti certamente non sono per la frale intelligenza dell'uomo.

[(10)] Queste prescrizioni (dette altrimenti precetti Noakiti) sono quelle che si pretende essere state date da Dio ad Adamo, ed a Noè. Questi precetti dunque (i quali altro non contengono che le instituzioni medesime racchiuse nel codice della natura, e di cui la pratica si rende indispensabile per tutti gli uomini) sono in numero di sette: il 1. vieta l'idolatria, il 2. impone l'obbligo di benedire il nome di Dio; il 3. vieta l'omicidio; il 4. condanna l'adulterio, e l'incesto; il 5. vieta il furto; il 6. impone di fare giustizia; il 7. vieta di mangiare carne recisa dall'animale vivente (ved. Ghem. Babyil. Tit. Sanhed. cap. 1. 4.).