XX.

Il Re Vamba s'illustrò più de' suoi Predecessori per le sue splendide opere nell'Architettura Gotica. Ristorò nobilmente Toledo, allargandone le mura, ove rinchiuse i Sobborghi, e volle non si ignorasse il suo intendimento di propagar con tante magnificenze la fama e l'onore della sua Gente:

»Erexit fautore Deo Rei inclytus urbem

»Wamba, SUAE CELEBREM PRAETENDENS GENTIS HONOREM[78]».

Questi versi gli fece incidere sulle nuove mura della città, riferiti da Isidoro Pacense, che scrivea pochi anni dopo lui, nel 740; Isidoro, al quale sembrò maravigliosa quella costruzione. Vamba comandò, che brevi Torri si fabbricassero sulle Porte, ove collocò le statue marmoree d'alcuni martiri. Simili Torri fino all'ottavo secolo non si disgiunsero dal pensiero de' Visigoti nella costruzione delle loro Chiese: ornamento, già il dissi, e non difesa. Ne' secoli seguenti, dopo gli assalti degli Arabi e de' Normanni, tali Torri divennero altresì propugnacoli e speranze di salvezza contro la furia de' nemici tanto ne' Monasteri quanto nelle Chiese di tutta l'Europa Occidentale, senza parlare dell'uso che divenne generalissimo, di situarvi le Campane.

Le statue poste da Vamba sulle Torri delle Porte di Toledo furono rovesciate dal tempo: ma il Mariana racconta, che a' suoi proprj dì, Filippo II.º le restituì al loro luogo[79]. Soggiunge, che Vamba cercò pietre da per ogni dove, adoperando i marmi delle Romane fabbriche, ne' quali volle si scolpissero immagini a simiglianza d'una Rota o a una Rosa[80]. Di così fatte Rote o Rose fu grande l'uso nell'Architettura Gotica del duodecimo e tredicesimo secolo; ma Vamba ne avea dato gli esempi, che certo non furono i primi appo i Visigoti, e che Filippo II.º richiamò al lume del giorno. Vamba in oltre guerreggiò felicemente contro i Visigoti, che ribellaronsi a lui nella Gallia Gotica non conquistata da' Franchi; e fondò vicino a Nimes la celebre Badia di Santo Egidio[81], mentre San Fruttuoso di Braga edificava i popolosi Monasteri, onde ho toccato, e soprattutto il Complutense, il Rufinianense, il Visumense. Nel costruire il suo Monastero di Santo Egidio, Vamba non pose mente al prossimo Anfiteatro Romano di Nimes: nè gli Anfiteatri erano cagione di grande amore a' popoli non Romani, e la memoria degli antichi spettacoli era odiosa principalmente a' popoli Gotici. La Nemausense Badia di Santo Egidio non ritrasse nulla in se di quelle forme anfiteatrali, ed in tutti gli altri edifizi la vanità de' Visigoti dava loro a credere volentieri, che la vetusta loro Architettura Gotica vincesse di lunga mano i pregi della Greca e della Romana. Di qui nascea l'abbandono dei pubblici edifici Romanesi nelle Provincie sottoposte a' Visigoti, e l'uso, che costoro correano velocemente a fare dei marmi di quegli edifici. Ervigio, che succedette a Vamba nel 680, risarcì le mura di Merida; indi rifece il Ponte Romano di quella città, in parte crollato; impresa, ch'e' commise al Duca Salla. Compiuto il lavoro, Ervigio fe' collocare sul Ponte un'Iscrizione in versi, o piuttosto un Ritmo, che non ha guari tempo si pose in luce dal Florez[82]. Ivi ad Ervigio si dà il titolo di Re de' Geti e s'afferma ch'egli studiossi d'estendere il suo nome con magnanimi fatti, sì che dopo aver cinto Merida con esimie mura, operò quel miracolo di ricostruzione:

. . . . »Potentis GETARUM ERVIGII Regis

. . . . . . .

»Studuit Magnanimis factis extendere nomen

Veterum et titulis addidit Salla suum,

Nam postquam EXIMIIS novavit moenibus urbem

Hoc Magis MIRACULUM patrare non distitit;

E però l'operatore di così fatto miracolo non si rimase dal dire, ch'egli aveva vinto, sebbene imitando, l'ammirabili opere del primo autore di quel Ponte; vittoria, che avrebbe dovuto far lieta Merida per molti secoli;

»Contruxit Arcos (sic), PENITUS FUNDAVIT IN UNDIS

Et MIRUM Auctoris Imitans VICIT OPUS.

. . . . . . .

»Urbs augusta, felix, mansura per saecula longa,

Novata studio Ducis.......».

Or Visogoto era quel Duca Salla, e Visigotica la burbanza o l'adulazione, con le quali si pretendeva nel Ritmo d'aver colui vinto i mirabili concetti del primo autore. Da tal burbanza o da tale adulazione si scorge vie meglio come la loro Architettura Gotica si tenesse da' Visigoti dappiù della Romana, e come coloro giudicassero di questa, o si sforzassero di giudicarne, in un modo affatto diverso dal nostro. Egli è un singolar piglio dell'età presente il credere, che i Visigoti (non parlo già degli Ostrogoti) avesser dovuto inclinarsi, come noi facciamo, alla bellezza dei Monumenti di Architettura Greca e Latina, e deporre a tal vista ogni lor vanità cittadinesca. I Visigoti di Spagna, quantunque scrivessero in Latino e si chiamassero Flavii (per non esser da meno de' Re Longobardi) e fossero vaghi d'imitar la pompa del Palazzo Imperiale di Bizanzio, pur tuttavolta si vantavano d'essere più antichi e più civili assai de' lor sudditi Romani. Con questo animo, Vamba dirizzava le Gotiche Rose in Toledo e Sisebuto scrivea le sue Lettere a Teodolinda. Ne' secoli seguenti vinse l'intelletto Latino in tutta Europa, massimamente nell'Italia Longobarda: e là nella Spagna, quando ella fu liberata dal giogo degli Arabi, la voce Ladino, cioè Latino, divenne da capo, e si mantiene anche oggidì, una voce dinotante un titolo d'onore.