XXI.
Maometto era morto nel 632; nè ancora settanta nove anni eran trascorsi, quando i suoi Arabi giunsero in Ispagna nel 711, dopo aver soggiogata una parte non dispregevole così dell'Asia come dell'Affrica. Il passaggio di quegl'Ismaeliti dal loro Scenitico vivere sotto le tende al vivere nelle più popolose Città fe' sentir loro il bisogno dell'Architettura, e soprattutto della Sacra per la costruzione delle loro Moschee: bisogno, che costituì un novello senso nella natura lor trasformata. Edificarono dunque Moschee in ogni luogo, fin da' primi giorni delle loro vittorie: ma riuscirono da per ogni dove in Architettura i discepoli non i Maestri dei popoli vinti, e massimamente de' Visigoti di Spagna. Non tardarono a prorompere nella Gallia Gotica, unita con la Spagna; nel 719 s'impadronirono di Narbona, poscia si sospinsero fino a Magalona. Penetrarono anche in Marsiglia, ch'era de' Franchi, e però Carlo Martello, Principe di costoro, mosse l'armi sue contro gli assalitori. Carlo Martello ritolse nel 737 a' Saracini Agde e Béziers, notabili Città Visigotiche da essi occupate, ma le saccheggiò ed arse; indi barbaricamente bruciò in Nimes l'Anfiteatro Romano[83]. Fe' rovesciar da' fondamenti Magalona, vicina dell'odierna Monpellieri e d'Aniana, oggi Saint Aignan, sul Mar di Provenza: ma i Saracini lasciarono a quella spiaggia il lor nome, che anche ora s'ascolta, di Port Sarrasin.
Più crudele s'accese allora la guerra. Carlo Martello domandò gli aiuti di Liutprando, Re de' Longobardi, che rapido accorse in Provenza nel 739. Finalmente i Saracini furono in quell'anno disfatti, e fuggirono verso i Pirenei e si rinchiusero dentro Narbona. Liutprando, ritornato in Italia, pubblicò nel 741 le sue famose Leggi sui Maestri Comacini, da me riferite nel Codice Diplomatico Longobardo[84], nelle quali si nota la diversità, che passava fra l'Architettura Romanese o Romana, e l'Architettura Gallica o Visigotica; la Gallica, cioè, veduta dal Longobardo in Provenza, non la Druidica di Vercingetoringe, nè la Moresca degli Arabi, nè quella de' Germani di Tacito, de' quali ricordavasi tuttora la rozzezza nel Concilio Romano, tenuto da Papa Zaccaria nel 744[85]. Ampie Note io soggiunsi alle Leggi Liutprandee su' Comacini: e però in questo luogo non mi rimane se non il debito di tacere.
Non meno sensibile che al Re Liutprando riuscì a Stefano II., Pontefice Romano, la diversità degli usi Architettonici d'Oltre l'Alpi e degli usi Romani. Al suo ritorno da Parigi verso la fine del 754 volle quel Pontefice mostrar alla sua Città di Roma gli stranieri costumi, e comandò s'edificasse ivi nella Regione Flaminia una Chiesa di San Dionigi, la quale somigliasse a quella da lui veduta in Francia, e desse una festa di nuova sorte sul Tevere. Lui morto nel 759, Paolo I., suo fratello e successore, compì l'edificio, che sussistea tuttora nel Mille, sì come scrisse Benedetto del Monte Soratte, del quale ho recitato le parole[86]; testimonio tanto più certo di quella diversità, quanto più ignorante d'ogni letteraria disciplina.
L'anno, in cui mancò Stefano II., fu quello nel quale il Re Pipino, figliuolo di Carlo Martello, giunse a scacciar di Narbona i Saracini. Con solenne Trattato d'Accomandigia, e' concedè ai Visigoti di Narbona il pieno godimento della lor Legge Visigotica[87]: e però la conservazione de' lor Magistrati, de' loro Duchi, dei loro Conti, de' loro Saioni e Gardingi e Tiufadi. Con altro suo Diploma dello stesso anno 759, Pipino donò all'Arcivescovo le Mura e le Torri di quella città ed anche i balzelli, soliti a riscuotersi da' Visigoti su' commercj delle navi discorrenti pel mare[88]. Sì fatti commercj de' Visigoti di Spagna, di Narbona, di Magalona e d'altri Porti della Gallia Gotica ne' Porti di Genova e ne' rimanenti del Regno Longobardo venivano tuttogiorno allargando in Italia e ne' paesi bagnati dal Mediterraneo la cognizione dell'Architettura Gotica. Ma i Visigoti, che riparavansi nell'Italia e nel Regno de' Franchi, fuggendo l'impeto dell'armi Saracine, meglio di qualunque altro propagavano in estranee contrade il concetto dell'Architettura loro nazionale. Fra tanti fuggiaschi primeggiò il Conte Visigoto di Magalona, che poscia ottenne i favori del Re Pipino. Smaragdo, Scrittore contemporaneo, lo dice uscito di Getica stirpe (Ex Getica stirpe oriundus, natus in Gothia[89]), ma senza tramandarcene il nome. Da questo Piloforo Visigoto nacque Vitizza[90], il quale videsi accolto nelle Reggie di Pipino e di Carlomagno, e nel 774 venne in Italia contro il Re Desiderio, sotto le mura di Pavia. Mutò poscia i pensieri, e si condusse vicino alla sua patria Magalonese nella solitudine d'Aniana: ivi cominciò a fabbricar con le sue mani le povere celle, che tosto divennero l'Anianese Badia, una delle più illustri d'Europa. Vitizza mutò anche il nome suo, e chiamossi Benedetto, come or noi l'appelliamo col titolo di Santo, congiunto con l'altro d'Anianese. Questo insigne Ottimate Visigoto fondò nelle Gallie un gran numero di Monasteri, le forme dei quali s'imitarono poscia nella Germania di Tacito: ma, innanzi di parlarne, giova dare un rapido sguardo a ciò che avvenuto era in Ispagna dopo l'arrivo degli Arabi.