SCENA QUINTA. Vittorio, poi La Torretta.

Vitt. (rimane un momento immobile, pensieroso in mezzo alla scena; poi scuote il capo come per cacciare un’idea molesta).

La Tor. (entra, guarda intorno). E... Cospetto! E Pranero? Non è ancor venuto, o non mi ha aspettato?

Vitt. (grave). Hai fatto tardi. D’Aldengo è andato in vece tua. Tu lo sostituirai domani. Per questa volta si rimedia così.

La Tor. (mortificato). Diavolo! mi rincresce per D’Aldengo. Non è piacevole andar fuori. Senza contar le schioppettate, c’è di che buscarsi un’oftalmia, o rimetterci la pelle del viso. La nebbia è andata via; adesso tira un vento che pela; chi sa cos’avremo più tardi! E lui, D’Aldengo, la deve tener da conto la sua persona. Cospetto! Se torna a casa sfigurato, la sposina si rifarà con un altro. Ti pare?

Vitt. (freddo). Non è argomento da scherzi, questo.

La Tor. Tutt’altro! Cose serie. Povero D’Aldengo! Ha il corpo in montagna e il cuore in pianura (ride).

Vitt. (un po’ infastidito). Che c’è di nuovo nel campo?

La Tor. Niente. Si dànno le verghe a un soldato.

Vitt. (scotendosi). Oh! E perchè?

La Tor. Non so, non ho domandato.

Vitt. (va per uscire).

La Tor. Toh! Vai a vedere?

Vitt. Sì, a veder se posso impedire il supplizio. (Disgustato). Queste punizioni barbare, odiose, io le vorrei assolutamente abolite.

La Tor. Corri, allora, perchè quando son passato io, il plotone era già formato.

Vitt. (via rapidamente).