III.

Rimase a quel modo circa mezz’ora, quando fu scosso da un lieve rumor di passi che partiva di su, dalla galleria. Fosse un servo? No, era ancora troppo presto.... Il giovine guardava senza battere palpebra. Il suono dei passi s’andava avvicinando. A un tratto, ai piedi dello scalone che metteva nel porticato, vide una figura bianca che lentamente avanzava.... Dio, era lei!

La giovinetta usciva di sotto il portico e si incamminava pel cortile. Attraversata la parte in ombra, ella apparve nella piena luce lunare, con la pettinatura disfatta ma vestita ancora del suo bianco abito da ballo. Avanzava con passo sicuro, mostrando che si dirigeva all’uscio dell’abitazione del portiere.

Il giovane lasciò la finestra, attraversò in punta di piedi la sua camera, un breve corridoio, la stanza d’ingresso, ed aprì. La luce entrò nel buio ambiente, e dopo qualche minuto secondo entrò la giovinetta.... Alla prima egli volle prenderle tutt’e due le mani; ma subito rimase interdetto e immobile, vedendo ch’essa aveva gli occhi chiusi.

Aveva gli occhi chiusi e sorrideva, col volto triste, pallidissima. E con quella voce, ch’egli non aveva mai intesa, gli disse: — Sono venuta a dirti addio e per sempre.... Tu hai sofferto molto questa notte, non è vero?... Io lo sentivo bene, ma sentivo anche di non poter nulla altro che soffrire con te.... Il nostro amore è come un filo di seta gettato sopra un grande abisso.... Che ci posso io?... Che ci puoi tu?... La vita si compiace a combinare di queste cose assurde....

Accompagnò quest’ultima parola con un piccolo gesto di rassegnazione stanca; e proseguì, sempre sorridendo:

— Questa notte sei stato geloso!... Il tuo cuore, difatti, era un poco indovino; perchè essi pensano a fare di quel giovane il mio fidanzato.... Povera gente!... Lo so io quali nozze mi aspettano. Sento che fra pochi mesi io sarò morta....

Il giovane ruppe in un gran singhiozzo, e cadde in ginocchio dinanzi alla fanciulla, mormorando: — Adriana! — La bianca veste profumata della fanciulla toccava quasi il suo volto.

— Sai tu dirmi, — ella seguitò, — quanti germi uccida l’inverno nel grembo oscuro della terra? E quanti fiori il vento di marzo faccia cadere morti dagli alberi?... È la legge, mio caro, ed io mi sono già rassegnata.... Ora sono venuta qui per dirti addio; e sono venuta anche per esprimerti il mio volere, certo che tu lo eseguirai.

— A costo della mia vita, io lo eseguirò. Te lo giuro!...

— Ebbene, parti da Bologna. Parti presto e vai lontano, più lontano che potrai. A che rimarresti? Ad aumentare le mie e le tue sofferenze!... Parti; me lo hai giurato.

E intanto inoltrò le braccia nude e posò le mani senza guanti sulle spalle del giovine.

— Poc’anzi tu mi hai chiamata col mio nome.... Io invece non conosco ancora il tuo.... Non dirmelo!... Quello che t’ho dato io, nel mio cuore, è tanto bello! E non voglio saperne altro; e con quello io voglio pensare a te fino alla morte.... e anche dopo. Addio. Non ti raccomando la mia memoria, perchè sono certa che penserai a me fino che vivrai su questa terra.... e anche dopo.... Ci siamo amati perchè così volle il nostro destino: e potemmo esprimere il nostro amore con un divino linguaggio, noto solamente a noi due. Non ti rendere mai indegno di questi ricordi.... Addio! Parti....

E il giovine inginocchiato, attraverso le lagrime, vide contro la Luna la figura della giovinetta abbassarsi ancora un poco. Poi sentì sulla fronte, leggero leggero, il bacio della sua bocca.... Poi la figura si raddrizzò con uno sforzo energico, si volse alla porta, uscì.... Egli la vide attraversare, più in fretta che non era venuta, il cortile, entrare sotto il portico e dileguare nello scalone senza mai voltarsi. Fermo sull’uscio sperò di vederla, di udire forse ancora la sua voce dalla galleria.... Ma non sentì che il rumore lieve de’ suoi passi perdersi nel silenzio. Intanto nell’aria fredda apparivano i primi colori dell’alba....


Dopo una settimana, il giovane violinista era di partenza, avendo accettata scrittura per il teatro di Corfù.