III.
Luciano tacque un poco, guardandosi fissamente le mani incrociate sotto il mento; le sue mani bellissime, che l’ozio e il male avevano rese più scarne e più bianche. Continuò:
— E nemmeno devi aspettarti che io ti faccia capire quello che accadde in me nel tempo che restai là sopra quell’altare. Anche se potessi farlo, assolutamente non vorrei.... Collocatomi lassù, fra l’Angelo che vibra il dardo e la Santa, io potei, per la prima volta, vederla intera.... Perchè devi persuaderti che coloro che la vedono solo dal pavimento della chiesa non potranno formarsi mai una idea vera di quella figura maravigliosa!... Finalmente anch’io potei abbracciarla tutta d’uno sguardo, come uscì dalle mani dell’artefice squisito, dello scultore ardente di estro e di passione.... E vista così, nel consenso armonioso di tutte le sue parti, quella figura acquistò subito per me un significato nuovo, come una eloquenza fulminea che mi andò all’anima, la occupò, la turbò, la sconvolse, caro mio, in una maniera.... Figurati solo questo: la leggera inclinazione della testa sulla spalla destra e quel braccio pendente e quel piede paffutello uscente dalla tonaca, che sono le parti viste e gustate da tutti, esprimono un abbandono e un languore di felicità che può avere, che anzi ha realmente alcun che di sensuale. Ma l’altra metà del volto e dell’atteggiamento, quella nascosta agli occhi di tutti, non solo completano la figura ma la trasformano in un senso di indicibile spiritualità.... Questo riesce molto difficile da spiegare.... Eppure è la verità!... Immagina una larga melodia che, svolgendosi, neutralizzi nell’anima di chi l’ascolta tutto quello che possa esservi di meno eletto e di meno delicato nel primo suo spunto; e la risolva una espressione nobilissima di rapimento ideale.... La mano specialmente! Se tu la vedessi quella mano celata, così leggermente contratta, con le belle dita affusolate e lunghe, quasi tremule e cercanti nel vuoto.... Ma no! Ecco che anche tu sorridi con malizia e caschi nel pregiudizio volgare!... Nel pregiudizio dei sagrestani e dei ciceroni, nel pregiudizio degli artisti sciocchi, degli inglesi sciocchi e di tutta quella canaglia che va a Santa Maria della Vittoria per vedere la grande isterica!... Io odio, vedi, tutti costoro e non sempre ho potuto nasconderlo. Ma odio sopratutto quell’infame frate sagrestano che conduce i visitatori; e che certamente si diverte — rospo! — e male dissimula un risolino, quando sente certi discorsi.... O povera, povera Santa di Dio!...
Luciano, a questo punto, piegò la testa dalla parte della fotografia e rimase qualche tempo silenzioso. Io non vedevo il suo viso, ma un tremito leggero, quasi una vibrazione ai nervi del suo collo. Poi si volse ancora verso di me:
— Il mio destino fu deciso così.... Uno strano destino, sai!... Che è stata la donna per me, durante la mia vita? Che è stato l’amore?... Ero giovane e ardente, come sai........ Ebbene l’amore io non l’ho sentito che nell’arte.... Figurati che una volta ho avuto perfino l’idea d’innamorarmi di Gerolomina.... Niente affatto!... In quella bimba non ho mai potuto trovare altro che le compiacenze della mia predilezione d’artista e di maestro.... Un antico, nel caso mio, avrebbe pensato a una vendetta di Venere verticordia.... Conosci il quadro di Dante Gabriele Rossetti? Lo dicono assai bello.... A me intanto la vista e la vicinanza della Santa erano divenute un conforto e una ispirazione. Poi si mutarono in un vero bisogno.... Ogni tanto guardavo dal ponte e se non vedevo visitatori dinanzi alla cappella, ero tutto contento e mi mettevo più alacre al mio lavoro. Se invece vedevo i soliti curiosi m’entrava un umore nero, una inquietudine cupa e inerte.... Non ti parlo di quando mi accorgevo che il frate sagrestano era intento alla sua solita occupazione di pulire il gruppo.... Più d’una volta, lavorando, egli deve avermi udito bestemmiare....
— Intanto io sentiva di non essere più solo a pensare e ad eseguire l’affresco. Che cosa saliva di laggiù verso di me? Era come un soffio ora caldo ora freddo che mi avvolgeva e si convertiva dentro di me in un impulso patetico. Molte volte anche, dipingendo, m’accorgevo di piangere silenziosamente; e quella tenerezza invece di indebolirmi mi dava una operosità tranquilla, sicura e tanto spontanea che si sarebbe potuto dire incosciente.... E a giornata compiuta, stupivo vedendo il gran cammino che, in quelle poche ore, aveva fatto il mio dipinto.... Allora mi ricordavo la leggenda di quel Santo pittore tedesco, che un angelo aiutò nel condurre a termine in brevissimo tempo le grandi vetrate di una cattedrale.... Chi me lo avesse detto quando cominciai!... Te lo ricordi il mio discorso a pranzo, dopo la nostra visita?...
— Una mattina salii sul ponte con l’animo pieno d’una soddisfazione tranquilla, che non avevo provata da un pezzo. Guardai il mio affresco e mi convinsi che, — dopo circa otto mesi di lavoro, — molto poco io potevo aggiungere senza pericolo di guastare.
— Allora il mio proposito fu subito fissato: potevo finire in quello stesso giorno: dunque non doveva smettere di lavorare fin che avessi finito. Era terminato il mese di giugno; e così avrei compiuto il lavoro in un anno circa da quando per la prima volta avevo messi i piedi nella chiesa.... Che fatica fu la mia, in quella calda giornata! Non ricordo d’aver toccato la colazione che di solito portavo con me; non ricordo d’essermi riposato mai; non mi ricordo di nulla, tranne che due o tre volte nella giornata sentii alla mia nuca una forte sensazione di brivido come se un vento gelato soffiasse subitamente, per l’ampio vano della chiesa, dietro di me.... Poi mi pareva come se le tavole del ponte sparissero sotto i miei piedi ed io rimanessi campato in aria, in una altezza grandissima, ma niente affatto paurosa. Mi sentivo leggero insieme ed enorme e sicuro in ogni mio movimento.... Quando mi colsero le prime ombre della sera, non mi diedi per vinto.... Accesi un pezzo di candela e continuai a dare delle pennellate decise in alcune parti dell’affresco ove qualche cosa era anche da aggiungere. Finalmente sentii che avevo terminato. L’opera viveva intera dinanzi a me e sopra il mio capo.... Ma io non la vedevo più!... La candela s’era consumata.... Allora mi levai la sopravveste di tela, presi il cappello e la giacca, infilai la lunga scala e scesi al buio la lunga fila degli scalini, come un sonnambulo. Mi trovai nel pavimento della chiesa, avvolto dalla gran notte silenziosa.... Invece di muovere a mano sinistra per trovare l’uscio della sagrestia, e poi, valendomi di una chiave che avevo sempre con me, uscire all’aperto, mi volsi alla mia destra andando nell’oscurità, senza esitare.... Poi ricordo che ebbi la sensazione di non essere più solo.... Ero salito, chi sa come, sull’altare e mi trovavo vicino a Lei. Ne ero ben sicuro perchè, malgrado la stanchezza e l’oscurità e tutto il resto, io avevo dentro di me un istinto preciso e rapido che dirigeva nella tenebra i miei movimenti in una maniera infallibile....
— Sì, ero vicino a Lei. La sentivo prima d’averla toccata. Ma dopo un poco reclinai la fronte e sentii una freschezza di marmo che si comunicò rapidamente per tutto il corpo. La commozione deve essere stata tanto forte, che dopo quella rapida percezione di freddo io ho come un intervallo oscuro nel mio ricordo.... Che è avvenuto in me subito dopo? Fu un turbamento nervoso, fu deliquio, fu estasi?... E quanto tempo rimasi io in quello stato? Non potrei dirlo.... Ma la mia memoria torna lentamente a ricompormi i fatti accaduti in quella notte.... Mi vedo di nuovo, ricordo di nuovo. Ero ai piedi di Santa Teresa di Dio.... Un po’ di luce doveva essere entrata dagli alti finestroni nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, perchè vedevo vicino a me un candeliere dell’altare capovolto sulla predella. Colla testa ero appoggiato agli ultimi lembi della tonaca e con le due mani tenevo stretto il piede pendulo della Santa. Lo tenevo stretto e come fasciato amorosamente con le mie due mani.... Sentivo la forma affusolata delle cinque dita, sentivo la curva gentile del piccolo metatarso, su, fino al principio del malleolo, come se fossero di carne viva; e mi pareva che fossero riscaldati e palpitanti sotto la mia lunga pressione.... Io non pensavo — forse non osavo — alzare di più gli occhi, ma sentivo il contatto di tutta una persona vivente e agente sopra tutto l’esser mio.... Intanto la mia bocca articolava un discorso continuato, il quale durava chi sa da quanto tempo!... Il discorso era fatto di parole tenerissime, di frasi tenerissime, non legate fra loro che da un filo intimo e inavvertito, quasi ruscello mormorante che mi sgorgasse dall’anima per la bocca.... E ricordo che, come una nota insistente, mi tornavano sempre le frasi: Fammi patire!... Fammi morire!...
— Tutto a un tratto mi arrivò un suono di voce umana.... una voce che mi fece l’effetto di un coltello sui tendini della nuca:
“Che diavolo fate, signor Luciano!„
— Mi volsi; vidi il sagrestano innanzi all’altare con le braccia incrociate e in atto di contemplarmi.... Sorrideva; e gli vedeva nelle sottili labbra contratte e negli occhietti semichiusi quella espressione di malizia odiosa che avevo notata altre volte. Fu un momento orribile.... Mi rizzai sull’altare, scesi d’un salto e mi buttai addosso all’uomo, il quale, fatto un movimento per cansarmi, mi ghermì alla schiena con una forza straordinaria; e tenutomi sospeso un poco, sì ch’io non cadessi boccone per l’impeto col quale mi ero avventato, mi sibilò all’orecchio:
“Andatevene subito o che chiamo gente! E sarà peggio per voi!...„
— Quelle parole e il modo con cui furono dette, mi rovesciarono l’animo. Ebbi una improvvisa intuizione della mia demenza, a cui s’unì un vago orrore di colpa sacrilega, di punizione, di scandalo.... Che cosa avevo fatto? Da che mondo uscivo io?... Non trovai la forza di rispondere e nemmeno quella di guardare in faccia l’uomo detestato.... Corsi via; corsi a testa bassa, tremando e rabbrividendo....
— Giunto fuori della chiesa, seguitai a correre; e andai così non so per dove nè per quanto tempo.... Ricordo d’esser passato per via dei Due Macelli e di non essermi fermato che in Piazza di Spagna. Là provai un qualche sollievo posando gli occhi sull’acqua limpida, nella vasca della fontana che è sotto la scalea di Trinità dei Monti....
— Quando giunsi a casa sentii che avevo appena la forza di svestirmi e mettermi a letto, ove mi cominciò un attacco furioso del male che ho portato dalla nascita.... E t’accerto io che questa volta dico per davvero!... Il dottore conforta mia madre e assicura me che potrò guarire.... Ci credi tu, Enrico?... Io no. Questa volta non ho più speranza.... Tanto fa!...