VI.

Il calice amaro egli volle vuotarlo tutto.

La riconciliazione formale dei due sposi avvenne due giorni dopo, quasi di nascosto ed in modo semplicissimo. Il Conte andò e fu ricevuto da tutta la famiglia a braccia aperte. Nessuno fu invitato in quel giorno alla villa, tranne il signor Carlo. Non era stato egli il buono e felice mediatore della riconciliazione? La signora Marianna (parlando anche a nome della figliuola) lo aveva invitato con un biglietto; e il Conte, con uguale cortesia, aveva aggiunto il suo invito.

Il signor Carlo andò. Quando verso le due del pomeriggio entrò nel salotto, Giulia e suo marito sedevano sul divano posto fra la grande tavola di noce e la parete.

I due giovani formavano una bellissima coppia. Il Conte non ismentiva la sua compostezza di giovane elegante e raffinato; ma il volto attestava una sincera soddisfazione. Giulia, inchinando la sua adorabile testina bionda sulla spalliera del divano, mostrava nell’abbandono di tutta la persona quel mite languore che succede alle forti e care commozioni dell’animo. Ora teneva i grandi occhi socchiusi, come per raccogliersi, ora li fissava sul marito o li girava sui volti soddisfatti del padre e della madre....

Allor che, guardando dalla finestra, aveva visto comparire il signor Carlo sul cancello della villa, il volto di Giulia s’era turbato un poco. Era, volere o no, una nube sull’orizzonte. Annunziava un temporale?... Giulia stese la mano all’“eroico amico„, e sentì ch’egli rispondeva alla sua con una stretta franca. Bastò questo segno a rassicurare la giovane; e la conversazione s’incamminò disinvolta e tranquilla.

Dopo fecero tutti insieme una passeggiata nel breve parco che circonda la casa. Anche quel luogo era pieno di ricordi.... Giunti ad un bell’albero di robinia coi rami pioventi e intrecciati con arte a guisa di capanna, Giulia e il Conte v’entrarono, ridendo, e si sedettero sull’erba. Il signor Carlo, guardando in alto, con l’aria distratta, disse:

— Quest’albero dovrebb’essere vicino a seccare....

— Che! — ribattè il vecchio. — Per quelle poche foglie secche che lei vede tra il verde?... Effetto solito dell’autunno. L’albero è in ottime condizioni.

— E io credo che quest’albero dovrebb’essere vicino a seccare.

Lo strano discorso non ebbe seguito; ma nella mente di Giulia passò un soffio di ricordanze, che la fecero rimanere in silenzio per qualche minuto.

Verso le quattro la signora Marianna salì nelle stanze a vestirsi per il pranzo; il vecchio andò a schiacciare il suo consueto sonnellino d’un’ora. I tre rimasti girarono ancora un poco pei viali.... Come passare il tempo sino alle sette? Nessuno osava palesare quella preoccupazione. Intanto il signor Carlo si faceva sempre più taciturno e i discorsi andavano innanzi stiracchiati e languidi. Il Conte a un tratto ebbe una idea.

— Sapete che con la corsa delle quattro e quaranta arriva mio zio da Milano? Io vado ad attenderlo e gli preparo una bella improvvisata. Della nostra riconciliazione egli non sa nulla. Pensa, Giulia, se egli cascherà dalle nuvole quando, invece di arrivare all’Hôtel Brun, egli si vedrà condotto qua su a pranzare con noi!...

Giulia trovò che era una idea stupenda.

Dopo dieci minuti il tilbury del Conte aspettava già dinanzi al cancello. Mentre egli s’incamminò per partire, Giulia lo accompagnò. Discendevano insieme, discorrendo, il breve viale fiancheggiato da vasi di limone e d’oleandri fioriti, egli un passo innanzi mettendosi i guanti, ella seguendolo e tenendogli una mano sulla spalla. Il signor Carlo, seduto sopra una panchina di marmo, intanto li sbirciava traverso i rami di un ciuffo di mortelle. I suoi occhi, guardando un poco di traverso, avvolgevano la taglia sottile di Giulia e tutta la sua figura elegante, curva un poco innanzi verso il marito; e seguivano anche il moto lento de’ piccoli piedi sulla ghiaia minuta e stridente del viale.... Quando i due furono presso al cancello, Giulia, credendosi non vista, rattenne con la mano il marito; questi si voltò, la baciò nella bocca e in un attimo fu sul tilbury prendendo le redini e la frusta dalle mani del cocchiere. Salutò ancora con la mano e s’allontanò a trotto lento giù per la china.