RIEPILOGO

Un mese dopo la morte di Zenaide, scoppiava in Parigi la insurrezione che contrassegnò le tre giornate del 27, 28 e 29 luglio 1830. Il regno del dritto divino cedeva il posto al regno della volontà nazionale, e per non più rialzarsi.

In sulla sera del 29, una lettera fu spedita a Auteuil al Visconte d’Orbeil. Questa lettera era così concepita:

«Sig. Visconte — Con immenso dolore vi fo sapere che il nominato Federico Lennois, vostro disgraziato figliuolo, scappato questa mane dall’Ospizio di Bicètre, nel momento che i rivoltosi hanno aperte le porte del manicomio, per dar la libertà a qualche condannato politico, è stato trovato estinto sotto la barriera del quartiere s. Antonio. Una palla di moschetto l’ha colpito verso le regioni del cuore».

Dopo aver letta questa lettera, il Visconte restò lungo tempo immobile e pensoso: levò poscia gli occhi al cielo, e, con un sentimento di tranquilla rassegnazione, mormorò tra sè il motto de’ legittimisti di Francia:

— Dio lo vuole!

Il domani, il Visconte d’Orbeil, unitamente alla sua famiglia, abbandonava il suolo della Francia.


Sir Eduardo Horms, colla sua famiglia, partiva per la sua terra nativa, accompagnato da Maurizio Barkley e dalla costui moglie.

Il governo francese avea renduto a sir Eduardo il quadro la Preghiera; ma questi, consigliato dagl’impulsi del suo animo nobile e generoso, ne avea fatto dono a sua sorella Luigia Aldinelli, di cui quel quadro era il ritratto, e qual retaggio d’amore dello sventurato Ugo Ferraretti.

Qualche tempo è scorso dagli avvenimenti che abbiam raccontati.

Un giorno, la bella e famosa chiesa di S. Dionigi presso Parigi era tutta vestita di brune gramaglie, siccome tutte le altre chiese pertinenti al culto cattolico perciocchè era il giorno che, al dire di un gran poeta italiano.

....... al sol si scoloraro,

per la pietà del suo Fattore, i rai.

Era il Venerdì santo del 1831.

Molti fedeli eran raccolti in quella chiesa, all’ora del vespero, cantavasi il Miserere dello Zingarelli.

Tra le voci di donne era una, la quale non sappiam dire quanta soavità si avesse: non era una donna che cantava, sì bene un angelo che pregava.

Questa cantilena che trova i suoi accordi nelle ime latebre del cuore; avea commossi fino alle lagrime i fedeli radunati in quel tempio, ed in ispezialità avea prodotto una gran commozione nell’animo di una signora, la quale al vestimento e al volto si appalesava ragguardevole straniera.

Questa donna sembrava facesse violenza a sè medesima per rattenere un impeto di lagrime che quel canto le suscitava: cogli occhi alzati verso il Coro, e interamente compresi da stupore e da tenerezza, ella cercava con avidità di raffigurare il volto dell’angelo che cantava; ma la pochissima luce che arrivava su quella parte rimota della chiesa non permetteva a lei lo scernere l’oggetto delle sue ricerche.

Quando il Miserere fu finito, questa dama, che aveva dietro alla sua sedia un domestico in ricca livrea, mandò questi a pregare da parte sua la portinaia conversa, perchè le si desse il permesso di vedere la monaca che avea cantato l’assolo del Miserere. Nessuna difficoltà fu trovata a tale innocente dimanda. La nobil dama venne introdotta nel sacro collegio delle religiose, e le fu presentata colei che tanta commozione le avea prodotta.

L’incognita fu scossa dalla singolar bellezza della monaca, e massimamente dall’aria di dolore onde pareano soffuse le sue sembianze. Con grande effusione di cuore abbracciolla, e le dimandò in francese il suo nome e la sua patria.

— Luigia Aldinelli, rispose la novizia.

— Luigia Aldinelli! esclamò con somma sorpresa l’incognita; e di qual paese siete voi?

— Di Pisa, e orfana.

Una fiamma incendiò le sembianze della dama; un lampo di gioia brillò nel suo sguardo.

— Luigia Aldinelli di Pisa! ella ripetè con voce tremante per commozione; abbracciatemi, e riconoscete in me una sorella, la quale ardentemente desiderava di conoscervi e stringervi al cuore.

— Una sorella! esclamò Luigia stupefatta.

— Sì, una sorella; le vostre virtù e le vostre sventure già mi erano note; ma io ignorava che aveste preso il velo. Io viaggio da circa un anno, e la meta che mi propongo è l’oriente. Son pochi giorni appena che mi trovo a Parigi.

— Il vostro nome, sorella?

— Estrella Encinar, di Cadice, figliuola come voi del Conte di Sierra Blonda, e sposa del marchese Alberto de Rinville, che vado a raggiungere a Strasburgo.

Il volto della novizia si bagnò di lagrime, ed ella si abbandonò fra le braccia della spagnola che amorosamente strinsela al seno.


Sospeso ad una parete della cella di suora Luigia vedeasi il quadro la Preghiera.

Luigia, consacrandosi a Dio, avea seguita l’antica e cara propensione dell’animo suo. Ora ella non vivea che per PREGARE.


[ INDICE]

Parte Prima
I. Auteuil [Pag. 5]
II. Il ritorno del fidanzato [12]
III. Il covile del monello [19]
IV. Eduardo Horms [25]
V. La lettera [33]
VI. La compera [38]
VII. Le due napolitane [44]
VIII. Gelosia [51]
IX. Il 7 Luglio [56]
Parte Seconda
I. La casa di Satana [62]
II. Ugo Ferraretti [68]
III. Un rivendugliolo francese [73]
IV. Il camposanto di Pisa [77]
V. Amore [80]
VI. L’ispirazione [85]
VII. L’invidia [90]
VIII. Il disegno del Lennois [96]
IX. Il carnevale di Pisa [100]
X. Un’altra maschera [107]
Parte Terza
I. I due bambini [113]
II. La fanciullezza di Federico [118]
III. La prima sera a Parigi [126]
IV. Un amico [132]
V. Federico pittore [140]
Parte Quarta
I. Dilucidazioni [146]
II. Il salone del 1829 [151]
III. Sospetti [155]
IV. Il carnevale di Parigi [160]
V. Luigia Aldinelli [167]
VI. Smascheramento [174]
Parte Quinta
I. Et sic repente praecipitas me [180]
II. Il manicomio di Bicètre [186]
III. Lo sperimento [191]
IV. Il visconte di Orbeil [198]
Riepilogo [203]

N. B. — Pag. 112 ultimo rigo leggersi Luigia e non Lucia.