III. L’APPARIZIONE.

Sopra una delle più alte punte del Sila sorgeva una casa, nè umile tanto che si potesse chiamarla rustica, nè sfarzosa sì da qualificarla per signorile, ma più deliziosa di una villa reale veniva fatta dalla felicità di sua situazione. Fiori ed erbe d’ogni soave odore ne imbalsamavano l’aere all’intorno, mentre tempravano l’estiva arsura, spesso sensibile in quei climi anche nel principio di settembre, alte foreste di castagni, di abeti e di frassini che verso il declivo del monte cedevano il luogo agli ulivi e alle viti. Il maggior balcone di tale casa signoreggiava sì il Mediterraneo che da esso vedevate e il capo della Scalea e il golfo di Taranto e la foce del Crati. Era questa la casa della giovinetta Maria Solis che abbiamo imparata a conoscere ieri sera. Di buon mattino ella stava lavorando all’ago presso l’indicata finestra, ma nè le foreste nè il Mediterraneo nè il golfo di Taranto nè la foce del Crati avevano i pensieri di quella donzella.

Una considerazione grave per lei le avea fatta passare inquieta la notte e la tenea tuttavia assorta in serii pensieri. Il suo Luigi le avea bensì serbata parola col visitarla la sera innanzi appena sdebitatosi de’ protratti obblighi militari che allegò siccome impedimento dell’accompagnarla a casa, ma oltre all’avere tenuta assai corta quella sua visita sembrò alla Maria che si sforzasse nascondere una certa tetraggine divenutagli abituale da qualche tempo e che s’accrebbe quand’ella gli fece il racconto della scena avuta con la zingara e delle predizioni fattele da colei su l’uomo dalla mala guardatura. In oltre la Maria non sapea spiegare a sè stessa i motivi di una premura mostrata da Luigi a fine di sapere se il padre Venanzio era stato o verrebbe a visitarla, come solea quando si trasferiva alla valle del Sila, e della fretta onde congedossi da lei appena inteso che il buon minimo avea già ripresa la strada di Paola.

Ancorchè a prima vista la nostra giovinetta ne sia apparsa d’una vivacità capricciosa, talvolta persin leggiera e poco meno che inconsiderata, ella diventava la persona più meditativa del mondo ove le occorressero all’animo argomenti che si riferissero al suo amore per Luigi, o che ancora in qualsiasi modo fossero atti ad esercitare l’alto di lei carattere; nel che una cosa aiutava a spiegare l’altra. Ella amava in Luigi Grifone non solamente il bel giovine e il giovine coraggioso, prerogative già onnipotenti di per sè stesse sul cuor di una donna, ma in oltre ravvisava in esso, può dirsi, il suo unico educatore, colui che, dotato d’un ingegno superiore quasi agli anni suoi, sviluppava in lei i germi d’un discernimento naturalmente rettissimo; onde non è a stupire se vedemmo la Maria religiosa sì per indole e per educazione ma scevra in uno de’ volgari pregiudizi di que’ tempi, come non è meraviglia ch’ella sortisse un amante di mente non ordinaria nei giorni contemporanei al gran segretario fiorentino e forieri della fortunata epoca di Leone X.

Di questo umor non bellissimo della sua figlia di latte si accorse la Concezione che stava allora rinnovellando le ampolle di fiori freschi su la mensola della Madonna; ma vedete un po’ come bene la buona vecchia ne indovinasse il motivo!

— Affè che mi parete pensierosa questa mattina. Direi quasi vostro danno! Ci voleste andar di legge a sentir quella mala astrologa!

— Ah! avete ben ragione — disse con dolce e mesta ironia la giovinetta. — Non ci sono altre cose che possano dar da pensar su la terra fuor delle predizioni di una zingara pazza.

— Che altro mai può darvi fastidio?

— Che altro mai! Non vi avvedeste ieri sera come avesse la fronte annuvolata Luigi?

— Ci badai poco; doveva essere stanco delle sue fazioni della giornata.

— Si è trovato in simil caso altre volte, e il suo buon umore non lo abbandonava per ciò. Oh! questo buon umore è ben alterato da quindici giorni fa!

— Eh! son quindici giorni appunto da che corse quel brutto pericolo di essere scannato da un assassino. Mi par bene un buon motivo di non essere più allegro.

— Oh! Luigi non è l’uomo da pensare al pericolo quando è passato. Poi un’idea adesso me ne richiama un’altra. Non vi siete accorta che da quindici giorni non mi parla più della speranza di veder presto effettuate le nostre nozze? E sì per l’addietro era il suo discorso favorito d’ogni minuto!

— Questo, se volete, lo ho notato, e ho notato ancora che non vi dà più conto dei lavori che fa fare nella casa da lui comprata di fresco per alloggiarci la sua sposa. In oltre ha venduti que’ suoi due più bei cavalli da sella che gli erano tanto cari. C’è mai dubbio che i suoi affari domestici non andassero più bene come una volta? Egli è, come voi, orfano di padre e di madre. Le sue sostanze le amministra un tutore, quel banchiere che gli va rimettendo danari da Napoli. Tutti i tutori non son fedeli, la mia Maria, come questa povera vecchia spagnuola che vi tien luogo di madre!

— In questa parte certo devo ringraziar Dio, cara la mia Concezione. Ma me fortunata se il mio Luigi non avesse altre afflizioni oltre quelle che potessero derivargli da uno sbilancio economico!

— Bella fortuna da vero!

— Me fortunata! l’ho detto e lo ripeto. In tal caso gli direi subito: Luigi, se qualche circostanza non preveduta ti ponesse in una posizione più difficile.... se, per mettere il caso più disperato, ti privasse perfino d’ogni modo di sussistenza, pensa che la tua Maria ha una sostanza sufficiente per vivere lei e per far vivere te.

— Ma, signorina — disse la Concezione facendosi ritta ritta — non vi ricordate più che la buon’anima di vostro padre Francesco Solis vi ha lasciata sotto la tutela della Concezione Rustegos vostra seconda madre e che per conseguenza non potete disporre nè delle vostre sostanze nè della vostra mano senza il consenso di questa vostra tutrice?

— Il consenso di questa mia tutrice! vi mostro io subito come fo ad ottenerlo. — E nel dir ciò la cara giovinetta, alzatasi dalla sua scranna, corse ad abbracciare la Concezione e le impresse fervidamente un bacio per guancia e un su la bocca.

— Ah, briccona! mi conosci troppo — esclamò la vecchia che, strettasi al seno la sua prediletta, contraccambiò le tre e le quattro volte i ricevutine baci.

— Aveva io torto, mamma, quando ponevo ogni mia fiducia nell’amor che mi porti e che è tanto contraccambiato dalla tua figlia? —

Venne indi un succedersi di scambievoli e cordialissime carezze cui impose fine la nudrice con una sensatissima riflessione, perchè, se prescindiamo da certe superstizioncelle che la buona vecchia spagnuola aveva nell’osso, la nostra Concezione, quando era fuor di tutte le suggezioni e a quattr’occhi con la sua allieva, parlava proprio da donna di proposito.

— Orsù, figlia mia, quello che si ha a fare si faccia subito. Così nella mia Spagna nativa come in questa parte d’Italia il tempo di maritarsi per le ragazze arriva presto e vola anche più presto. Quando viene oggi il tuo Luigi hai da spiegargli alla libera questa intenzione che dicesti a me. L’eccesso del tuo amore non raffredderà il suo, perchè quel buon giovine t’ama da vero; me ne sono avveduta io in più d’una circostanza, e noi vecchi ce ne intendiamo di queste cose!

— Ma e se ci fossimo ingannate voi ed io sul motivo del suo turbamento?

— E se ci fossimo ingannate non gli dài mica una sassata con lo spiegargli quello che saresti pronta a fare per lui? Ne trarrà una maggior confidenza a sceglierti in tutti i casi d’angustia per sua amica, per sua consigliera. A te poi non mancano le belle maniere di far nascere un discorso.

— M’ingegnerò, mamma. Già non dovrebbe tardar molto a capitare. —

Non aveva ancor terminato di profferire queste parole la giovinetta quando d’improvviso si spalanca l’uscio della stanza e si presenta alle due donne tale visione che avrebbe atterrite persone anche più intrepide. Poco men che ignudo, ma armato, grondante sangue, ansante, con una fisonomia stralunata, atta per altro ad indicare più forse un infelice che un delinquente, entra un uomo di circa sessant’anni. Trasalisce la Maria, la Concezione grida tosto:

— Vergine Santissima! Vergine Santissima! l’uomo dalla mala guardatura! — nè ha forza di profferire un accento di più.

L’uom sopraggiunto dice con voce patetica alle due donne tratte troppo fuor de’ lor sensi per udirne le parole:

— Ah! non temete alcun male da me. Del male a voi! cerco soltanto mettere in salvo la mia vita che si vuol togliermi. —

Come si è notato, era impossibile che il suono di questi accenti arrivasse all’orecchio delle due povere spaventate creature. Pure l’imminenza di un pericolo, o temuto o reale, ne guida più presto, e come per forza d’istinto, a quella freddezza di mente necessaria onde misurar meglio lo stesso pericolo e meditare i modi di trarci il men male d’impaccio; e ciò sarà accaduto tanto alla giovine Maria quanto alla sua buona nudrice, le quali udirono l’inchiesta dello straordinario personaggio quando questi la ripetè, non però senza aver prima posto in disparte il suo moschetto e ciò a fine di rassicurarle meglio su le proprie intenzioni.

— E qual disgrazia vi è occorsa e che cosa possiamo fare per voi, noi povere donne? — disse la Maria.

— Qual disgrazia, buona signorina? col dirvi che mi vogliono morto vi ho detto tutto. Che cosa potete fare? darmi il tempo di ristagnare il sangue che mandano le mie ferite e, se aveste alcuni panni vecchi entro cui potessi avvolgermi... vedete in che stato mi hanno ridotto... datemeli in carità, poi abbandono subito la vostra casa. Per vostra quiete nessuno mi ha veduto ad entrarci. —

Già l’abbattimento della paura, grazie a queste sole parole, avea fatto luogo nel cuore della sensibile Maria a tutte le emozioni della pietà. Essa lacera tosto una gran falda della tela su cui stava lavorando.

— Servitevi di questo per le fasciature di che abbisognate. Concezione, guardate fra i rimasti abiti del povero padre mio se ve ne sia qualcuno che s’adatti a questo povero nostro ospite. —

Gli occhi inumiditi del personaggio misterioso provarono che per lo meno non gli era ignota la gratitudine.

— Ma la mia cara Maria, sappiamo noi bene a che ci esponiamo? spero che questo uomo non ci vorrà compromettere.... ma pensate a ieri sera!... —

— La mia intenzione non è al certo di compromettervi — soggiunse tosto lo sconosciuto — però se avete delle paure su ciò.... questa buona giovinetta, sotto il cui tetto mi ha portato un caso ch’io non prevedeva giammai, m’intenerisce troppo.... torno a gettarmi fra le mani de’ miei persecutori.

— No, no, buon uomo! — esclamò la Maria — non fate un simile torto alla nostra ospitalità. Questa benedetta Concezione mi ama tanto che alle volte.....

— Vi amo certo e questo amor mio mi scolpisce meglio nella memoria e la figura di quest’uomo e le parole profferite dalla zingara.

— Concezione, non bado ad un’astrologa di piazza io. La mia consigliera vedila là! — e accennava col dito l’immagine della Vergine — quella là innanzi alla quale rinovavi i fiori poc’anzi. Oh! mi son volta a lei prima di risolvermi; l’ho guardata; mi è sembrato fin vederle mover gli occhi, mi è sembrato udire dalle sue labbra divine queste parole: Quando vedi un infelice non cercare perchè lo sia ma soccorrilo! La chiamano madre degli sfortunati per questo. —

La Concezione, in cui taceva ogni riguardo di umana cautela quando vedea la figlia sua volere una cosa, e in parte ancora persuasa da quei detti profferiti dal labbro d’un angelo, andò in cerca delle cose che la Maria le accennò.

Nell’intervallo in cui ella rimase sola con l’uom misterioso, questi, guardandola con volto sempre più commosso, le disse:

— Oh! voi arrivereste a riconciliarmi con gli uomini.

— Vi compiango se avete bisogno di chi vi riconcilii co’ vostri simili — gli rispose la virtuosa Maria più assai contristata del certo che lusingata da un tal complimento. — Ma lo stato in cui vi vedo è in parte la vostra scusa. Amico mio, pensate or solo a voi stesso e a tutto ciò che la mia casa vi può somministrare. Vado a sollecitare la Concezione. —

Poc’altri discorsi passarono in appresso tra le soccorritrici e l’uom soccorso che, ben accortosi e del far guardingo della Concezione e compreso d’affettuoso rispetto per la Maria cui s’avvide parimente d’aver dato disgusto col mostrarsi nemico degli uomini, affrettò la sua fasciatura ed il suo travestimento. Non ci volle più d’una mezz’ora perchè fosse terminato. Colmando di benedizioni la Maria il misterioso personaggio se ne andò per una porta segreta affatto lontana da quella donde entrò, accompagnato dalla Concezione che suggerì ella stessa questa cautela.