ATTO SECONDO.
La stessa scena. Il cielo è sempre coperto.
SCENA PRIMA. Il Pastore Manders, la Signora Alving, Osvaldo e Regina internamente.
(Il Pastore Manders e la signora Alving escono dalla sala da pranzo.)
Sig.ª Alving. (voltando la testa indietro). Vieni, Osvaldo?
Osvaldo. No, grazie, vo’ a fare un breve giro.
Sig.ª Alving. Sì, esci pure un po’ prima che non ricominci il cattivo tempo (chiude la porta della sala da pranzo, si dirige verso il vestibolo e chiama:) Regina!
Regina. (dal di fuori). Signora?
Sig.ª Alving. Va a dar una mano alle donne per le ghirlande.
Regina. Sissignore.
(La signora Alving s’assicura che Regina è uscita, poi chiude la porta.)
Il Past. Egli non può udir nulla di dov’è, nevvero?
Sig.ª Alving. No, se la porta è chiusa, poi già egli se n’esce.
Il Past. Io sono ancora fuori di me; non so come non abbia potuto inghiottire nemmeno un boccone.
Sig.ª Alving (misurando a gran passi la scena e non potendo dominare il suo turbamento). E io neppure, ma che farci?
Il Past. Infatti, che farci? in fede mia non lo so: ho un’esperienza così limitata in tal genere di affari....
Sig.ª Alving. Sono più che sicura che sinora non c’è nulla....
Il Past. No! Dio non lo voglia! Ma ciò non toglie che simili famigliarità siano sconvenientissime.
Sig.ª Alving. Non si tratta che d’un capriccio di Osvaldo, ve l’assicuro.
Il Past. Mio Dio, lo ripeto; non sono competente in tal genere d’affari.... Però mi sembrerebbe....
Sig.ª Alving. Essa deve tosto lasciare questa casa, ciò è chiaro come la luce del giorno.
Il Past. Naturalmente....
Sig.ª Alving. Ma ove se n’andrà?... Noi non possiamo assumerci la responsabilità di...
Il Past. È semplicissimo: essa se n’andrà presso suo padre.
Sig.ª Alving. Che dite?
Il Past. Presso suo.... Ma no.... avete ragione, Engstrand non è suo padre. Ma, buon Dio, signora, ciò non è possibile! Vi sarete ingannata.
Sig.ª Alving. Ahimè! Io non mi sono ingannata. Giovanna ha dovuto confessarmi ogni cosa e Alving non potè negare. Non mi rimaneva che soffocare la cosa.
Il Past. Evidentemente, non c’era altro partito da prendere.
Sig.ª Alving. La ragazza lasciò immediatamente la mia casa, dopo aver ricevuta una somma abbastanza considerevole, quale prezzo del suo silenzio. Una volta in città essa seppe ingegnarsi abbastanza bene. Rinnovò la sua conoscenza col falegname Engstrand, a cui aveva lasciato intravedere la sua ricchezza, e a cui raccontò qualche favola in cui si trattava d’uno straniero che l’estate precedente era entrato in porto col suo yacht. Ed ecco come quei due si sposarono dall’oggi al dimani. Anzi siete stato voi stesso a consacrare la loro unione.
Il Past. Ma come spiegare?... Mi ricordo benissimo l’attitudine di Engstrand, allorchè venne a trovarmi pel suo matrimonio. Egli era così avvilito, e si rimproverava con tant’amarezza il fallo commesso da lui e dalla sua compagna....
Sig.ª Alving. Prendersi lui ogni responsabilità era il meglio che gli rimanesse a fare.
Il Past. Ma tanta dissimulazione, e con me! Non me la sarei aspettata da parte di Giacomo Engstrand. Ah! Me ne renderà conto, oh sì, e seriamente. Eppoi, quanta immoralità in simile unione! Per un po’ di denaro! A quanto poteva ammontare la somma di cui disponeva la ragazza?
Sig.ª Alving. A trecento scudi.
Il Past. Guardate un po’! per trecento miserabili scudi, si sposa una donna perduta!
Sig.ª Alving. E che dite di me allora che acconsentii a sposare un uomo perduto?
Il Past. Ma, Dio mi perdoni!... Che dite mai?... Un uomo perduto!
Sig.ª Alving. Credereste voi per caso che Alving quando mi condusse all’altare fosse più puro di Giovanna quando sposò Engstrand?
Il Past. Il caso è affatto diverso....
Sig.ª Alving. Non tanto. Solo il prezzo differiva: in un caso trecento miserabili scudi.... nell’altro un patrimonio.
Il Past. Ma vediamo! Come potete voi paragonare due cose così diverse? Non avevate voi attinto consiglio da parecchi, e scrutato il vostro cuore?
Sig.ª Alving (senza guardarlo). Io credevo che aveste compreso ove si fosse smarrito in quell’epoca questo cuore, come lo chiamate voi.
Il Past. (con austerità). Se l’avessi compreso, non sarei divenuto l’ospite giornaliero della casa di vostro marito.
Sig.ª Alving. Insomma, ciò che so di certo si è che non m’ero consultata affatto.
Il Past. Bene; ma avete seguito il consiglio dei vostri parenti più prossimi: di vostra madre, e delle vostre due zie.
Sig.ª Alving. È vero. Furono esse a concludere l’affare e non io. Erano così convinte che sarebbe stata follia il rifiutare un’offerta simile! Se mia madre potesse ora rialzare il capo e vedere a che ne siamo ridotti!
Il Past. Nessuno può essere responsabile delle conseguenze. Ciò che v’è di certo si è che il vostro matrimonio venne concluso secondo ogni buona regola.
Sig.ª Alving. (alla finestra). Ah! Quella regola! quella regola! Mi sembra talora sia essa la cagione di tutte le sventure di questo mondo.
Il Past. Signora Alving, ora commettete un peccato.
Sig.ª Alving. Può essere; ma tutti questi legami, tutti questi riguardi mi sono divenuti insopportabili. Io non posso.... Voglio emanciparmene, voglio la libertà!
Il Past. Che intendete dire?
Sig.ª Alving. (picchiando sur un vetro). Non avrei dovuto gettare un mantello pietoso sulla vita d’Alving. Ma non osavo agire altrimenti, anche per una considerazione personale, tanto ero vile.
Il Past. Vile?...
Sig.ª Alving. Se si fosse saputo qualche cosa, si sarebbe detto: Pover’uomo! Come potrebbe fare altrimenti con una moglie che fugge?
Il Past. Infatti avrebbero avuto diritto di parlare così.
Sig.ª Alving (guardandolo fissamente). S’io fossi stata quella che avrei dovuto essere, avrei detto segretamente ad Osvaldo: Ascoltami, figlio mio, tuo padre era un uomo perduto....
Il Past. Misericordia!...
Sig.ª Alving. Gli avrei narrato tutto quello che narrai a voi; nè più nè meno.
Il Past. Signora, finirò coll’andarmene in collera con voi.
Sig.ª Alving. Lo so, lo so. Io stessa sono in collera con me stessa (allontanandosi dalla finestra) tanto sono vile.
Il Past. E voi chiamate viltà l’adempiere al vostro dovere? Avete dimenticato che un figlio deve amore e rispetto ai suoi genitori?
Sig.ª Alving. Non facciamo teorie. Una sola domanda: Osvaldo deve amare e rispettare il ciambellano Alving?
Il Past. Non c’è un sentimento di madre in voi che vi proibisca di spezzare l’ideale di vostro figlio?
Sig.ª Alving. E la verità, dunque?
Il Past. E l’ideale, dunque?
Sig.ª Alving. Ah! L’ideale, l’ideale! Se fossi un po’ più coraggiosa di quanto lo sono!
Il Past. Non gittate le pietre contro l’ideale, signora, poichè questo si vendica crudelmente. Qui si tratta d’Osvaldo, e Osvaldo, ahimè, non è troppo ricco d’ideali: ma da quanto potei vedere, ne esiste uno per lui: suo padre!
Sig.ª Alving. In ciò non v’ingannate.
Il Past. E tale sentimento voi stessa l’avete risvegliato e nutrito colle vostre lettere.
Sig.ª Alving. Sì, io fui la schiava del dovere e dei riguardi: e così per anni interi ho mentito innanzi a mio figlio. Oh! Vigliacca, vigliacca che fui!
Il Past. Voi avete creata un’illusione salutare nell’animo di vostro figlio, signora Alving, e certamente questo non è un bene di poco valore.
Sig.ª Alving. Hum! Chissà s’è un bene? In quanto ad una relazione con Regina, io non ne voglio sapere, egli non deve trastullarsi col cuore di questa povera ragazza....
Il Past. Ah! Buon Dio! No, sarebbe orribile.
Sig.ª Alving. S’io sapessi ch’egli ha delle intenzioni serie, e che ci va della sua felicità....
Il Past. Di che?... Non capisco.
Sig.ª Alving. Ma questo non è il caso, perchè purtroppo Regina non ci si presta.
Il Past. Come?... Che volete dire?...
Sig.ª Alving. S’io non fossi così vile, mi sarebbe dolce potergli dire: Sposala o fate come volete; badate però che non ci sia inganno.
Il Past. Misericordia! Un matrimonio regolare in tali condizioni! Una cosa così orribile.... così inaudita!...
Sig.ª Alving. Inaudita?... Mettetevi la mano sul cuore, Pastore, non credete che a noi d’intorno, nel nostro paese, non ci sia più d’un’unione di simil genere?...
Il Past. Non vi capisco più.
Sig.ª Alving. Ma sì....
Il Past. Suvvia! Voi pensate a dei casi eccezionali, in cui.... ahimè, la vita di famiglia non è purtroppo sempre così pura come dovrebbe essere. Ma un fatto come quello a cui alludete, non si sa mai.... almeno con certezza. Qui invece.... potreste volere, voi, una madre, che....
Sig.ª Alving. Ma io non lo voglio affatto; a nessun costo vorrei acconsentirci; è precisamente quello che dico.
Il Past. Perchè siete vile, come dite voi stessa. Se non foste vile.... Bontà divina! Un’unione simile!
Sig.ª Alving. Eh! Sembra che noi tutti discendiamo da unioni di questo genere. E chi ha istituito queste cose, Pastore?
Il Past. Con voi, signora, io non tratto di simili argomenti. Siete ben lungi dall’essere nella disposizione necessaria. Però quando osate dire che c’è viltà da parte vostra a....
Sig.ª Alving. Ascoltatemi, e sappiate com’io la pensi. Io sono timida, ho paura, perchè c’è in me qualche cosa.... qualche cosa che mi opprime, dei ricordi terribili che mi afferrano come spettri da cui non posso liberarmi.
Il Past. Come avete detto, signora Alving?
Sig.ª Alving. Quando intesi là, Regina ed Osvaldo, mi parve ad un tratto che tutto il passato mi si rizzasse innanzi. Ma io sto quasi per credere, Pastore, che noi siamo tutti spettri. Non è soltanto il sangue dei nostri genitori che corre in noi, ma c’è inoltre una specie d’idea distrutta, una credenza morta, e tutto ciò che ne risulta, e questo non è vitale, è vero, ma ciò nullameno se ne sta in fondo a noi stessi, e mai non riusciamo a liberarcene. S’io prendo un giornale e mi metto a leggere, ecco sorgermi dei fantasmi tra linea e linea. Mi sembra quasi che tutto il paese sia popolato di fantasmi, e che questi siano numerosi come le arene del mare. Eppoi tutti noi, quanti siamo, abbiamo tanta paura della luce!
Il Past. Ecco il frutto delle vostre letture. Bel frutto, davvero! Ah! Quei libri abbominevoli, scritti rivoltanti di liberi pensatori!
Sig.ª Alving. V’ingannate, Pastore. Colui che mi spinse a riflettere, foste voi, e ve ne sono riconoscentissima.
Il Past. Io?
Sig.ª Alving. Sì. Allorchè m’avete piegata al dovere, come lo chiamavate voi, allorchè avete vantato come giusto, ciò contro cui tutto il mio essere si ribellava, cominciai ad esaminare la stoffa dei vostri insegnamenti. Non volevo toccare che un sol punto; ma disfatto questo, tutto il resto si scucì, e vidi allora che le vostre cuciture erano fatte a macchina.
Il Past. (lentamente, con emozione). Sarebbe questo il premio della lotta più aspra della mia vita?
Sig.ª Alving. Dite piuttosto della più deplorevole delle vostre sconfitte.
Il Past. Elena, quella fu la mia più grande vittoria: un trionfo su me stesso.
Sig.ª Alving. Un delitto verso noi due.
Il Past. Che? Allorchè vi supplicai, allorchè vi dissi: «Donna, ritornate presso colui ch’è vostro sposo innanzi alla legge», mentre voi tutta smarrita eravate venuta in mia casa gridando: «Eccomi, prendetemi!» è questo che voi chiamate un delitto?
Sig.ª Alving. A parer mio, sì.
Il Past. Noi due non siamo destinati a comprenderci mai.
Sig.ª. Alving. Ad ogni modo, non ci comprendiamo più!...
Il Past. Mai.... mai: nei miei pensieri i più reconditi, io non v’ho considerata che come la moglie d’un altro.
Sig.ª Alving. Ne siete ben sicuro?
Il Past. Elena!
Sig.ª Alving. È così facile dimenticare ciò che riguarda sè stessi.
Il Past. Non tanto. Io sono quello che sono sempre stato.
Sig.ª Alving (mutando tono). Bene, bene, non parliamo più dei tempi passati. Ora voi siete immerso sin alla gola nei comitati e nelle direzioni, e io sono qui a lottare cogli spettri, dentro e fuori.
Il Past. Quanto a quelli fuori, potrò aiutarvi a vincerli. Dopo tutto ciò ch’ebbi a udire oggi, non posso in coscienza lasciare dippiù in vostra casa una giovanetta inesperta.
Sig.ª Alving. Non vi pare che sarebbe bene trovarle una posizione? Intendo dire.... qualche buon partito.
Il Past. Senz’alcun dubbio. Ciò sarebbe desiderabile per lei sotto ogni riguardo. Regina raggiunse l’età, in cui.... buon Dio! non so come spiegarmi, allorchè si trattano argomenti simili, ma....
Sig.ª Alving. Regina si sviluppò presto.
Il Past. Nevvero? Mi pare infatti ch’essa fosse già molto bene sviluppata allorchè la preparai alla comunione. Ma intanto è necessario ch’essa se ne ritorni a casa sua. Sotto gli occhi del padre.... Ma no.... Engstrand non è... Ma come potè egli nascondermi siffattamente la verità? (si picchia alla porta del vestibolo)
Sig.ª Alving. Chi può essere? Avanti.