SCENA II. Detti, Engstrand.

Engs. (vestito da festa sull’ingresso). Perdonate, scusate, ma....

Il Past. Ah! ah! Hm....

Sig.ª Alving. Siete voi, Engstrand?

Engs. Le ragazze non c’erano, sicchè dovetti prendermi l’estrema libertà di picchiare alla porta.

Sig.ª Alving. Bene, bene, entrate. Avete a dirmi qualche cosa?

Engs. No, grazie: è col signor Pastore che vorrei scambiare una parola.

Il Past. (misurando a gran passi la scena). Con me? È con me che volete parlare? Con me, nevvero?

Engs. Sì, vorrei....

Il Past. (arrestandosi innanzi a lui). Ebbene, posso saper di che si tratta?

Engs. Mio Dio, ecco tutto, signor Pastore: ora laggiù è il momento della paga. Mille grazie, signora. Ed ecco tutto pronto. Allora pensai che sarebbe conveniente per noi che lavorammo uniti per tanto tempo.... pensai.... che si potrebbe, mi pare, finire con una piccola riunione religiosa.

Il Past. Una riunione, laggiù nell’asilo?

Engs. Sì, a meno che il signor Pastore non ci trovasse qualche cosa a ridire, chè allora....

Il Past. Non posso trovarvi nulla a ridire, io.... ma.... Hm....

Engs. Era mia abitudine di formare la sera di simili riunioni....

Il Past. Davvero?

Engs. Sì, di tanto in tanto, un breve esercizio pio, ma io non sono che un essere umile e grossolano, e non ho i doni necessarii.... che Dio vi aiuti.... Allora pensai: poichè il signor Pastore era qui....

Il Past. È che, vedete, maestro Engstrand, avrei prima una domanda da farvi. Siete voi nelle necessarie disposizioni richieste per simile riunione? Avete voi la coscienza pura e tranquilla?

Engs. Oh! Che Dio mi perdoni.... non vale la pena di occuparsi della mia coscienza, signor Pastore.

Il Past. Al contrario, è precisamente di questa ch’io voglio trattare. Vediamo che avete a rispondere?

Engs. Eh, la coscienza può talora trovarsi in difetto.

Il Past. Meno male che ne convenite. Ma vorreste dirmi, francamente, che significa tutta quella storia di Regina?

Sig.ª Alving (vivamente). Pastore Manders!

Il Past. (facendo un gesto per calmarla). Lasciatemi fare.

Engs. Regina?... Signore! Mi fate paura! (guarda la signora Alving) Non è accaduto nulla di male a Regina?

Il Past. Giova sperarlo. Ma io intendo parlarvi della vostra situazione verso Regina. Vi si ritiene suo padre, nevvero? Ebbene?

Engs. (esitando). Hm! Il signor Pastore conosce benissimo ciò che avvenne tra me e la povera Giovanna.

Il Past. È inutile nascondere più oltre la verità. La vostra defunta moglie rivelò tutto alla signora Alving, prima di lasciare il suo servizio.

Engs. Oh! Che il.... Davvero fece ciò?

Il Past. Eccovi adunque smascherato, Engstrand.

Engs. Ed essa che aveva giurato e scongiurato....

Il Past. E voi per tanti anni mi avete celata la verità! L’avete celata a me che vi avevo dimostrato tanta fiducia in tutto e sempre!

Engs. Ahimè! Pur troppo feci tutto ciò.

Il Past. Ho io meritato che m’ingannaste Engstrand? Non m’avete trovato sempre pronto ad assistervi e colle parole e coi fatti, sinchè era in mio potere farlo? Rispondete, non è forse vero?

Engs. Infatti, quante volte mi sarei trovato nel massimo imbarazzo senza il vostro aiuto!...

Il Past. Ed è così che mi compensate! M’avete fatto fare una falsa iscrizione nella parrocchia, e per tanti anni non m’avete dato alcun schiarimento, come avreste dovuto fare per amore del vero. La vostra condotta, Engstrand, non è scusabile, e, da oggi in poi, tutto dev’essere finito tra noi due!

Engs. Purtroppo, avete ragione.

Il Past. Sì, perchè in qual modo potreste giustificarvi?

Engs. Ma come potè essa confessarvi la sua vergogna? Vediamo, signor Pastore, mettetevi nei panni della povera Giovanna....

Il Past. Io!...

Engs. Mio Dio! Non è poi che una semplice supposizione. Voglio dire, supponiamo che il signor Pastore avesse da nascondere qualche cosa di vergognoso, agli occhi del mondo, come si suol dire. Noialtri uomini non dobbiamo troppo affrettarci a condannare una povera donna, signor Pastore.

Il Past. Non accuso vostra moglie, io.

Engs. Mi permette il signor Pastore di fargli una sola domanda?

Il Past. Dite pure.

Engs. Il dovere di un uomo non è forse di rialzare ogni povera creatura che cade?

Il Past. Evidentemente.

Engs. Ed un uomo non è tenuto a fare onore alla sua parola?

Il Past. Sì, ma....

Engs. Dopo la sua sventura, dopo il fatto di quell’inglese che forse era un americano o un russo, Giovanna venne in città. La povera ragazza mi aveva già respinto parecchie volte, perchè essa non aveva occhi per le cose belle, e io avevo la mia infermità alla gamba. Eh! Sicuro! Il signor Pastore rammenta l’accidente toccatomi: un giorno m’ero avventurato in un ballo ove i marinai si compiacevano nell’ebbrezza e nel delirio. Avendo io voluto persuadere quella gente a percorrere un’altra via....

Sig.ª Alving. (alla finestra). Hm....

Il Past. Lo so, me l’avete già raccontato: quella gente grossolana vi fece precipitare da tutta la scala. La vostra infermità vi fa onore.

Engs. Non ne vado altero per questo, signor Pastore. Volevo dunque raccontarvi come Giovanna venne a confidarsi a me; piangeva, si lamentava.... Posso dirlo, signor Pastore, simili lamenti mi straziavano l’animo.

Il Past. Dite davvero? Continuate.

Engs. Allora io le dissi: «il tuo americano è già in alto mare da lungo tempo, e tu, Giovanna, hai commesso un fallo, sei una creatura perduta. Per fortuna c’è Giacomo Engstrand solido sulle sue gambe.» Questo non era che un modo di dire, si capisce.

Il Past. Vi capisco benissimo; però continuate.

Engs. Ebbene, io la rialzai e la sposai perchè nessuno potesse supporre il suo fallo.

Il Past. In ciò agiste nobilmente. Però quello che non so approvare si è che vi siate abbassato ad accettare quel danaro....

Engs. Del denaro, io?... Neppur un soldo.

Il Past. (interrogando con lo sguardo la signora Alving). Ma!...

Engs. Ah! Sì!... Aspettate un momento, mi ricordo: Giovanna aveva qualche soldo è vero, però io non ne volli mai sentir parlare... Puh! dicevo, Mammone è il prezzo del peccato; quest’oro miserabile.... forse delle banconote? Non ne so nulla.... Lo getteremo in faccia all’americano. Ma egli, signor Pastore, era scomparso al di là dei mari o tra le nuvole.

Il Past. Davvero, mio bravo Engstrand?

Engs. Sicuro. Allora Giovanna ed io decidemmo che tale denaro doveva servire per la creatura; e così fu, ed io posso ora renderne conto sino all’ultimo quattrino.

Il Past. Ma allora la cosa cangia d’aspetto.

Engs. La cosa fu proprio così, signor Pastore, ed ora posso dirlo, io son stato un vero padre per Regina, per quanto stava in me, giacchè io non sono pur troppo che un povero storpio.

Il Past. Via, via, mio caro Engstrand....

Engs. Però devo dirlo, io ho allevato la bambina, ho vissuto d’amore e d’accordo colla defunta Giovanna, ed ho esercitato l’autorità in casa mia, come sta scritto. Giammai non m’è saltato in capo d’andar a trovare il pastore Manders, per vantarmi d’aver fatto anch’io una volta una buona azione. No, quando una cosa simile avviene a Giacomo Engstrand, egli sa tacere e custodire il segreto; sventuratamente, ciò non avviene troppo spesso, come capirete bene, e quando mi trovo col pastore Manders devo invece parlargli d’errori e di mancanze. Giacchè, lo ripeto, la coscienza può di quando in quando traviare.

Il Past. Datemi la vostra mano, Engstrand.

Engs. Oh! Gesù mio! Il signor Pastore....

Il Past. Bando alle cerimonie. (gli stringe la mano) Ecco!

Engs. E se ora potessi chieder perdono al signor Pastore....

Il Past. Voi?... Sono io invece che vi devo delle scuse.

Engs. Oh! In quanto a ciò, giammai!

Il Past. Ma sì, e ve le porgo di tutto cuore. Perdonatemi d’aver sospettato di voi; e se potessi mostrarvi in qualche modo tutta la fiducia, la benevolenza....

Engs. Voi vorreste far ciò, signor Pastore?

Il Past. Col massimo piacere.

Engs. Si è che.... ne avreste l’occasione in questo stesso istante. Col denaro che ho potuto metter da parte, voglio fondare in città un rifugio pei marinai.

Sig.ª Alving. Davvero?

Engs. Sì; dovrebbe essere come una specie d’asilo. Quando l’uomo di mare tocca terra, è assalito da tutte le tentazioni possibili! Ma presso di me, nella casa di cui vi parlo, egli si troverebbe come sotto gli occhi d’un padre. Quest’è la mia idea.

Il Past. Che ne dite, signora Alving?

Engs. Io non dispongo di molto, che Dio mi aiuti, e se trovassi una mano benefica....

Il Past. Benissimo, benissimo, prenderemo ciò in considerazione. Il vostro progetto mi sorride assai; ora andatevene a fare i preparativi e fate anche accendere dei lumi perchè tutto abbia un’aria di festa; dopo di che, ci occuperemo della nostra edificante riunione, mio caro Engstrand, poichè ora credo davvero alle vostre buone disposizioni.

Engs. Lo spero. Allora addio, signora, e grazie della vostra bontà; e abbiate cura della mia Regina (asciugandosi una lagrima), la figlia della mia povera Giovanna.... hm è strano.... ma è come se essa avesse messo radice nel mio cuore. Proprio, sì!...

(Saluta ed esce dalla porta del vestibolo).

Il Past. Ebbene! Che ne dite di quest’uomo, signora mia? La spiegazione ch’egli ci dette, differisce alquanto dalla vostra....

Sig.ª Alving. Infatti.

Il Past. Vedete come bisogna badare prima di giudicare il prossimo. Ma quanta gioia in compenso allorchè si riconosce d’aver avuto torto! Non vi pare?

Sig.ª Alving. Voi siete e rimarrete sempre un gran fanciullone, Manders.

Il Past. Io?...

Sig.ª Alving. (posando le sue mani sulle spalle del Pastore). E aggiungerò che ho una volontà matta di gettarvi le braccia al collo.

Il Past. (retrocedendo vivamente). No, no, che Dio vi benedica! Simili volontà!...

Sig.ª Alving. (sorridendo) Andiamo, non abbiate paura di me.

Il Past. (dopo essersi avvicinato al tavolo). Avete talora un certo modo d’esprimervi.... Ora rinchiudo nel mio portafoglio i documenti. (eseguisce) Ecco. Arrivederci. Tenete d’occhio Osvaldo allorchè rientrerà. Ritornerò qui subito.

(Prende il cappello ed esce dalla porta del vestibolo).