SCENA III. Pastore Manders, Signora Alving.
Sig.ª Alving. (tende la mano al Pastore). Siate il benvenuto, signor Pastore.
Il Past. Buon giorno, signora. Eccomi qua, secondo la promessa.
Sig.ª Alving. Sempre puntualissimo.
Il Past. Potete pensare con quanta fatica abbia potuto fuggire, con tutte quelle Commissioni e Direzioni di cui faccio parte....
Sig.ª Alving. Tanto più vi sono riconoscente d’esservene venuto così di buon’ora. Così potremo almeno regolare i nostri affari prima di pranzo. Ma ov’è la vostra valigia?
Il Past. (vivamente) I miei bagagli sono qui dal negoziante, ove passerò la notte.
Sig.ª Alving. (reprimendo un sorriso). Dunque non volete proprio passare la notte sotto il mio tetto?
Il Past. No, signora mia; io ve ne sono riconoscente, ma preferisco dormire giù, come al solito. Mi riesce più comodo per prendere il battello....
Sig.ª Alving. Fate come credete. Però mi sembra che due vecchi come noi....
Il Past. Oh! Buon Dio! che dite mai! D’altra parte è naturale che oggi siate di buon umore. Prima di tutto la festa di domani, poi il ritorno di Osvaldo....
Sig.ª Alving. Sì, per me quest’è una gran felicità. Figuratevi! Era lontano già da più di due anni. E ora mi promise di passare tutto l’inverno con me.
Il Past. Davvero? Quest’è da parte sua un’azione veramente figliale perchè suppongo che non debba sedurlo poco la vita di Parigi o di Roma.
Sig.ª Alving. Certo, ma qui egli ha sua madre! Ah! il mio buon figliuolo adorato! Il suo cuore è tutto per la sua mamma si può proprio dirlo!
Il Past. D’altra parte sarebbe troppo triste se la separazione e le sue occupazioni d’artista dovessero rallentare dei legami così naturali.
Sig.ª Alving. Avete ragione. Ma con lui non c’è pericolo. Sono curiosa di vedere se lo riconoscerete. Egli discenderà tosto; ora riposa un po’ sur un sofà. Ma sedete dunque, mio caro Pastore.
Il Past. Grazie. Non sono d’incomodo?
Sig.ª Alving. Al contrario. (siede al tavolo).
Il Past. Benissimo, allora vi dirò... (prende la sua borsa da viaggio dalla sedia, siede al lato opposto del tavolo e cerca un posto conveniente per distendervi le sue carte) In primo luogo questo... (interrompendosi) Ma, ditemi dunque, signora mia, donde vi vengono questi libri?
Sig.ª Alving. Questi libri? Sono libri che leggo io.
Il Past. Voi leggete opere simili?
Sig.ª Alving. Certamente.
Il Past. Sentite che esse vi rendano migliore o più felice?
Sig.ª Alving. Mi sembra che mi rendano in qualche modo più sicura di me stessa.
Il Past. È strano. E come accade ciò?
Sig.ª Alving. Ecco; vi trovo come una spiegazione, una conferma di molte e molte cose che soglio pensare e ruminare in me stessa. Perchè, vedete, pastore Manders, il meraviglioso si è che, per vero dire, in questi libri non si trova assolutamente nulla di nuovo; non c’è qui dentro che quello che pensano e credono la maggior parte degli uomini. L’unica differenza sta in ciò, che cioè la maggioranza degli uomini non se ne rende esatto conto, o non vuol soffermarvisi.
Il Past. Ah! Benissimo! Ma voi credete sul serio che la maggioranza degli uomini?...
Sig.ª Alving. Sì, lo credo.
Il Past. Ma non nel nostro paese, non tra noi?
Sig.ª Alving. Ahimè! Tra noi, come altrove.
Il Past. Ah! Vi pare!...
Sig.ª Alving. Ma, in fatto, che avete voi a rimproverare a questi libri?
Il Past. Io non ho nulla a rimproverar loro. Non crederete già che io m’occupi dell’esame di simili opere....
Sig.ª Alving. Ciò vuol dire che non conoscete affatto quello che condannate.
Il Past. Lessi abbastanza di quanto fu detto di tali libri per biasimarli.
Sig.ª Alving. Sì, ma l’opinione vostra....
Il Past. Signora mia, in questa vita vi sono dei casi in cui bisogna rimettersi al giudizio degli altri. Che volete? È un fatto, ed è bene così! Che diverrebbe la società se avvenisse altrimenti?
Sig.ª Alving. Forse avete ragione.
Il Past. Io non voglio negare che non ci possa essere in tali scritti qualche cosa d’attraente. E non posso neppure farvi rimprovero se volete conoscere le correnti intellettuali che, secondo ciò che si dice, attraversano questo mondo... ove per tanto tempo avete lasciato errare vostro figlio. Ma....
Sig.ª Alving. Ma....
Il Past. (abbassando la voce). Ma non bisogna parlarne, signora mia. Non c’è bisogno di render conto a tutti di ciò che si legge e di quanto si pensa tra le proprie pareti.
Sig.ª Alving. No, certamente, sono della vostra opinione.
Il Past. Non dimenticate però gli obblighi che vi impone quest’asilo che avete deciso d’edificare in un’epoca in cui le vostre idee sul mondo morale differivano considerevolmente da quelle di oggi, almeno a quanto ne posso giudicare.
Sig.ª Alving. Sì, sì siamo d’accordo. Ma è dell’asilo....
Il Past. Avete ragione; è dell’asilo che dovevamo occuparci. Dunque prudenza, signora mia! Ed ora passiamo agli affari nostri. (apre una busta e ne leva delle carte) Vedete queste?
Sig.ª Alving. Sono i documenti?
Il Past. Sì, e in pieno ordine. Potete pensare con quante difficoltà, abbia potuto ottenerli in tempo. Ho dovuto letteralmente esercitare delle pressioni. Le autorità sono, si potrebbe dire quasi, crudelmente coscienziose allorchè trattasi di decisioni da prendersi. Ma finalmente eccoli. (sfoglia le carte) Questo è uno stato del recinto di Solvik, facente parte del dominio di Rosenvold, coll’indicazione dei nuovi fabbricati costruiti, scuola, abitazione dei maestri e cappella. Ed ecco la conferma del legato e degli statuti di fondazione. Volete vedere? (legge) Statuti dell’asilo: «Alla memoria del capitano Alving.»
Sig.ª Alving. (gli sguardi fissi a lungo sulle carte). Ecco!
Il Past. Scelsi il titolo di capitano anzichè quello di ciambellano, poichè mi sembra meno pretenzioso.
Sig.ª Alving. Sì, sì, come vi pare.
Il Past. Ed ecco il libretto della Cassa di Risparmio portante il capitale cogli interessi, il tutto destinato a coprire le spese di costruzione.
Sig.ª Alving. Grazie, ma fatemi il piacere di conservarli per maggior comodità.
Il Past. Volontieri. Per cominciare sarei d’opinione di lasciar il denaro alla Cassa di Risparmio. L’interesse del quattro per cento è poco seducente; ma in mancanza di meglio.... Se più tardi ci si offrisse qualche collocamento più vantaggioso — beninteso dovrebbe trattarsi d’una prima ipoteca, o d’un’iscrizione sicura, — potremo riparlarne.
Sig.ª Alving. Sì, sì mio caro Pastore, voi queste cose le potete capire meglio di me.
Il Past. Ad ogni modo, starò all’erta. Ma un’altra cosa volevo chiedervi parecchie volte.
Sig.ª Alving. Cioè?
Il Past. Dobbiamo o no, far assicurare l’asilo?
Sig.ª Alving. Sì, naturalmente.
Il Past. Aspettate un momento. Consideriamo la cosa davvicino.
Sig.ª Alving. Io ho assicurato tutto qui: fabbricati, raccolto, bestiame e mobiglio.
Il Past. È giustissimo. Si tratta di proprietà vostra, e io faccio altrettanto.... beninteso. Ma qui, vedete, l’affare è diverso. L’asilo deve, in qualche maniera, ricevere una consacrazione per un fine d’ordine superiore.
Sig.ª Alving. Sì, ma ciò non toglie....
Il Past. Per conto mio, io non troverei alcun inconveniente nel garantirci contro tutte le eventualità.
Sig.ª Alving. Ma sicuro....
Il Past. Ma ditemi, di che opinione è la contrada? Che ne pensano gli abitanti? Potete saperlo meglio di me.
Sig.ª Alving. Hum, le disposizioni....
Il Past. V’ha qui un numero importante d’opinioni autorevoli — veramente autorevoli — a cui potesse dar ombra la nostra decisione?...
Sig.ª Alving. Che intendete dire con.... opinioni autorevoli?
Il Past. Intendo parlare di persone che occupino un posto abbastanza indipendente, e abbastanza influente, perchè non si debba trascurare troppo il loro modo di vedere.
Sig.ª Alving. Se si tratta di queste, ne conosco un buon numero che forse si scandalizzerebbero se..
Il Past. Lo vedete bene! Da noi in città, esse abbondano. Pensate alle anime devote di cui hanno cura tutti i miei confratelli. Si troverebbe che nè voi, nè io, abbiamo fiducia nei decreti della Provvidenza.
Sig.ª Alving. Ma per ciò che vi concerne, caro Pastore, lo sapete anche voi che....
Il Past. Sì, io so, io so; ho per me la mia coscienza, quest’è certo. Ma non potremmo far tacere i commenti malevoli e contrari. E tali commenti potrebbero in ultima analisi inceppare l’opera stessa.
Sig.ª Alving. Sicuro, se così fosse...
Il Past. Io non devo neppure perdere completamente di vista la situazione equivoca — oserò dire penosa — in cui potrei trovarmi. Nei circoli influenti della città, ci si occupa moltissimo di tale fondazione. L’asilo non è in parte eretto a vantaggio della città? È sperabile anzi che servirà ad alleggerire in misura abbastanza larga i carichi dell’assistenza pubblica. Ora, essendo stato vostro consigliere, incaricato della parte amministrativa dell’opera, temo, lo confesso, d’essere il primo bersaglio degli invidiosi.
Sig.ª Alving. Infatti non dovete esporvici.
Il Past. Senza parlare degli attacchi che, non c’è alcun dubbio, non mi verrebbero risparmiati da certi giornali di cui....
Sig.ª Alving. Basta, caro Pastore. La vostra prima considerazione è sufficiente....
Il Past. Adunque credete che sia meglio rinunciare all’assicurazione?
Sig.ª Alving. Sì, vi rinunceremo.
Il Past. (sdraiandosi sulla sedia). Ma ammettendo che accadesse una disgrazia — non si può mai sapere — v’assumereste di riparare al disastro?
Sig.ª Alving. Questo poi no, ve lo dico chiaramente; non lo farei.
Il Past. In tal caso, sapete, signora mia, quale grave responsabiltà ci assumiamo?
Sig.ª Alving. Possiamo fare diversamente?
Il Past. No, ed ecco la difficoltà. Noi non possiamo esporci a dei giudizi sfavorevoli, e non abbiamo affatto il diritto di scandalizzare l’opinione.
Sig.ª Alving. Voi, come prete, no certamente.
Il Past. D’altra parte credo sinceramente che dobbiamo contare, per simile fondazione, sur una stella propizia, dirò meglio, sulla protezione speciale di lassù.
Sig.ª Alving. Speriamolo, caro Pastore.
Il Past. Sicchè, adunque, voi credete che sia meglio lasciare le cose come sono?
Sig.ª Alving. Ne sono convinta.
Il Past. Sarà fatta la vostra volontà. (scrivendo) Assicurazione niente.
Sig.ª Alving. È strano però che abbiate aspettato sino ad oggi a tenermene parola.
Il Past. L’ho pensato spesso però.
Sig.ª Alving. Lo sapete che ieri per poco non abbiamo avuto un incendio laggiù?
Il Past. Che dite mai?
Sig.ª Alving. Fortunatamente fu senz’importanza. Dei trucioli che bruciarono nel laboratorio del falegname.
Il Past. Ove lavora Engstrand?
Sig.ª Alving. Sì, dicono ch’è talora così trascurato cogli zolfanelli....
Il Past. Ha tante cose in testa quel benedett’uomo; ne ha avute tante! Per fortuna pare che ora si sia proposto, se sarà vero, di condurre una vita irreprensibile.
Sig.ª Alving. Davvero? Chi ve lo disse?
Il Past. Egli stesso me l’assicurò. Sta il fatto che come operaio vale molto.
Sig.ª Alving. Sì, finchè non beve.
Il Past. Purtroppo ha quella malaugurata debolezza! A sentir lui però n’ha sempre colpa la sua gamba difettosa. L’ultima volta ch’io lo vidi in città, m’ha veramente commosso. Venne a trovarmi, e mi ringraziò con tanta effusione d’avergli procurato del lavoro qui ove gli è dato d’incontrare sua figlia.
Sig.ª Alving. Non credo però che la veda molto spesso.
Il Past. V’ingannate: egli le parla ogni giorno, così mi disse lui.
Sig.ª Alving. Sarà.
Il Past. Il poveretto sente che ha bisogno di qualcuno che lo trattenga allorchè gli capita la tentazione! Ciò che mi commuove in Giacomo Engstrand, si è ch’egli se ne viene a voi in tutta la sua debolezza per confessarvela e accusarsene da sè. L’ultima volta che venne.... statemi a sentire, signora Alving, mi confessò che sarebbe una felicità per lui avere Regina presso di sè....
Sig.ª Alving. (alzandosi vivamente). Regina!
Il Past. Voi non potreste opporvi.
Sig.ª Alving. Al contrario, mi vi opporrei. Eppoi Regina è necessaria all’asilo.
Il Past. Ma Engstrand è suo padre, non dovete dimenticarlo!
Sig.ª Alving. Un padre come quello!... In quanto a questo, io posso saperne più di qualunque altro. No! Io non consentirò mai ch’essa se ne vada ad abitare con lui!
Il Past. (alzandosi). Mia cara signora, non accoratevi troppo. V’assicuro però che mi rincresce il vedere in qual conto tenete il povero Engstrand. Si direbbe proprio che temiate....
Sig.ª Alving. (più calma). Non importa. Fui io che raccolsi Regina in casa mia, ed è in casa mia che deve rimanere. (si pone in ascolto) Zitto! mio caro Pastore, non più una parola di ciò. (il suo volto si rischiara) Ascoltate: ecco Osvaldo che discende. Non pensiamo ora che a lui.