SCENA IV. Detti, Osvaldo.

(Osvaldo Alving in giacchetta, col cappello in mano, fumando un’enorme pipa di schiuma di mare, entra dalla porta di sinistra.)

Osvaldo. (arrestandosi sulla soglia). Oh! Mille scuse. Credevo foste tutti nel gabinetto da lavoro. (avvicinandosi) Buon giorno, signor Pastore.

Il Past. (fissandolo con meraviglia). Oh! Ma è strano....

Sig.ª Alving. Che ne dite, Pastore?

Il Past. Io dico.... dico.... No! Ma è questo veramente?...

Osvaldo. Sì, signor Pastore, questo è veramente il figliuol prodigo....

Il Past. Ma, mio caro amico....

Osvaldo. Il figlio ritrovato, se così preferite dire.

Sig.ª Alving. Osvaldo pensa al tempo in cui voi vi opponevate così decisamente alla sua carriera artistica.

Il Past. Vi sono tante decisioni, temerarie ai nostri occhi, che più tardi invece.... (gli tende la mano) Insomma, siate il benvenuto. Davvero, mio caro Osvaldo.... mi permettete nevvero ch’io vi chiami come vi chiamavo una volta?...

Osvaldo. E come vorreste chiamarmi?

Il Past. Grazie! Volevo adunque pregarvi, mio caro Osvaldo, di non credere ch’io condanni assolutamente la carriera artistica. Riconosco che in tale carriera come in ogni altra, molti e molti sanno salvare il loro animo dalla corruzione.

Osvaldo. Speriamolo.

Sig.ª Alving. Io ne conosco uno (raggiante di gioia) che s’è salvato corpo ed anima. Guardatelo, signor Pastore.

Osvaldo (risalendo la scena). Bene, bene, mamma mia, non ne parliamo.

Il Past. Via, non si può negarlo infatti. Eppoi, ecco che cominciate a farvi un nome. I giornali parlano spesso di voi, e nel modo il più lusinghiero.... Però in questi ultimi tempi ci fu un po’ di silenzio.

Osvaldo (s’è avvicinato ai fiori). Infatti da qualche tempo non posso lavorare con una certa assiduità.

Sig.ª Alving. Un pittore ha diritto di riposarsi come ogn’altro.

Il Past. Si capisce. Nel frattempo ci si prepara e si raccolgono tutte le proprie forze per qualche lavoro importante.

Osvaldo. Già.... Mamma, il pranzo sarà pronto presto?

Sig.ª Alving. Tra una mezz’ora. Grazie a Dio l’appetito non gli manca.

Il Past. Nè la passione pel tabacco.

Osvaldo. Trovai di sopra la pipa di mio padre e....

Il Past. Ah! Ci siamo.

Sig.ª Alving. Che intendete dire?

Il Past. Allorchè scorsi sulla soglia Osvaldo, colla pipa in bocca, credetti vedere suo padre risuscitato.

Osvaldo. Davvero?

Sig.ª Alving. Ma come potete dire una cosa simile? Osvaldo rassomiglia soltanto a me.

Il Past. Quest’è vero, ma c’è una certa linea agli angoli della bocca, sulle labbra, che avevo già osservato sul volto d’Alving....

Sig.ª Alving. Tutt’altro. A me sembra invece che Osvaldo abbia qualche cosa di sacerdotale agli angoli della bocca.

Il Past. È vero, è vero; un tratto simile si riscontra infatti presso parecchi dei miei confratelli.

Sig.ª Alving. Ma lascia, ti prego, la tua pipa, ragazzo mio, non voglio che ci sia fumo in questa stanza.

Osvaldo. Hai ragione. Volevo soltanto provarla. Vi fumai una volta sola allorchè ero piccino.

Sig.ª Alving. Davvero?

Osvaldo. Sì. Ero un bimbo allora. Mi ricordo che una sera entrai nella camera di mio padre e ch’egli era così gaio, così animato....

Sig.ª Alving. Ma che! Tu non puoi ricordarti di quell’epoca.

Osvaldo. Oh! Me ne ricordo benissimo. Egli mi prese sulle sue ginocchia e mi fece fumare nella sua pipa. «Fuma, fuma, ragazzo mio,» mi disse. E io fumai sinchè mi fu possibile, sinchè mi sentii impallidire e il sudore bagnarmi la fronte. Allora egli rise così di cuore....

Il Past. Strano, davvero!

Sig.ª Alving. Amico mio, dev’essere un sogno di Osvaldo questo.

Osvaldo. No, mamma, non è un sogno. Tant’è vero — te ne ricordi? — che tu sei entrata e m’hai portato nella mia cameretta; là mi sono sentito male e ricordo anche d’averti veduta piangere. Ma il papà soleva fare di simili scherzi.

Il Past. Nella sua gioventù egli era molto allegro.

Osvaldo. E nel poco tempo ch’egli ha vissuto, ha saputo compiere tante cose utili e buone.

Il Past. È vero. Voi portate il nome d’un uomo degno ed attivo, mio caro Osvaldo Alving. Ebbene, speriamo che questo sarà per voi uno stimolo, un incoraggiamento....

Osvaldo. Infatti, dovrebbe essere così.

Il Past. Ad ogni modo, fu amabilissimo da parte vostra, l’esservene ritornato per una festa sacra alla sua memoria.

Osvaldo. Non avrei potuto fare diversamente.

Sig.ª Alving. E pensare che potrò averlo per tanto tempo, questo è il più bello!

Il Past. Sicuro, mi fu detto che rimarrete qui con noi tutto l’inverno.

Osvaldo. Non è stabilito il tempo della mia permanenza qui, signor Pastore. Qual piacere si prova nel ritornarsene in casa propria!

Sig.ª Alving (raggiante). Non è vero, figlio mio?...

Il Past. (guardandolo con interesse). Eravate ben giovane, mio caro Osvaldo, quando avete cominciato a girare il mondo.

Osvaldo. È vero: io mi domando talvolta, se non ero persino troppo giovane.

Sig.ª Alving. Tutt’altro: ciò non può arrecare che vantaggio ad un ragazzo svegliato, e specialmente ad un figlio unico che corre il rischio di viziarsi troppo restandosene sempre in casa sua, tra il babbo e la mamma.

Il Past. Questo è molto discutibile, signora mia. Dopo tutto, la casa paterna sarà sempre il soggiorno migliore per un ragazzo.

Osvaldo. Su questo punto, io sono perfettamente dell’opinione del Pastore.

Il Past. Guardate, per esempio, il vostro istesso figliolo. Noi possiamo benissimo parlare in sua presenza. Eccolo giunto ai suoi ventisei o ventisette anni, e mai egli ebbe occasione di conoscere la vera vita di famiglia....

Osvaldo. Perdonate, signor Pastore.... ma su questo punto vi sbagliate.

Il Past. Davvero? Io credevo che aveste frequentato solo circoli d’artisti.

Osvaldo. Quest’è esatto.

Il Past. E in ispecie quelli di giovani artisti.

Osvaldo. Precisamente.

Il Past. E pensavo che per la maggior parte non avessero i mezzi di fondare una famiglia e un focolare proprio.

Osvaldo. Ce n’è bensì di quelli che non possono sposarsi, signor Pastore....

Il Past. Ebbene! È precisamente ciò che voglio dire.

Osvaldo. Ma ciò non toglie ch’essi non possano avere un focolare proprio e spesso essi l’hanno... e organizzato bene, e molto conveniente.

Sig.ª Alving (attenta a queste parole, le approva col capo, senza parlare).

Il Past. Io non intendo parlare d’un governo di casa da scapoli. Io chiamo focolare domestico quello presso cui vive un uomo con sua moglie e i suoi figli.

Osvaldo. Sì, oppure coi suoi figli e la loro madre.

Il Past. (dando un sobbalzo e giungendo le mani). Ma.... misericordia!

Osvaldo. Che?

Il Past. Vivere colla madre dei propri figli?

Osvaldo. Sicuro; preferireste che venisse respinta?...

Il Past. Sicchè voi alludete alle relazioni illegittime, a queste «false famiglie» come volgarmente si dicono.

Osvaldo. Io non trovai mai nulla di falso in questa vita in comune.

Il Past. Ma come può egli avvenire che un uomo o una donna che abbiano avuto solo un principio di educazione, possano adattarsi ad una simile esistenza, innanzi agli occhi del mondo?

Osvaldo. Eh! Che volete che facciano? Un giovane artista povero, una fanciulla povera... Per sposarsi occorre molto denaro. Che fare?

Il Past. Che fare? Sentite, signor Alving, vi dirò io ciò che devono fare. Devono starsene lungi l’uno dall’altro sin dal principio....: ecco ciò che devono fare.

Osvaldo. Un tal discorso non vi gioverebbe molto con noi giovanotti, appassionati, innamorati.

Sig.ª Alving. In fede mia, no, non vi gioverebbe molto.

Il Past. (insistendo). E le autorità che tollerano cose simili e le lasciano avvenire alla piena luce del giorno!.... (volgendosi verso la signora Alving) Non avevo ragione d’essere profondamente inquieto sul conto di vostro figlio? In circoli simili ove l’immoralità si mette sfacciatamente in mostra, ove, per così dire, essa acquista il diritto di cittadinanza....

Osvaldo. Vi confesserò anzi, signor Pastore, ch’io fui l’ospite assiduo d’una di quelle famiglie irregolari, presso la quale passavo quasi tutte le mie domeniche.

Il Past. Proprio le domeniche!

Osvaldo. Sicuro, è il giorno consacrato al divertimento. Ma non intesi mai una parola meno che conveniente; nulla di quanto potrebbe venir tacciato d’immoralità.... No; sapete voi invece dove e quando si riscontra dell’immoralità nei circoli d’artisti?

Il Past. No, grazie a Dio, non ne so nulla.

Osvaldo. Ebbene! Mi permetterò di dirvelo io: la riscontrai solo allorchè qualche padre o marito delle nostre famiglie modello, veniva presso gli artisti in cerca di un po’ di libertà, degnando onorare di una sua visita le nostre umili taverne. In quelle occasioni sì, possiamo dire d’averne imparate delle belle! Quei signori sapevano raccontarci fatti e cose a cui non avevamo pensato mai.

Il Past. E che? Pretendereste che degli uomini onorati di questo paese possano andare....

Osvaldo. Li avete mai intesi, questi uomini onorati, di ritorno alle loro case, discutere sull’immoralità che regna nei paesi stranieri?...

Il Past. Questo sì....

Sig.ª Alving. Anch’io ne intesi parlare.

Osvaldo. Sicuro. E si può loro credere sulla parola. Tra essi ci sono di quelli che lo sanno per esperienza propria. (si prende la testa tra le mani) Chi si permette di ricoprire di fango la bella, la superba, la libera esistenza di laggiù?

Sig.ª Alving. Non esaltarti, Osvaldo, questo non ti giova affatto.

Osvaldo. Hai ragione, mamma; non mi giova. Vedi, ne è causa questa maledetta stanchezza. Vuol dire che farò una passeggiatina prima di pranzo. Scusatemi, signor Pastore; voi non potete mettervi nei miei panni; ma ne fui preso così bruscamente.... (esce dalla porta di destra)