SCENA V. Signora Alving, Pastore Manders.
Sig.ª Alving. Povero figlio mio!...
Il Past. Oh! Meno male che la pensate così. Ecco a che ne siamo!
Sig.ª Alving (lo guarda in silenzio).
Il Past. (misurando a gran passi la scena). Figliuol prodigo, ha detto; ahimè sì è proprio così, sì!
Sig.ª Alving. (continua a guardarlo).
Il Past. Ma voi che dite di tuttociò?
Sig.ª Alving. Dico che Osvaldo ha completamente ragione.
Il Past. (con un sobbalzo). Ragione! ragione di esporre tali principî?
Sig.ª Alving. Qui nella mia solitudine io son giunta a pensarla come lui. Ma non ho osato mai affrontare la questione troppo davvicino. Sia! Mio figlio parla per me.
Il Past. Siete veramente da compiangere signora Alving. Ascoltatemi: ora parleremo sul serio. In questo momento non avete più innanzi a voi il vostro uomo d’affari, il vostro consigliere, il vostro amico di gioventù e l’amico del vostro defunto marito; è il pastore che vi parla come lo fece il dì del vostro errore.
Sig.ª Alving. E che ha egli a dirmi il pastore?
Il Past. Voglio prima di tutto destare i vostri ricordi, signora. Il momento è scelto bene: domani ricorre il decimo anniversario della morte di vostro marito. Domani cadrà il velo del monumento destinato ad eternare la sua memoria. Domani mi rivolgerò a tutti; oggi voglio trattenermi con voi sola.
Sig.ª Alving. Ebbene, parlate, signore.
Il Past. Vi ricordate che un anno dopo il vostro matrimonio vi siete trovata sull’orlo dell’abisso, che avete disertato dalla vostra casa.... che avete abbandonato vostro marito? Sì, signora mia.... abbandonato, quest’è la parola, e vi siete rifiutata di ritornarvene presso di lui, malgrado ogni sua preghiera, malgrado ogni sua supplica.
Sig.ª Alving. Dimenticaste come fossi infelice in quel primo anno di matrimonio?
Il Past. Cercar la felicità in questa vita, ecco il vero spirito di rivolta. Che diritto abbiamo noi alla felicità? Noi dobbiamo fare il nostro dovere, signora; e il vostro dovere v’imponeva di restarvene presso all’uomo a cui avevate giurata la vostra fede.
Sig.ª Alving. Voi sapete quale vita menasse Alving in quell’epoca e di quali disordini egli si rendesse colpevole.
Il Past. Conosco benissimo tutte le voci che correvano sul suo conto, ed è ben lungi da me l’idea d’approvare la condotta della sua giovinezza, ammesso che tali voci fossero fondate. Ma una donna non è autorizzata ad erigersi a giudice di suo marito. Era vostro dovere di sopportare umilmente la croce che la volontà dell’Altissimo avea creduto bene d’imporvi. Invece voi vi siete ribellata, avete gettata lungi da voi la croce, abbandonando il poveretto ch’era vostra missione sostenere. Avete disertato, esponendo il vostro nome e la vostra riputazione, col rischio inoltre di rovinare la riputazione di qualche altro.
Sig.ª Alving. Di qualche altro?
Il Past. Non fu, da parte vostra, una gran leggerezza il venire a rifugiarvi in casa mia?
Sig.ª Alving. Dal nostro Pastore? Dal nostro buon amico di casa?
Il Past. Appunto per questo. Sì, potete ringraziare Iddio che mi conferì la necessaria energia, che mi aiutò a distogliervi dai vostri progetti esaltati, e mi diede la forza di ricondurvi sulla via del dovere e nella casa del vostro legittimo sposo.
Sig.ª Alving. Sì, mio buon Pastore, questa fu tutta opera vostra.
Il Past. Io non fui che un umile strumento nelle mani dell’Altissimo. E dalla felicità che mi fu data piegandovi al dovere e all’obbedienza, quale benedizione non ne risultò mai per tutto il resto della vostra vita! Le cose non si riordinarono forse come ve l’avevo predetto? Alving non dette forse un addio a tutti i disordini della sua esistenza? E d’allora in poi non passò egli forse tutti i suoi giorni con voi, nell’amore e nella felicità? Non divenne egli il benefattore della contrada, e voi non diveniste un po’ alla volta la sua compagna indivisibile in ogni opera di beneficenza? Oh! So tutto, signora mia, e di tale elogio v’andavo debitore da un pezzo. Ma giungiamo all’altro errore più grande della vostra vita.
Sig.ª Alving. Che intendete dire?
Il Past. Come avete un giorno rinnegato i doveri di sposa, avete più tardi rinnegati quelli di madre.
Sig.ª Alving. Ah!...
Il Past. Foste dominata ognora da un’invincibile fiducia in voi stessa. Non avete mirato ognora che ad affrancarvi d’ogni legge e da ogni giogo. Mai avete saputo sopportare il peso d’una catena qualsiasi. Tutto ciò che vi disturbava, l’avete sempre gettato lungi da voi senza rimpianto, senz’esitazione, come un insopportabile fardello, non ascoltando che la voce del piacere. Non vi conveniva più oltre l’essere sposa, e vi siete liberata di vostro marito; v’appariva troppo incomodo l’essere madre, e avete mandato vostro figlio tra gente estranea.
Sig.ª Alving. È vero, io lo feci.
Il Past. E così siete divenuta un’estranea per lui.
Sig.ª Alving. No, no, v’ingannate.
Il Past. Non m’inganno, ed è naturale. Come v’è egli ritornato? Pensateci bene, signora Alving. Voi siete stata colpevole verso vostro marito, e lo riconoscete voi stessa innalzando un monumento alla sua memoria; riconoscete ora pure i vostri torti verso vostro figlio; forse siamo ancor in tempo per ricondurlo sul retto cammino. Cercate per quanto v’è possibile di rifare il vostro passato, e correggete in lui ciò che spero si potrà ancora correggere. (alza l’indice) Poichè ve lo dico in coscienza, signora Alving, voi siete una madre colpevole. Ecco quanto riputai mio dovere di dichiararvi.
(Lungo silenzio.)
Sig.ª Alving (lentamente, dominandosi). Ora avete parlato voi, signor Pastore, e domani parlerete in pubblico per onorare la memoria di mio marito. Io domani non parlerò. Ma oggi ho anch’io alcune cose da dirvi....
Il Past. Naturalmente, ora vorrete scusare la vostra condotta.
Sig.ª Alving. No; m’accontenterò di narrarvi alcuni fatti.
Il Past. Sentiamo.
Sig.ª Alving. Di tutto ciò che avete detto riguardo a mio marito, a me e alla nostra vita in comune, dopo che, come usate dire voi, mi faceste rientrare nella via del dovere, di tutto ciò non avete certo potuto rendervene conto direttamente da voi stesso, perchè da quel giorno voi, nostro ospite quotidiano, non avete più rimesso piede in casa nostra.
Il Past. Voi e vostro marito avete lasciato la città subito dopo quegli avvenimenti.
Sig.ª Alving. Sicuro, e vivente mio marito non siete più venuto a trovarci. Furono solo gli affari dell’asilo che vi obbligarono a venirmi a vedere.
Il Past. (a voce bassa e tremante). Elena, se questo è un rimprovero.... Vi prego di riflettere....
Sig.ª Alving. Ai riguardi che dovete al vostro stato; sicuro.... Eppoi io ero la donna che avea abbandonato il proprio marito.... Non si sta mai abbastanza lontani da donne simili.
Il Past. Cara.... signora Alving.... c’è qui un’esagerazione evidente.
Sig.ª Alving. Sì, sì, sì, lasciamo stare. Volevo dirvi solo che, giudicando la mia vita domestica, anche voi non avete fatto altro che unirvi all’opinione che correva sul mio conto.
Il Past. Ebbene sì! Eppoi?...
Sig.ª Alving. Ma oggi, Manders, oggi voglio dirvi tutta la verità. Giurai che voi solo, un giorno, dovreste saperla.
Il Past. E qual’è dunque questa verità?
Sig.ª Alving. La verità è che mio marito morì nella dissolutezza in cui avea sempre vissuto.
Il Past. (cercando la spalliera della seggiola per appoggiarsi). Che avete detto mai?
Sig.ª Alving. Dissolutezza, dopo diciannove anni di matrimonio, altrettanto profonda che alla vigilia della nostra unione.
Il Past. Ma come potete chiamare dissolutezza, quelle irregolarità, quegli errori di gioventù, diciamo pure, quei disordini!
Sig.ª Alving. Il nostro medico si serviva di tale espressione.
Il Past. Ora non vi capisco più.
Sig.ª Alving. È inutile che mi comprendiate.
Il Past. La mia testa si smarrisce. Adunque tutto il vostro matrimonio, la comunanza di tanti anni passati con vostro marito non sarebbe stato che un velo gittato sur un abisso!
Sig.ª Alving. Nè più nè meno. Ora lo sapete.
Il Past. Ma... Passerà molto tempo prima ch’io possa rendermi conto di tutto ciò. Non mi ci raccapezzo assolutamente! Non riesco a farmene un’idea! Ma come fu possibile?... Come potè restarsene nascosto un fatto simile?
Sig.ª Alving. Perchè il secreto non fosse tolto, dovetti sostenere una lotta continua. Dopo la nascita di Osvaldo, sembrò prodursi un leggero miglioramento in mio marito; ma non fu di lunga durata. Più tardi dovetti lottare mortalmente perchè nessuno potesse sospettare qual uomo fosse il padre di mio figlio. D’altra parte, voi sapete come Alving riuscisse a conquistarsi ogni simpatia. Nessuno avrebbe potuto concepire un pensiero cattivo a suo riguardo. Egli era uno di quegli uomini capaci d’ingannare chicchessia. Ma infine, Manders — dovete saper tutto — infine egli commise un abbominio superiore a tutti i precedenti.
Il Past. Superiore a tutti?...
Sig.ª Alving. Sopportavo ogni male pazientemente, sebbene non ignorassi ciò che avveniva fuori di casa; ma allorchè lo scandalo si annidò tra queste quattro mura....
Il Past. Che dite? Ah, mio Dio!...
Sig.ª Alving. Sì, qui, sotto il nostro tetto. Sì, fu là, (indica la prima porta a destra) là che n’ebbi la prima rivelazione. Un giorno in cui ero occupata in questa stanza, vidi la bambinaia rientrare con dell’acqua pei fiori....
Il Past. Ebbene?...
Sig.ª Alving. Un momento dopo rientrò pure Alving. Lo udii parlare a bassa voce con quella ragazza. Poi intesi.... (con un riso secco) oh! e mi suona ancora straziante e ridicolo a l’orecchio, intesi la mia serva mormorare; «Lasciatemi, lasciatemi dunque, signor ciambellano».
Il Past. Che leggerezza imperdonabile! Ma non si trattava che d’una leggerezza, ve l’assicuro, signora.
Sig.ª Alving. Anche troppo presto appresi come stavano le cose. Il ciambellano raggiunse il suo scopo con quella donna e la relazione, Pastore, ebbe delle conseguenze.
Il Past. (pietrificato). E tutto in questa casa! In questa casa!
Sig.ª Alving. Sopportai tante cose in questa casa! Per trattenervelo di sera e di notte, dovetti divenire la compagna delle sue orgie secrete, lassù, nella sua camera. Dovetti pormi a tavola con lui e bere e bere con lui, e ascoltare le sue insanie; dovetti lottare corpo a corpo con lui per metterlo a letto.
Il Past. (commosso). E voi avete potuto sopportare tutto ciò!
Sig.ª Alving. Avevo mio figlio; per lui sopportavo tutto. Ma a quest’ultimo oltraggio allorchè vidi la mia propria serva.... giurai che tutto ciò doveva finire.... Allora presi io il sopravvento nella casa, su tutto, su lui stesso. Avevo un’arma contro di lui, vedete, ed egli non osava più fiatare. Fu allora che mandai lontano Osvaldo. Egli toccava già i suoi sette anni e cominciava ad osservare ed a fare delle domande, come tutti i ragazzi. Questo io non lo potevo sopportare. Mi parve che il bimbo dovesse avvelenarsi in quest’aria corrotta. Per ciò ne lo allontanai. Ora potete capire perchè egli non abbia rimesso più piede in casa, sinchè visse suo padre. Nessuno sa quanto m’abbia costato un passo simile.
Il Past. È innegabile che avete fatto una ben dura esperienza della vita.
Sig.ª Alving. Non avrei potuto resistere se non avessi avuto il mio dovere da compiere. Ah! Ora posso dire d’aver lavorato! Tutti questi risultati ottenuti, il podere ingrandito, migliorato, tutte queste imprese utili di cui Alving raccolse l’onore e la gloria, credete voi che siano opera sua? Di lui che passava le giornate intere steso sul sofà, immerso nella lettura d’un vecchio almanacco ufficiale! No, voi dovete sapere anche questo; io lo spingevo a fare tutto ciò nelle sue ore di lucidità; ed ero io finalmente che ne dovevo portare tutto il peso, allorchè egli si tuffava, com’era sua abitudine, nel disordine, o s’inabissava in un marasmo senza nome.
Il Past. Ed è alla memoria di tal uomo che elevate un monumento?
Sig.ª Alving. Vedete il potere di una cattiva coscienza.
Il Past. Cattiva?... Che volete dire?
Sig.ª Alving. Mi parve sempre che la verità non poteva mancare di farsi strada e divenir nota a tutti. Così questo asilo, in qualche maniera, è destinato a far tacere ogni rancore, ad allontanare ogni sospetto.
Il Past. E certamente avete colto nel segno, signora.
Sig.ª Alving. Eppoi avevo ancora una ragione. Non volevo che Osvaldo, il figlio mio, ereditasse nulla da suo padre.
Il Past. È dunque coll’eredità di Alving che....
Sig.ª Alving. Sì, le somme che anno per anno io consacrai a quest’asilo formano, l’ho calcolato esattamente, l’ammontare d’un patrimonio che, in altri tempi, faceva considerare un buon partito il luogotenente Alving.
Il Past. Capisco....
Sig.ª Alving. Ora io non voglio che quel danaro passi nelle mani di mio figlio. Egli deve ricevere tutto da me, tutto.