DCCCCLXVI
| Anno di | Cristo DCCCCLXVI. Indiz. IX. |
| Giovanni XIII papa 2. | |
| Ottone I imperadore 5. | |
| Ottone II re d'Italia 5. |
Era disgustato forte l'imperadore Ottone contra de' Romani a cagion degli affronti fatti a papa Giovanni XIII, il quale si trovava tuttavia o confinato in una prigione, o esiliato nella Campania. Non si poteva scusar la ribellione, perchè si usurpavano l'autorità temporale, di cui erano da gran tempo giustamente in possesso i romani pontefici; e l'ardir loro feriva anche l'imperador loro sovrano. Perciò Ottone determinò di tornare in Italia per rimediare a sì fatti disordini [Continuator Rheginonis, in Chron.], ed anche per tagliare il cor a certe trame che Adalberto figliuolo di Berengario andava tuttavia ordendo o mantenendo in Lombardia. Ed appunto si venne a scoprire anche in Germania che un certo Udone conte di quelle contrade, irritato contra di Gualdo ossia Waldone vescovo di Como, perchè questi non avesse impetrata grazia dall'imperadore ad Attone ossia ad Azzo già assediato nell'isola del lago di Como, si preparava a venire in Italia con risoluzione di cavar gli occhi al suddetto vescovo. Aveva a questo fine intelligenza segreta con Adalberto. Fu preso e condannato; ma ottenne il perdono, con giurare di non mettere mai più piede in Italia. Dopo la metà di agosto tenne l'Augusto Ottone una gran dieta in Germania, e poi per l'Alsazia e per Coira calò in Lombardia. Portava egli seco una lista di quei che nell'anno precedente aveano o palesemente o segretamente abbracciato il partito di Adalberto. Fra essi era Sigolfo vescovo di Piacenza con alcuni conti. Portatisi questi ad ossequiare l'Augusto sovrano, fece lor mettere le mani addosso, e li mandò prigioni oltre a' monti, chi nella Francia orientale e chi in Sassonia. Fece venir freddo ai Romani la comparsa dell'imperadore in Italia, e l'apprensione del suo rigore; e figurandosi di acconciar le cose con poca spesa, liberarono il papa con richiamarlo a Roma, e chiedergli perdono delle ingiurie. Vuole il Continuator di Reginone che Giovanni XIII papa, da che venne cacciato di Roma, stesse imprigionato in qualche fortezza della Campania. Ma Leone ostiense [Leo Ostiensis, in Chron., lib. 2.] suppone ch'egli solamente fosse mandato in esilio con dire: Johannes papa Roma pulsus exilio, Capuam venit, et a memorato principe Pandulfo rogatus, tunc primum in eadem civitate archiepiscopatum constituit. Se ciò è vero, e se in quest'anno la chiesa di Capoa fu eretta in arcivescovato, egli non altro soffrì che l'esilio in Campania; oppure messo in libertà prima di tornarsene a Roma, andò a Capoa, dove accrebbe l'onore a quella chiesa. Ma altri tengono eretta Capoa in arcivescovato nell'anno 968. Ermanno Contratto [Hermannus Contract., in Chron., edition. Paris.] all'anno 969 (cioè fuor di sito) racconta che hoc tempore Rofredus comes et Petrus praefectus cum aliis quibusdam Romanis Johannem papam comprehensum, et in castellum sancti Angeli retrusum, et in exsilium demum in Campaniam missum per decem et amplius menses affligunt; donec Rodfredo occiso a Johanne quodam Crescentii filio, ad suam sedem vix tamdem relaxatus rediret. Durò dunque più di dieci mesi l'esilio di papa Giovanni, e verisimilmente egli ritornò alla sua sedia nel settembre dell'anno corrente.
Verso il fine parimente di quest'anno arrivò l'imperadore Ottone a Roma, e quivi celebrò le feste del santo Natale. Nota il Continuatore di Reginone [Continuator Rheginonis, in Chron.] che in questo medesimo anno Berengarius quondam Italiae rex exsul moritur et in Babemberg regio more sepelitur. Willa ossia Guilla sua moglie, prima che il corpo di lui fosse dato alla sepoltura, si fece monaca in Bamberga. Due loro figliuole nubili erano state prima con tutto decoro messe dall'imperadore in corte presso l'imperadrice Adelaide. De' due figliuoli maschi d'esso Berengario, cioè di Adalberto e di Conrado, che restarono vivi e in libertà, ne parleremo anche all'anno 968. S'ingannò forte l'abbate urspergense [Urspergensis, in Chronico.], allorchè scrisse che Adalberto con Berengario suo padre fu condotto prigione a Bamberga. Intanto non voglio ommettere che esso Adalberto lasciò dopo di sè un figliuolo appellato Ottone Guglielmo [Sammarthani, in General. Franc. Brondellus, in Geneal. Franc.]; e che Gerberga moglie d'esso Adalberto rimasta vedova, si rimaritò con Arrigo duca di Borgogna. Questi poi venuto a morte senza lasciar figliuoli proprii, fece passare quel ducato nel figliastro, la cui discendenza durò anche molto tempo in insigne onore. In un diploma di Arrigo I imperadore dell'anno 1014, rapportato dal Guichenon [Guichenon, Bibliot. Sebus., Centur. II, c. 39.], egli si vede appellato Ottho qui et Wilelmus comes, filius Adalberti, nepos Berengarii regis. Poc'attenzione per altro fu quella del Guichenon [Idem, cap. 89.] medesimo, allorchè riferì all'anno presente una donazione che si dice fatta da Ottone II imperadore a Manfredo marchese di Susa, con questa data: XI kalendas novembris anno dominicae Incarnationis nongentesimo sexagesimo sexto, Indictione I, anno vero tertio Ottonis. Nel presente anno neppur era nato, nè era per nascere Ottone III. Nè Ottone III imperare coepit anno salutis 973, come scrive esso Guichenon. Nè l'indizione prima si accorda col suo anno terzo. Manca eziandio il luogo del suo dato diploma. Però quello è documento o apocrifo, o molto informe. Era in questi tempi re di Francia Lottario, ed abbiamo da Frodoardo [Frodoardus, in Chronic. apud Du-Chesne.] ch'egli nell'anno presente uxorem accepit Emmam filiam regis quondam italici, cioè di Lottario re figliuolo del re Ugo. Essendosi rimaritata in Ottone Augusto Adelaide madre di questa principessa, è da credere che lo stesso imperadore si adoperasse molto per procurar così illustri nozze alla figliastra. Il medesimo Frodoardo nella Cronica virdunense [Idem, in Chronic. Virdunens., pag. 157.] ripete lo stesso con dire Lotharius rex Francorum Emmam Lotharii regis Italiae, et Adeleidis post imperatricis filiam, duxit uxorem.