DCCCCLXVII

Anno diCristo DCCCCLXVII. Indiz. X.
Giovanni XIII, papa 3.
Ottone I imperadore 6.
Ottone II imperadore 1.

Attese sul principio di quest'anno l'imperadore Ottone, stando in Roma, a processar que' Romani che aveano sì maltratato papa Giovanni XIII. Il Continuatore di Reginone [Continuator Rheginonis, in Chron.] altro non dice, se non che excepto praefecto urbis, qui aufugerat, tredecim ex majoribus Romanis, qui auctores expulsionis domni Johannis papae videbantur, suspendio interire jussit: pruove, dice il padre Pagi, del suo supremo dominio in Roma [Pagius, in Crit. Baron.], esercitato alla guisa dei suoi predecessori. Aggiugne il cardinal Baronio [Baron., in Annal. Eccl. ad ann. 966.], con citare una giunta fatta ad Anastasio bibliotecario, che Ottone mandò oltre ai monti in esilio i consoli, fece impiccare per la gola i tribuni, e cavar dal sepolcro il cadavero di Roffredo prefetto della città, che fu squartato in varii pezzi. Quel prefetto, che era succeduto a Roffredo, posto nudo sopra un asino con un otre in capo, fu ignominiosamente menato per la città, frustato, e poi cacciato in prigione. Noi non sappiam tutto l'operato da lui; pure ne sappiam tanto, che possiam conghietturare che la giustizia di lui comparisse presso di molti crudeltà. Lo stesso Niceforo Foca imperador de' Greci rinfacciò a Liutprando ambasciator d'Ottone nell'anno seguente, che esso Ottone [Liutprandus, in Legation.] Romanorum alios gladio, alios suspendio interemit, oculis alios privavit, exsilio alios relegavit. Ma Liutprando rispose che Ottone insurgentes contra, et domnum apostolicum, quasi jurisjurandi violatores sacrilegos, dominorum suorum apostolicorum tortores, raptores, secundum decreta romanorum imperatorum Justiniani, Valentiniani, Theodosii, et ceterorum, caecidit, jugulavit, suspendit, et exsilio relegavit. Quae si non faceret, impius, injustus, crudelis, tyrannus esset. Ma Carlo Magno non fece così; ed Ermanno Contratto scrive [Hermannus Contractus, in Chronic.] che Ottone Romam veniens injurias domini papae graviter in auctoribus sceleris, partim exsiliis, partim patibulis, variisque poenis et abominationibus judicavit. Non ha conosciuto il cardinal Baronio, e neppur altri, fuorchè il Sigonio, un concilio di assaissimi vescovi italiani ed oltramontani, celebrato sul principio di quest'anno in Roma da papa Giovanni XIII. D'esso ci ha conservata memoria un diploma di Ottone il Grande, con cui vengono confermati tutti i suoi beni e privilegii all'insigne monistero di Subiaco. L'ho io pubblicato [Antiquit. Ital., Dissert. LXV.], e porta queste note: Data tertio idus januarias, anno dominicae incarnationis DCCCCLXVII, imperii vero domni Ottonis piissimi Caesaris V, Indictione X. Dice ivi l'imperadore che Giorgio abbate di Subiaco venit in gremium Basilicae beati Petri Apostolorum principis, ubi cum domno Johanne XIII papa, sanctae synodo pro utilitate ejusdem ecclesiae, et venerabilium locorum intereramus, circum sedentibus cum ravennate archiepiscopo plurimis episcopis ex romano territorio, atque Italiae, et ultramontano regno, necnon praesente capuano principe, qui et marchio Camerini et Spoletini ducatus. Si noti quest'ultima partita, di cui parleremo fra poco. Del suddetto concilio romano si ha anche da intendere il Dandolo [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], allorchè scrive che Pietro Candiano IV doge di Venezia nell'anno nono del suo ducato, cioè nel presente, mandò per suoi ambasciatori Giovanni Contareno e Giovanni Venerio diacono Johanni papae, et Ottoni imperatori, Romae existentibus in synodo ibi congregata; e che, mostrati, i privilegii della chiesa di Grado, fu decretato in esso concilio ch'essa fosse chiesa patriarcale e metropoli di tutta la Venezia. E lo stesso Ottone le confermò i suoi privilegii con un diploma a parte. Terminato questo concilio, l'imperadore, secondochè s'ha dal Continuator di Reginone [Continuator Rheginonis, in Chronico.], pel ducato di Spoleti venne a Ravenna, dove celebrò la Pasqua in compagnia del sommo pontefice Giovanni XIII. Actum in loco, qui dicitur sancto Severo, ubi domnus Otto praeerat, X kalendas madii, Indictione X, si legge in uno strumento rapportato dal padre Bacchini [Bacchini, Ist. del Monistero di Polirone, Append.]. Quivi ancora nel mese d'aprile tenuto fu un concilio d'assaissimi vescovi, i cui atti, siccome ancor quelli del concilio romano, non son giunti fino a' dì nostri. Solamente si sa che furono ivi fatti molti decreti ad utilitatem sanctae Ecclesiae; e il Continuator di Reginone scrive che l'imperadore apostolico Johanni urbem et terram Ravennatium, aliaque complura, multis retro temporibus romanis pontificibus ablata reddidit; eumque inde Romani cum magna laetitia remisit. Cioè Ugo, Lottario e Berengario re d'Italia nulla aveano lasciato godere dell'esarcato ai papi; e lo stesso Ottone ne avea ritenuto anche egli fin qui, oltre al sovrano, l'utile dominio. Per quello che dirò all'anno 970, motivo ci resta di dubitare che Ravenna fosse restituita al papa. Tuttavia Liutprando [Liutprandus, in Legationib.] nell'anno seguente 968 rispose al greco imperadore che l'Augusto Ottone I sanctorum Apostolorum vicariis potestatem et honorem omnem contradidit.

Ciò fatto l'imperadore andò in Toscana, per attestato del Continuatore suddetto. L'Annalista sassone [Annalista Saxo.] aggiugne ch'egli in partes Tusciae et Lucaniae secessit, cioè nel ducato di Benevento. Certo è ch'egli fu in Toscana nel mese di giugno, ciò apparendo da un placito tenuto dal marchese Otberto conte del sacro palazzo, da me dato alla luce [Antichità Estensi, P. 1. cap. 16.], e tenuto locus nuncupante prope monte Vultrario, quod est infra comitatu voloterense, ubi domnus Hotto imperator Augustus praeerat. Il documento fu scritto anno imperii domni Hottoni imperatore Augustus, et item Hotto filio ejus gratia Dei rex sexto, XII die mense junii, Indictione decima. Se poscia Ottone passasse verso Benevento, nol so dire. Abbiamo bensì un diploma d'esso Augusto presso l'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Benevent., tom. 8.], che cel rappresenta nella stessa città di Benevento nel dì 13 di febbraio dell'anno presente, e ci dà a conoscere ch'egli non andò a dirittura da Roma a Ravenna. Esso privilegio fu dato in favore della chiesa di Benevento: Idibus februarii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXVII, imperii vero domni Ottonis piissimi Caesaris VI, Indictione X. Actum in civitate Beneventi. Ci conduce poi questo medesimo atto ad intendere che Pandolfo Capodiferro e Landolfo III suo fratello già aveano riconosciuto l'alto dominio dell'imperadore sopra i loro principati di Benevento e Capoa, e s'erano dichiarati suoi vassalli, con abbandonare i Greci. Però Niceforo Foca imperador greco nell'anno seguente ebbe a dire a Liutprando vescovo di Cremona e ambasciator di Ottone [Liutprandus, in Legation.]: Principes autem, capuanam scilicet, et beneventanum, sancti nostri imperii olim servos, nunc rebelles, servituti pristinae (Otto) tradat. Ma Pandolfo la seppe fare da buon mercatante, perchè in ricompensa di questa sua soggezione aveva ottenuto dall'imperadore di esser creato anche duca di Spoleti e marchese di Camerino. Fu di parere Camillo Pellegrino [Peregrinus, Hist. Princip. Langobard.] che Pandolfo solamente nell'anno 969 conseguisse così buon boccone. Ma ci restano documenti sicuri, indicanti che prima anche dell'anno presente, egli arrivò a conseguirlo. L'abbiam poco fa veduto intervenire al concilio romano nel dì undici di gennaio del presente anno con i titoli di duca e marchese. Oltre a ciò, nelle giunte da me fatte alla Cronica casauriense [Chron. Casauriense, P. II, tom, 2 Rer. Ital.] abbiamo un bel placito, tenuto in villa Mariani, campo juris proprietatis sanctae Firmanae ecclesiae, residente Pandulfo duce et marchione, e scritto anno ab Incarnatione Domini Jesu Christi DCCCCLXVII, et imperante domno Ottone imperatore Augusto, anno imperii ejus VI, mense februario, per Indictionem X. Il nome di duca e di marchese riguarda il ducato di Spoleti e la marca di Camerino, nella quale era compresa la città di Fermo, trovandosi anche la stessa marca talvolta appellata marca di Fermo. Leggesi un altro placito nella Cronica del Volturno [Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], tenuto nell'anno seguente in territorio marsicano, che era allora parte del ducato di Spoleti, ubi sedebat domnus Pandolfus gloriosus princeps (di Benevento, oppur solamente di Capoa), dux (di Spoleti) et marchio (di Camerino) scritto in anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCLXVIII, anno imperii magni Ottonis Augusti in anno septimo, et Otto imperatoris filius insimul cum eo in anno primo, et IV kalendas septembris, Indictione undecima. Di qui ancora si scorge che Pandolfo non aspettò l'anno 969 per acquistare i governi di Spoleti e di Camerino. Era stato ne' tempi del re Ugo in possesso di questi due stati Uberto duca e marchese di Toscana suo figlio bastardo. Quando egli ne decadesse, e se per cagion del suo esilio, oppure per la sua morte, non si sa; e noi troviamo ben imbrogliata la storia de' suoi ultimi anni e il tempo della morte sua; del che ho io parlato altrove [Antichità Estensi, P. I, cap. 15.]. Quel che è certo, Ugo suo figliuolo a lui succedette nel ducato della Toscana (non so dire in qual anno preciso), ma non già in quello di Spoleti, e neppur della marca di Camerino, quantunque col tempo egli arrivasse a dominar ancora in quelle contrade. Ci vien poi dicendo il Continuatore di Reginone [Continuator Rheginonis, in Chronico.] che tanto papa Giovanni XIII, quanto l'imperadore scrissero lettere al giovane re Ottone II, invitandolo per la festa del santo natale a Roma.

Impiegò Ottone II alcuni mesi per mettere in buon ordine gli affari di Germania, al qual fine tenne anche una dieta de' principi in Vormazia. Ed essendosi finalmente messo in viaggio nel mese di settembre, accompagnato da Guglielmo arcivescovo di Magonza suo fratello, solennizzò la festa di san Michele in Augusta. E qui termina la continuazione degli Annali di Reginone. Seguita a dire l'Annalista sassone [Annalista Saxo, apud Eccardum.] ch'esso re per la valle di Trento calò in Italia, e trovò in Verona l'Augusto suo padre, con cui celebrò la festa dell'Ognissanti. Poscia passando per Mantova, ed imbarcatisi in Po, giunsero a Ravenna, e dopo essersi fermati quivi per alquanto tempo, ripigliato il viaggio, arrivarono a Roma XI kalendas januarii nel dì 22 di dicembre; ma dee dire IX kalendas, cioè nel dì 24, incontrati tre miglia fuori di Roma dai senatori colle scuole portanti le lor croci ed insegne, e cantanti le lodi dell'imperadore. Si trovò papa Giovanni nelle scalinate di san Pietro a riceverli. Nel seguente giorno, cioè nella festa del santo Natale, Ottone II nella basilica vaticana fu proclamato imperadore Augusto, e ricevette dalle mani di papa Giovanni l'unzione e corona imperiale con gran plauso ed allegria non meno dei Tedeschi che dei Romani. Ditmaro [Ditmarus, in Chron., lib. 2.] all'incontro scrive che Ottone suo padre non si trovò allora in Roma: Æquivocus imperatoris junior, Otto, quem peperit inclyta mater Adelhaidis, in nativitate domini Romae imperator effectus est, patre jubente, ac tunc in Campania juxta Capuam commorante. Nè si dee tralasciare, che stando nell'aprile di quest'anno Ottone il Grande in Ravenna [Continuator Rheginonis in Chronico.], Niceforo Foca imperador de' Greci gli spedì degli ambasciatori con diversi regali, chiedendo pace ed amicizia con lui. Furono assai onorevolmente accolti e rispediti, forse con sole buone parole; perchè l'imperadore covava delle pretensioni sopra gli stati chiamati ora il regno di Napoli. Tuttavia, sperando egli di far meglio questo affare con inviare i suoi ambasciatori alla corte di Costantinopoli, scelse per tale incumbenza Liutprando vescovo di Cremona, a cui non mancava la lingua in bocca. Questi nell'anno susseguente s'incamminò a quella volta, portando specialmente la commission di chiedere per moglie del cesareo figliuolo Ottone Teofania figliuola di Romano juniore, già imperador d'Oriente. Sotto quest'anno scrive Lupo protospata: [Lupus Protospata, in Chronico.] Descendit Otho rex et senex, pater Othonis regis, qui pugnavit cum Bulcassimo Saracenorum rege, et interfecit eum, et in eo praelio perierunt quadraginta millia hominum. Ma pretende Camillo Pellegrini che questa sì strepitosa vittoria, in tempi tali non conosciuta da verun altro storico, sia narrata fuor di sito (siccome credo io che nel gran numero di que' Saraceni ammazzati il protospata slargasse esorbitantemente la bocca), e s'abbia essa da riferire all'anno 981, e a' tempi di Ottone II Augusto. Appartiene al presente anno un diploma [Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato.] di Ottone I, in cui dona molte corti ad Aledramo ossia Aleramo marchese, il quale vien creduto che fosse il primo marchese della marca del Monferrato. Da lui poscia discese la famiglia di quei principi che fecero risonare il suo nome non meno in Occidente che in Oriente.