MCCCCXCIII
| Anno di | Cristo MCCCCXCIII. Indiz. XI. |
| Alessandro VI papa 2. | |
| Massimiliano I re de' Rom. 1. |
Dopo aver l'imperador Federigo III per più di quarant'anni posseduta l'imperial corona, senza ch'egli giovasse o nocesse all'Italia [Trithem., Cuspinian., et alii.], avendo unicamente atteso a guerreggiare in Ungheria, Boemia ed in altri luoghi oltramontani, disse l'ultimo addio alla vita presente nel dì 19 venendo il dì 20 d'agosto, in età di ottant'anni: cosa in que' tempi rara fra i principi. Suo figlio Massimiliano I, già re de' Romani, succedette a lui nell'amministrazion dell'imperio. Fu egli il primo ad intitolarsi imperadore eletto de' Romani, con essere poi andato anche in disuso l'aggiunto di eletto ne' tempi susseguenti. Cominciò in quest'anno ad intorbidarsi il sereno dell'Italia. Gli ambiziosi disegni di Lodovico Sforza, detto il Moro, quei furono che diedero moto alle discordie, e poscia ad atrocissime guerre, che per anni moltissimi lacerarono il seno di queste provincie. Era già pervenuto ad età capace di governare i suoi popoli Gian-Galeazzo Sforza duca di Milano; pure continuava esso Lodovico suo zio paterno a fare il reggente, e con apparente disposizione di non voler più deporre questa autorità [Corio, Istor. di Milano.], dappoichè avea occupato i tesori della casa Sforza, e in mano sua, cioè d'uffiziali suoi confidenti, stavano tutte le fortezze del ducato di Milano. Non potè contenersi Isabella moglie di esso duca di portar delle querele di un tal trattamento ad Alfonso duca di Calabria suo padre [Ammirati, Istor. Fiorentina.], che se ne sdegnò forte, ed operò in maniera che il re Ferdinando suo padre spedì nell'anno precedente una ambasciata a Lodovico per consigliarlo dolcemente a rilasciare il governo al duca nipote. Lodovico, che non se ne sentiva voglia, ed era per altro un finissimo dissimulatore, rimandò con risposte cortesi l'ambasciatore; quindi, pieno di livore e di vendetta, si diede a ruminar le maniere di abbattere il re Ferdinando, considerandolo per signore possente ad ottener colla forza ciò che non si volea concedere per amore. Il bel ripiego ch'egli prese fu quello d'invitar all'impresa del regno di Napoli il giovine Carlo VIII re di Francia, offerendosi pronto a sovvenirlo con gente e danaro. La lettera scrittagli a questo effetto da esso Lodovico vien rapportata dal Corio; e il conte Carlo di Belgioioso, oratore di Lodovico in Francia, fu incaricato di promuovere questa incumbenza. Opera eziandio fu del medesimo Sforza che papa Alessandro cominciasse di buon'ora ad attaccar liti col re Ferdinando, con fargli credere che il re fomentasse Virginio Orsino, contra del quale era in collera Alessandro, per aver egli senza licenza pontificia comperato, siccome di sopra accennai, le castella di Franceschetto Cibò.
In Roma il cardinale Ascanio Sforza, fratello di esso Lodovico, siccome quegli che più degli altri avea procurato l'innalzamento del papa, e n'avea avuto in ricompensa il grado di vicecancelliere, potea molto in quella corte; e quegli era che attizzava il fuoco contra del re Ferdinando. Condusse anche il papa a fare una lega particolare col duca di Milano e co' Veneziani nel dì 21 d'aprile, la qual fu poi solennemente pubblicata nella festa di san Marco [Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.], senza che se ne facesse parola col suddetto Ferdinando e co' Fiorentini, i quali si allarmarono non poco per questa diffidenza, quando essi erano in lega collo stesso duca di Milano. Ma il solito di Lodovico Sforza era sempre di camminar con doppiezze. Cominciò egli inoltre in questo medesimo anno a maneggiarsi con Massimiliano Augusto [Corio, Istor. di Milano.] per ottenere il titolo e l'autorità di duca di Milano ad esclusion del nipote. Eppure insieme trattò, anzi conchiuse il matrimonio di Bianca Maria Sforza, sorella del vivente allora Gian-Galeazzo Maria duca di Milano, collo stesso Massimiliano; e lo sposalizio fu poi solennemente celebrato in Milano nel dì primo di dicembre. Ma intanto papa Alessandro andava allestendo e ingrossando le sue soldatesche con gelosia non poca del re Ferdinando. E perciocchè una delle primarie applicazioni di esso pontefice sempre fu quella dell'ingrandimento de' suoi figliuoli, in quest'anno gli riuscì di maritar Lucrezia sua figliuola con Giovanni Sforza (e non già con Alessandro, come ha l'Infessura) signore di Pesaro. Le nozze con gran solennità, ma con poca onestà, furono celebrate nel pontificio palazzo nel dì 12 di giugno del presente anno. Intanto il re Ferdinando, vedendo quai nuvoli si alzassero contra del regno suo, a tutto potere si studiò di placare, anzi di guadagnare papa Alessandro e Lodovico il Moro. Fu adoperato Ercole duca di Ferrara per rimuovere Lodovico dalla pazza sua risoluzione di tirar l'armi franzesi in Italia, nè egli ommise uffizio alcuno per ottener l'intento. Ma Lodovico, pien di presunzione, mostrò ben nelle apparenze di cedere, ma diffatti si ostinò nel proposito suo, e tanto più perchè nel dì 11 di ottobre, col passare all'altra vita Leonora duchessa di Ferrara, figliuola del re Ferdinando, venne a mancare una principessa che avea non poca autorità nel cuore di Lodovico, siccome suocera sua. Per conto del papa, la maniera di fargli deporre l'avversion sua al re Ferdinando, quella fu di promuovere gli avanzamenti di Giuffrè figliuolo d'esso pontefice. L'ambizioso papa, che desiderava di veder la sua prole imparentata colla real casa d'Aragona, dimandò ed ottenne che una figliuola bastarda di Alfonso duca di Calabria, primogenito di Ferdinando, fosse data in moglie ad esso Giuffrè [Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Può essere che questo trattato si conchiudesse solamente nell'anno seguente [Allegretti, Istor. di Siena, tom. 23 Rer. Italic.]. Oltre a ciò papa Alessandro, in una promozione che egli fece di cardinali nel dì 20 di settembre, ornò della sacra porpora Cesare suo figliuolo, che fu poi conosciuto sotto nome di duca Valentino, il qual era o poi divenne un mostro d'iniquità: pure Alessandro gli volle dar luogo nell'insigne ordine de' cardinali, quantunque molti di loro il dissuadessero dal farlo, ed altri apertamente ripugnassero. Furono in essa promozione compresi Ippolito Estense, figliuolo del duca di Ferrara, ed Alessandro Farnese, che fu poi papa Paolo III, a requisizione di Giulia la Bella, sorella oppur parente di esso Alessandro, che in questi tempi era molto considerata in Roma.