V.
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Rose appassite cui non rise il sole,
Vergini morte senza udir parole
Dolci al cor mesto lungamente attese—
Bellezze altere cui mentì la vita,
Cui già sfiorò la guancia impallidita
L'ala del tempo che volando offese,
Malati ingegni che non ebber lena
E che al salir del monte giunti appena
Caddero stanchi in vista della meta.
Amanti orbati dalla fredda morte,
Spirti legati da dure ritorte,
Voi cui miseria ogni desire vieta,
O passeggieri per la vita vuota,
Poeti oscuri! A voi sale la nota
Del canto arcano che il mister susurra,
Ed in voi soli sta l'eterno tema
Che—protesta fatal, vago poema—
S'erge alla sorda vasta vôlta azzurra.
Voi tutti unisce un vincolo fraterno,
Intirizziti dallo stesso inverno
Che congela nel cor gl'impeti veri,
E fra tutti un dì voi riconoscete,
Mesti assetati dalla stessa sete,
Compagni di desiri e di pensieri.
Piangete tutti qualche spento amore
La cui memoria è com'eco che muore,
O qualche ingenua aspirazion che fugge;
Voi nell'esilio d'una vita immota
Pensate sempre ad una patria ignota,
Non mai veduta, ma che il cor vi strugge.
E quei cui schiavo nella casa stretta
La via che fugge all'orizzonte alletta,
Forse deluso tornerìa dal polo
Se potesse partir—e intanto soffre
Di non saper carpir quello che s'offre
Istante d'oro ove si piglia il volo.
Invan correte il mondo e la ventura
Cercando nel mutar della natura
Un pascolo allo spirto irrequieto.
Fuggite sempre da voi stessi invano,
E qual le stelle che dal ciel lontano
La stessa luce mandano sul lieto
O triste suolo, indifferenti e belle,
Così nel cor—simili all'alte stelle—
Gli stessi sensi in region remote
V'agitan sempre, e come al firmamento
L'Orsa si mostra e la luna d'argento,
Stanno nell'alma vostre brame immote.
Vittime tutti d'uno stesso inganno,
Nell'imo vostro cor chiuso è l'affanno
Che la parola invan cerca ridire,
E s'ode solo qualche flebil suono.
Incompreso dai più, mentre che un tuono
Sublime dorme nelle vostre lire.