X.
UNA VOCE
*
Era deserto il vasto cimitero,
Nella pace suprema silenzioso;
Qua e là pel verde prato, maestoso
S'alzava un monumento alto e severo.
E tra una fila di cipressi tristi
Stavan gli umili avelli al par sacrati;
Molti che qui passarono obliati
Alfin dormivan là cheti e non visti.
Pendean dal tempo scolorite e storte
Le antiche croci in legno nero—rotte
E infracidile ognor dalle dirotte
Pioggie inondanti il campo della morte.
Qualcuna si vedea su cui d'affetto
Ultimo pegno stava ancor posata
Una ghirlanda misera e sfiorata
Che la mestizia ne risveglia in petto.
Coperte di mal erbe e insiem d'oblio
Altre vedeansi ove taceano i lai:
Stavano là da niun compiante mai,
Con le due nere braccia aperte a Dio.
E nel vento spirante intesi voce
Lugùbre e fioca da una tomba uscita:
Era suon che venìa dall'altra vita:
Mi piegai per udir sovra la croce.
—«O voi felici cui riscalda il sole!…
Dimmi, mortal, che fate ancor tra i vivi?
O voi che avete il cielo, il mare, i rivi,
La terra, i fior, le piante, e le parole,
«Sospirate? Piangete ancor? Sperate?
Che fate là? V'amate ognor? Gioite?
Ancor chiedete al tempo le infinite
Gioie fuggenti già in dolor mutate?
«Ai raggi incantatori della luna
Sentite ancor le bramosìe nascose?
Sonvi le selve ancor? Sonvi le rose
Ch'esalano l'amore ad una ad una?
«Ti parlo qui, mortal, dall'altra riva,
Dalla riva ove il vero è senza velo.
Mi appar chiara la terra e aperto il cielo,
Benchè giaccia quaggiù di luce priva.
«Son qui da sola, in questo avel, gelata
Ultima stanza ove s'attende Iddio,
—Verrà l'anime a scioglier dall'oblìo
Dell'angelo divino la chiamata?
«Ma fino allora, oh! quanto è questa cella
Gelido albergo per il corpo stanco!
—Rigida sta nel suo lenzuolo bianco
Colei che un giorno fu chiamata bella.»
* *
Gorgheggiavano intanto gli augelletti
Smentendo tutte le tristezze umane.
Splendeva il sol sulle iscrizioni vane,
Sui nomi già scordati—o benedetti.
Mormoravan le piante all'aura estiva,
E volsi il guardo al calmo firmamento,
Limpido come il ver, pien di contento,
Eterno sulla vita fuggitiva.
E dissi allor: Sognai. La tomba tace.
La tomba è vuota. In tutto il cimitero
Compie natura il suo vital mistero;
Sorgono fiori dal terren ferace.
È lieto il cimiter, natura è lieta,
Il dolore è nell'uomo e nella vita.
Il resto è pien della gioia infinita,
Della gioia immortale a noi segreta,
O voce ch'io credeva udir dal suolo
Sorger vêr me con un mesto susurro,
Piomba dall'alto invece e per l'azzurro
Fino quaggiù discendi ratta a volo!
Volsi lo sguardo al ciel—l'orecchio invano
Tesi aspettando l'implorata voce.
Scordavo il duol della vicina croce,
Ma il verbo non venìa dal ciel lontano.