SCENA III.

Alessandro, Flaviano, Pertusani

Flaviano

(affacciandosi al fondo) È ancora qui, Presidente? Allora la saluto. (entra)

Pertusani

Va al veglione dunque?

Flaviano

Dò una capatina. Ma prevedo che tra mezzora sarò a letto.

Alessandro

Il giovinotto blasé! Io, a cinquantadue anni, mi sentirei la forza di rimanerci sino all'alba, divertendomici, anche!

Flaviano

Blasé.... ce n'est pas le mot. Mi dia un veglione della Scala, del Costanzi, o meglio ancora dell'Opera, e saprò fare il mio dovere. Ma, Dio buono, un veglione qui, al Teatro Sociale! Ebbi la disgrazia di viaggiar troppo, di veder troppe cose, il meglio che in ogni genere di cose il mondo può offrire. Ò vissuto a Parigi.... Voilà tout! (Si calza i guanti bianchi).

Alessandro

Eh! bisogna sapersi adattare ai tempi e ai luoghi. Anch'io ò vissuto in una grande città, la città del brio e dell'allegria per eccellenza. Ridottomi qui, ò saputo evitare i confronti e accontentarmi.

Flaviano

Lei à una natura speciale, invidiabile. Anzi, lei arriva sino al tour de force di crearli i divertimenti e le farse, quando non ci sono.

Alessandro

(con leggiera canzonatura) Che vuole? mi serve di svago, dopo gli affari. Noi lavoratori, lavoratori sul serio....

Flaviano

(seccato) E poi ci si affogano i dispiaceri.

Alessandro

Naturalmente. Perchè chi à degli affari e una famiglia, non à soltanto delle gioje: talvolta à anche dei dispiaceri, piccoli o grandi.

Flaviano

E lei ci affoga anche i grandi.

Alessandro

Non ne ebbi mai, veramente, di grandi.

Flaviano

Beato lei.

Alessandro

(va al fondo a riporre la bottiglia e i bicchieri).

Flaviano

(piano a Pertusani, indicando Alessandro) Lui non sa che io so.... Mi ero scordato di dirglielo, a lei.... Sono tornato apposta. (Forte) Arrivederla Presidente.

Pertusani

Buon divertimento, Cavaliere.

Flaviano

Buona notte, signor Alessandro. A domani.

Alessandro

A domani. (Flaviano esce)