SCENA VI.

Alessandro — Elisa — Eva.

(Elisa, che pareva spiasse dietro le cortine, si affaccia alla porta di destra, seguita da Eva che spinge innanzi Sandrino).

Alessandro

(al fondo, si volge, le vede, sta per slanciarsi, quando si accorge del bambino. Allora si domina, viene ad Eva, le prende di mano il bimbo, e va alla porta di destra. Chiama) Giuditta, Giuditta?

(Eva ed Elisa si guardano, stupite, paurose).

Alessandro

(sulla soglia di destra, parlando a persona che è di dentro) Giuditta, prendi Sandrino, portalo di là, in guardaroba, fallo giocare. E tieni pronto il suo soprabito. (Spinge dentro Sandrino. Poi chiude la porta, e si volge). (Un silenzio) Eva, mi ài mentito.

Eva

(allibisce un momento, ma si rifà, tenta protestare) No!.... (Rincula paurosa).

Alessandro

(venendo a lei, fremente, e togliendosi di tasca un pacchetto di lettere) Spudorata! (Le agita dinanzi agli occhi il pacchetto) Spudorata!

Elisa

(accorrendo) Alessandro!

Alessandro

(a Elisa) Sì, tua figlia à mentito dicendosi innocente! Quel ragazzo era il suo amante!.... (Un silenzio. Le forze pajono mancargli) Sono stato, adesso, in casa Marinelli. Speravo, mettendomi d'accordo colla madre, scongiurare il pericolo che ci minacciava. E abbiamo frugato nella stanza di quel mascalzone, obbligato a partire, improvvisamente, all'alba, dal padre, che sapeva tutto e prevedeva il pericolo. Improvvisamente. E dove credevo trovare le prove dell'innocenza di mia figlia, vi ò trovata la sua condanna. (A Eva, che si accascia sul divano, coprendosi la faccia colle mani) Eccole qua, le tue lettere d'amore!.... Le ò rubate, sì, le ò trafugate alla Contessa, che era là più morta che viva; e non sapeva, e non sa cosa contengono queste lettere. Eccole qua....

Eva

(che alle ultime parole à sollevata la testa, corre ai ginocchi di Alessandro) Papà, papà, perdonami, distruggile.... subito, che Giovanni non sappia....

Alessandro

(nell'impeto dell'ira, per batterla, frenandosi) Spudorata!.... Ma di chi sei figlia, tu?!

Elisa

(accorre e quasi vuol strappare di mano ad Alessandro le lettere, mentre Eva è sempre curvata ai suoi piedi) Alessandro! Per carità, evitiamo una catastrofe, una sventura terribile...

Alessandro

(la fissa, terribile. Lunga pausa. Elisa abbassa gli occhi) Anche tu! (Silenzio. Poi, scostandola da sè colla mano e col gesto) Vai, vai, ti comprendo, tu.... (Poi pigliando per un braccio Eva, e scuotendola, e rialzandola da terra) E tu, su, su.... e dimmi, dimmi chi ti à insegnato a mentire così; dimmi che sangue sciagurato ài nelle vene, tu.... (Scuotendola sempre la rigetta da sè, ed essa ricade sul divano) Ài tradito tuo marito, un giovane buono, onesto, innamorato di te, che aveva fatto di te la sua vita, il suo unico pensiero, la sua madonna adorata. L'ài tradito! E non fu una passione, e non fu una disgrazia il tuo tradimento; fu il vizio, fu l'ambizione, la vanità, la leggerezza, il capriccio, fu il baco sciagurato che avevi nel sangue. Ne darai ragione a lui! Egli ti imporrà il suo castigo.... Ma ài mentito a me. Stamane mi ài giurata la tua innocenza, mi ài fatto convinto, colle tue lagrime, colle tue parole che dovevo difenderti, e mi ài imposto di difenderti, facendomi tuo complice nell'inganno indegno! E ài insultata tua madre (curvandosi poco a poco su di lei), buttandoti tra le sue braccia, e osando di paragonarti a lei. Chi ti autorizzava a tanta infamia? Io ti avevo insegnato ad amarla e a rispettarla, tua madre; avevo spesa tutta la vita in questa missione sacrosanta; avevo speso tutta la vita a infonderti nel sangue e nel cervello il più profondo rispetto e la più grande venerazione per una moglie onesta e per una madre illibata, acciocchè tu imparassi a costo di quale rigido assoluto adempimento dei propri doveri si acquista il diritto a quel rispetto e a quella venerazione. E gli esempi che ài avuti, e i sentimenti che ti ò ispirati non ti dànno, non possono darti oggi nessuna ragione di scusa.... Non potevi dire, non avevi il diritto di dire: à fatto così anche mia madre. E tu l'ài detto, tu, colpevole, buttandoti tra le braccia di lei che.... io ti ò insegnato ad amare e a rispettare come la più santa delle donne. Capisci cosa ài fatto? Capisci a qual punto di degradazione sei giunta? Di'! di'! parla sciagurata, difenditi adesso se lo puoi....

Eva

(con un fil di voce) Non pensavo che al mio bambino.... Tutto pur di salvarlo, di non vedermelo portar via!

Alessandro

Ah! il bambino, tuo figlio! al tuo bambino, a tuo figlio dovevi pensare quando eri sul punto di fallare, di venir meno ai tuoi doveri. Allora! Ma l'affetto della madre si risvegliò dopo soltanto, nevvero? Allora, là per là, quando il vizio trascina, il pensiero dei figli non c'è, è ben lontano; dopo, dopo, ci si pensa.... (Sollevandosi) Eccolo qua, eccolo qua, il frutto dei miei sacrifici, di tutte le mie pene, di tutto il mio grande amore di padre. E dire che per te, per te sola, nel pensiero dite, ò fatto.... (Si arresta spaurito; si tura la bocca coi pugni; à un impeto di commozione, uno scoppio di pianto e ricade sulla poltrona, dall'altro lato della scena).

Elisa

(facendosi forza, gli vien vicino, gli parla all'orecchio) Alessandro.... Giovanni sarà qui a minuti.... bisogna decidere....

Alessandro

(sollevandosi fiero) Decidere che cosa?

Elisa

(tituba un momento poi si avvicina ad Eva, la solleva per un braccio, le parla piano all'orecchio e la conduce via a destra. Poi rientra e richiude la porta).