CLARITIA BONELLA A M. CLITIA FORNARA.

Della maledicentia di Clara, vostra vicina, poco hormai me ne curo sapendo ch'ella si pasce di mal dire a quella maniera che si pascono le coturnici di seme velenoso: ne per lei sono io rimasta di venire ad alloggiare dove soleva, sendo mia usanza d'imitare le Cicogne le quali (quantunque in luoghi remoti vadino) ritornano però sempre alli medesimi nidi: & perche io le sia alcuna fiata stata absente, non crediate per ciò, che io molto bene non la conoscessi. sempre hebbi io sospetta l'amicitia sua, ne mai di lei mi fidai. non vi soviene forse d'havervi io piu volte detto che la rassimigliava alli Serpenti della Siria li quali, sol alli forestieri sono dannosi & a paesani benigni: ma sia come si voglia. questo vi dirò ben'io, ne lo tacerei se credessi di scoppiare che di voi molto mi maraviglio che li diate si attenta udienza tutte le volte ch'essa hà voglia di lacerare l'altrui fama con la sua pestilentissima lingua non siamo quelli che nutriamo i maledici col prestar loro si grata udienza. à Dio siate. Di Vicenza.