FRANCESCA VIDASCA ALLA ILL. S. POTENTIANA CONTESSA D'ARCO.
Io mi sono infinitamente rallegrata, udendo che partorito habbiate un bello & dolce figlio: raguagliata poi che io fui dell'hora ch'egli nacque incontanente mandai per dui miei famigliari, nelle Astrologiche divinationi piu periti & instrutti di Apollonio Tianeo & di quel Conone da Virgilio ne suoi versi pastorali mentovato & feci lor fare la natività del ben nato fanciullo: & senza alcuna controversia ritrovorno ch'egli sarebbe & piu bello & piu casto di quel Cesto, la cui bellezza & castità descrisse già Martiale dicendo QUANTA TUA EST PROBITAS, QUANTA EST PRAESTANTIA FORMAE CESTE PUER, PUERO CASTIOR HIPPOLYTO? ritrovarno di più che egli non sarebbe men bellicoso & martiale di Pirro ò di Leonida: non hò io adunque ragione di rallegrarmene? Attendete pur voi S. Contessa a far il debito vostro, procurandoli balia honesta che non s'imbriachi, & che non sia nella lingua dissoluta & licentiosa: quando sarà poi tempo ch'egli si ponga sotto la disciplina et de litterati precettori & alli essercitij cavallereschi tutto si applichi; non dubito che l'Illustre C. Sigismondo non faccia quanto se li converrà di fare perche sostenga l'honor della casa d'Arco: ne altro dico. Iddio vi conservi tutti in lieta sanità & faccia sempre si felicemente prosperar i casi vostri, come io di perfetto cuore il bramo, & a tutte l'hore il desidero. Di Trento alli XX. del presente.