LUCRETIA DI ALICROTTA ALLA S. D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE S.
Non hò ne lingua, ne parole atte ad isprimere (valorosa donna) il dolore, che hò sentito nella morte del vostro honoratissimo consorte; la cui vita era à molti vita, & la cui salute ad infiniti porgeva salute: & chi è colui si di rigido diaspro composto che non pianga et non si doglia veggendo colui dal mondo partirsi che di humanità & di religione tutti gli altri pari suoi avanzava: et haveva sempre le ricchezze sue esposte alli servigi de suoi amici & cari benvoglienti? Quanto havrebbe meritamente da pianger non sol voi, che li foste cara consorte, ma tutto'l regno di Napoli veggendosi privato di si honorato cavagliere: concedo liberamente che tal perdita sia stata troppo grande, nondimeno, tolerar si deve, percioche cosi suol avvenir alla debolezza nostra; cosi accade alla conditione della vita comune, & di questi frutti dacci spesso la iniquità della fortuna. Confortative però signora poi che fragile, caduca, & mortale è l'humana generatione: & con tal patto & legge nasciamo, che morir ci bisogna ogni & qualunque volta che à Iddio piaccia: scrisse Pindaro che altro non eravamo che un'ombra & un sogno, & non meno elegantemente di lui il medesimo ci espresse Theocrito, di due pastori favellando. Dalli fati siamo noi guidati & inevitabili sono li fati: la morte non perdona à veruno, tocca i fenili, batte i tuguri, et percuote l'alte Torri de Potenti Rè: se muoiano le città, quanto piu facilmente pò morir l'huomo di cui scrisse Omero non potersi cosa piu fragile ritrovare. veggiamo estinta Babilonia superba di grossa muraglia, di bellissimo tempio, & de sospesi orti; Veggiamo estinti Tiro per l'ostro & per la porpora altiero; veggiamo estinto Corinto dalla finezza del metallo nobilissimo reputato: et pareracci strano che un'huomo muoia? Certamente Signora mia tutte quelle cose che secondo la natura ci accadeno, sono da reputar buone, & qual cosa pò esser piu naturale che chi è mortale una volta, muoia? temperate adunque le lagrime, perdonate al dolore, et per darvi un'utile consiglio (benche forse vi parerà alquanto acerbo) preparatevi anchora voi al morire, con ferma speranza di rivederlo in cielo, & in eternamente goderlo, senza temere, che piu rubato, ò dalla podagra danneggiato vi sia: ne piu oltre mi stendo, perche so che savia siete, & saviamente in cotal caso vi portarete; Iddio padre delle consolationi sia quel che vi consoli (quando le mie lettere per se bastevoli non sieno). Di Cremona alli VII. d'Aprile.