MARTIA PIACENZA BENVENUTI ALLA S. MARGHERITA TRIVULZA.

Non vi doveria già accadere alcuna consolatione per esser stati biasmati gli vostri scritti da chi forse non li intendeva. questo non vi deve dar noia imperoche voi non gli scriveste per guadagnarvi il pane che n'havete (la Iddio mercè) da darne ad altri: non scriveste per acquistarne loda sendo la virtù di se stessa contenta, senza premio cercar di gloria, scriveste sol per fugir l'otio nemico capitale della donnesca pudicitia & scriveste per essercitar l'intelletto accioche ruginoso non divenisse come veggiamo divenir il ferro quando non è dal fabro posto in esercitio. se hora altri si muove à biasimare gli vostri belli componimenti, che ce ne potete voi fare? come li potete voi rimediare? puote forsi riparare Platone che biasmato non fusse di esser nell'ordine poco distinto? puote riparare Aristotele di non esser per la smoderata sua oscurità chiamato Sepia? puotero oviare Empedocle, Anasagora, Democrito, Leucippo & altri tanti che dall'arogante Aristotele tassati non fussero? Puote Virgilio rattenere altri che non lo notassero di poco ingegno & non lo chiamassero apertamente usurpatore dell'altrui fatiche? non pare a M. Tullio che spesso dorma Homero? non rimane M. Tullio alcuna fiata poco sodisfatto di Demostene? non è accusato Tullio dell'essere troppo ridondante, lento nelli principij, ocioso nelle digressioni, tardo nel commoversi & rade volte riscaldarsi? fu reputato Senophonte troppo slombato. ha forsi potuto Livio con la sua candida eloquentia far dimeno che le sue divine concioni non sieno state da Trogo Pompeio dannate? che ne puo far il povero Plauto se ad Horatio non piace & a Lucillo pare incomposto? Se l'è stato morduto Plinio (che fu al scriver molto accorto) di non haver ben digerito cio che scrisse, & è rassimigliato ad un torbido fiume, potete ben sofferire con patientia se anchora voi siete stata tassata di soverchia abondantia è condennato Ovidio quel chiaro lume di Sulmona, non puote Salustio tener la lingua ad Asinio Pollione che troppo affettato non lo chiamasse. non puote Terentio con istrema fatica frenar la lingua a suoi maledici ch'egli fu costretto pervertire l'ordine de suoi prologhi: non puote tener la lingua Seneca a molti, liquali dicevano che li suoi componimenti erano come l'arena senza calzina. & voi crederete di andarvene senza acqua calda a questi tempi ispetialmente dove sono tanti giudiciosi? Non si puote contenere S. Gieronimo di non lacerar Ambrogio (è quel irrefragabil dottore) & di chiamare i commentari ch'egli scrisse sopra San Luca pure, ciancie in diversi luoghi dandogli nome hor di Corbo, & hor di Cornacchia. Il medesimo non si rattemperò di affermare haver letto nelle pistole di S. Agostino alcune cose heretiche. Se adunque l'invidia non perdonò a queste si chiare & illustri persone, come perdonera ella a voi che siete di minor fama, & di minor riputatione? Fu infinita l'invidia ch'era tra Platone et Senophonte, & videsi chiaramente poi che scrivendo di simili cose, hanno sempre Socrate in bocca & una sol volta l'un dell'altro fa tepida mentione. Le parole di Eschine dette a Socrate Platone per odio a Critone le attribuisce. Considerarete anchora meglio quanto regnasse già per altri tempi (quai migliori riputiamo) l'invidia, poiche M. Tullio facendo memoria d'infiniti oratori sol d'uno ò di dui, al piu, fece mentione: considerate se questo morbo d'invidia puote in Quintiliano; poi che sotto silentio trapassa quasi tutti i scrittori dell'età sua & di uno tace il nome, affermando ch'egli fusse la gloria di quel secolo: ne altro dico per consolarvi: se pur tuttavia vi attristate che i scritti vostri non sieno aggraditi a ciascuno, poi che ciascuno non ha il vero gusto delle perfette cose & l'invidia suole accecare la maggior parte de mortali, quelli ispetialmente che di piu alto spirito & di piu generoso cuore al mondo appaiono. State sana & non vi tribolate. Da Crema alli XV. di Marzo.