E (=T)
Quivi aveva giente de molti paesi di strane parti e da lungie cittade e degli avari e ancor de' cortesi, con una coppa di gram dengnitade, a mercatanti, a signori e a borghesi e Carlo n'ebe a la sua volontade, e poi la diede a messer Rugieri; di mano in mano, a' maggior cavalieri.
Il testo F dovrebbe essere accolto senz'altro, se fosse possibile ridurre a forma toscana le rime: "cortisi", "Alvisi". Per schiarire il testo E, evidentemente bisogna mutare "a" (v. 5) in "ha" =vi sono mercanti, signori e borghesi, e mutare "n'ebbe" (v. 6) in "bebbe" (=bevé di F), iniziando col nuovo verso (6) un nuovo periodo logico.
XVIII, 1 e[d] 4 o[d] è il vin… vi 6 parole ('n)
XIX, 2 che[d]
XXIV, 4 T destro a la terra
XXV, 7 a[d]
XXVII, 2 tu se' vantato? Muto in "ti sei vantato", per coerenza col v. 6 "mi son vantato"
XXIX, 4 che[d]
XLIII, 2 a[d]
LI, 2 EF che fu adimandato; T: "ch'e'fu", ma neppure la correzione dá senso. Suppongo che il "che" dei mss. fosse in origine un "cho", vale a dire "ciò". E allora tutto si rischiara.
LVI, 7 a[d]
LX, 2 EFT questo non è piú da sofferire; mancano la rima e la misura
del verso, perciò modifico: "questo colpo non è da sofferere"
7 gran[de]
LXII. Nei codd. e in T mancano tutte le rime: "Madonna Elena il volse anco ferire: | la testa presto gli volea tagliare | Messer Guarnieri disse: Non mi uccidere | ch'io veggio ben ch'io non posso scampare. | Venga il libro e sí lo fate scrivere… Muto "uccidere" (v. 3) in "finire" e "lo fate scrivere" in "vi fate a udire". "Scrivere" fu attratto dall'"hanno scritto" di LXIII, 2
LXII, 7 EFT che quelle gioie ch'io v'ò mostrate. Il verso manca:
correggo: "Come quelle gioie ch'io ho mostrate"
LXIV, 8 EFT non vo' ch'Elena non mi trovi. Tolgo la ripetizione del
"non" e sostituisco: "ch'Eléna qui mi trovi"
LVII, 7 EF solonato. Il T. stampa "solo nato", che non dá senso
alcuno; si legga "sollenato", cioè istupidito per il dolore,
svanito di mente (v. Gloss.)
LXIX, S EFT potremo. Ma il povero vecchio non c'entrava per nulla!
Leggasi: "potrete".